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“Hiv” e la farsa del 1 dicembre: giornata mondiale del virus inesistente

LE BUGIE DORATE DEI VERI NEGAZIONISTI
Sfatata l’intervista di Agnoletto.

“Hiv/aids”
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 Conferenze annunciate senza alcuna prova scientifica; documenti contraffatti; uomini di “scienza” denunciati per frode scientifica e nessuna foto di questo fantomatico virus; test fasulli e terapie e farmaci che non salvano da nulla.

Diagnosi che cambiano da paese a paese,insomma,più di qualcosa non collima e vediamo chiaramente il tentativo di omettere la veridicità dei fatti.

Tuttavia HIV “causa” l’AIDS
Annunciare una scoperta scientifica in una conferenza stampa? Si può fare.

Nel 1984, Robert Gallo e Margaret Heckler annunciarono proprio in questo modo la scoperta di un terribile “virus”  in seguito definito come AIDS.  

  • Tale conferenza venne effettuata prima che Gallo sottoponesse la sua ricerca e i suoi esperimenti alla comunità scientifica per poterne verificare la validità

La Heckler affermò che:

“la PROBABILE causa dell’AIDS” fosse stata individuata e che “un vaccino sarebbe stato pronto entro 2 anni”. ( e fu così che passarono gli anni).

Si,avete letto bene,un vaccino contro un virus che non si conosce.

Questa è logica del business dell’Aids.

Nonostante Gallo non fornì un singolo dato o esperimento scientifico a sostegno delle sue parole, tutto divenne una certezza: Hiv causa Aids.

  • 24 ore dopo il primo “test” ipoteticamente destinato all’individuazione degli anticorpi del “virus” nel sangue umano era già stato brevettato ed era pronto per essere venduto in tutto il mondo.

I documenti ufficiali che “provano” questa “scoperta” sono riportati nelle due pagine seguenti.

Ma Chi è Gallo?

1 doc hiv

Il giorno 26 marzo 1984 il dr. MATTHEW GONDA,il quale venne incaricato da Gallo di fotografare il “virus” al microscopio elettronico scrive allo stesso Gallo e alla sua équipe quanto segue:

  • “le particelle osservate sono solo FRAMMENTI DI UNA CELLULA DEGENERATA”
  • “NON CREDO AFFATTO CHE LE PARTICELLE FOTOGRAFATE SIANO IL VIRUS HTLV-3 (HIV)”.

Il collaboratore di Gallo, il Dr. MIKA POPOVIC scrisse nella sua ricerca che:

  • “nonostante intensi sforzi nella ricerca, l’agente patogeno causa dell’aids non è stato ancora identificato”.

Gallo, come si può notare nella bozza originale pronta per la pubblicazione su Science, depennò tale frase e la sostituì con una che affermava il contrario. E spedì il suo articolo alla rivista Science che lo pubblicò il 4 maggio del 1984.

2 doc hiv

Nel 2008, 37 scienziati inviarono una lettera a Science chiedendo che l’articolo del 1984 di Gallo venisse immediatamente ritirato poiché le prove di come fosse stato volutamente contraffatto erano tali da renderlo inaccettabile dal punto di vista scientifico e morale. Tale lettera è ancora in attesa di risposta.

  • E’ bene ricordare che lo stesso governo USA avviò vari procedimenti disciplinari contro GALLO con l’accusa di frode scientifica, come dimostrato dai documenti seguenti.
 ROBERT GALLO DENUNCIATO PER FRODE SCIENTIFICA DALL’ OFFICE FOR RESEARCH INTEGRITY, ACADEMY OF SCIENCE E INSTITUTE OF MEDICINE.

1

2 .

3 .

Nonostante tutto,Gallo brevettò il suo “test Hiv”, basato sulla metodologia ELISA, coprendolo però da segreto di brevetto e rendendo quindi impossibile verificarne il contenuto e il funzionamento preciso.

Montagnier :” Non abbiamo né isolato né purificato il virus. Con un buon sistema immunitario si può debellare il virus entro un paio di settimane”.

Sconvolgente?

No,reale,queste le affermazioni dello stesso Luc Montagnier (Nobel  per la medicina nel 2008 per la “scoperta” dell’Hiv” al contrario di Gallo).

Nello stesso periodo Luc Montagnier affermava di aver scoperto per primo l’ Hiv.

Nacque un contenzioso giuridico tra USA e Francia che si concluse con un accordo tra Chirac e Reagan in cui si decise che tutto il malloppo sarebbe stato diviso tra i due paesi. Ancora oggi Gallo e Montagnier guadagnano per ogni test Hiv effettuato.

La verità e la menzogna

Nonostante le dorate bugie raccontate dai veri negazionisti è interessante dire due parole a proposito dei test i quali sono totalmente inattendibili.

Nei foglietti illustrativi dei medesimi, sono riportate le dichiarazioni degli stessi produttori i quali dichiarano che non esiste uno standard riconosciuto per poter confermare una diagnosi di infezione da hiv.

“I FANTOMATICI TEST”

Test Elisa

Definito test anticorpale di diagnosi di routine; se questo test risulta positivo, è obbligatorio effettuare un secondo test Elisa al paziente che, nel caso di un secondo risultato positivo, implica l’utilizzo di un altro test detto “di conferma” chiamato Western Blot.

test-elisa

“IL TEST CHE CAMBIA DA PAESE A PAESE”
Test Western Blot
  • Il Western Blot è costituito da 10 bande antigeniche che si ritengono specifiche del virus HIV. Ma in ogni paese del mondo il numero di bande necessarie alla conferma della positività del test è diverso. Si può essere positivi in Svizzera, dover le bande richieste sono 2, e negativi in Australia, dove le bande richieste sono 4In Africa la diagnosi di AIDS viene effettuata senza l’uso dei test,ma in base ai cosiddetti principi di Bangui, indicatori clinici aspecifici di infezione come febbre, dissenteria, perdita di peso. Questo in un paese in cui la malnutrizione e la mancanza di acqua potabile creano un numero di malattie note alla scienza da secoli e che nulla hanno a che fare con un virus. Inoltre, a rigor di logica, se le 10 proteine attribuite ad Hiv fossero specifiche di un unico e definito retrovirus esogeno bisognerebbe sempre averle tutte e 10.

western blot

“Test” PCR
  • Un terzo tipo di test genetico, chiamato PCR (Reazione a catena della Polimerasi), viene utilizzato per confermare e monitorare l’intensità dell’infezione Hiv in base al presunto numero di copie di virus per millilitro di sangue. Tale tecnica, inventata da Kary Mullis negli anni 90, e per la quale Mullis ottenne il premio Nobel nel 1993, è parte della screening diagnostico e prognostico delle infezioni da HIV; in base a questo test si decide quando, quanti e quali farmaci somministrare a vita al paziente. Ma lo stesso Mullis ha affermato che la sua tecnica “non è in grado di identificare virus”perché è una metodica di amplificazione aspecifica (Mullis stesso affermò “La PCR amplifica anche l’acqua”) di piccoli frammenti di codice genetico. I seguenti sono i foglietti illustrativi che accompagnano tutti i “test Hiv” ad oggi esistenti; il primo il tanto sponsorizzato “test hiv sulla saliva”.

PCR

FARMACI E TERAPIE (NON) “SALVA VITA”

Terapie farmacologiche basate su farmaci tossici e mortali (chiamati farmaci antiretrovirali-ARV) nei cui bugiardini, consultabili liberamente sul sito della FDA (Food and Drugs Administration) viene affermato che “non curano e non prevengono né l’infezione da Hiv né l’insorgenza dell’Aids” e che alcuni effetti collaterali degli stessi sono indistinguibili dalle manifestazioni cliniche di Aids (si veda l’immagine nella pagina seguente,, esemplificativa alcuni dei tanti farmaci ARV, fotografata direttamente dal sito americano www.fda.gov):
acabir

Azt label

L’etichetta del farmaco AZT, che anni fa veniva usato in monoterapia e attualmente si somministra alle donne  gravide e ai neonati per evitare di “trasmettere il virus” al nascituro(l’eventuale rifiuto di tale protocollo porta alla perdita della patria potesta’); inoltre tale veleno (venduto ancora in Italia con il nome di “Retrovir”) si usa ancora in combinazione con altri farmaci: 

  • PERICOLO DI MORTE 
  • “Tossico per inalazione, in contatto con la pelle e se deglutito”.

Un esempio di uno dei farmaci più usati per “curare” l’Hiv, chiamato ATRIPLA: ecco lo screenshot del suo foglio illustrativo (SI NOTI TRA GLI EFFETTI COLLATERALI COMUNI LA NEUTROPENIA, CHE SIGNIFICA IMMUNODEFICIENZA, CHE SIGNIFICA AIDS) :

4.

I farmaci e le terapie “salva” vita

Dalla rivista The Lancet, agosto 2006, uno studio sull’inefficacia e tossicità dei farmaci anti-hiv:

“IL RISCHIO DI MORIRE DI AIDS E’ AUMENTATO DA QUANDO SI USANO I FARMACI ANTI-HIV”

“HIV treatment response and prognosis in Europe and North America in the first decade of highly active antiretroviral therapy_ a collaborative analysis – The Lancet”

  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16890831

articoli

articoli1

“QUESTO FARMACO NON CURA E NON PREVIENE L’INFEZIONE DA HIV E NON NE IMPEDISCE LA TRASMISSIONE. QUESTO FARMACO PUO’ CAUSARE, CON I SUOI EFFETTI COLLATERALI, SINTOMI INDISTINGUIBILI DALLA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA (EFFETTI COLLATERALI COMUNI: LEUCOPENIA=AIDS)”.

kivexa

Milioni di vittime nel mondo sono quindi morte a causa dei farmaci che dovevano curarle contrariamente a quello che dicono medici come Agnoletto a cui abbiamo dedicato ampio spazio alla fine dell’articolo .

Un esempio di uno dei farmaci più usati per “curare” l’Hiv, chiamato ATRIPLA: ecco lo screenshot del suo foglio illustrativo (SI NOTI TRA GLI EFFETTI COLLATERALI COMUNI LA NEUTROPENIA.

atripla

“Il farmaco Truvada, recentemente approvato come terapia “preventiva” in soggetti SIERONEGATIVI ma che si ritengono a rischio di contagio: come possa un farmaco che NON CURA chi è “malato” prevenire la “malattia” in chi è “Hiv negativo”, rimane un mistero “..

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LETTERATURA?
  • Già nel 1985, proprio il futuro Nobel Montagnier mostrò sulla prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine che un test Hiv positivo ritorna negativoe che un conteggio di cellule T4 basso torna normale attraverso la cessazione dei rapporti anali, ciò significa che il risultato positivo del test Hiv non è dovuto a un retrovirus:

annals 1

  • http://annals.org/article.aspx?articleid=699983

hiv 2 foto correlati

  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17325620
  • http://www.annals.org/content/103/4/545.abstract

 

CONCLUSIONS: Non-AIDS deaths increased significantly during the ART era and are now the most common cause of in-hospital deaths; non-AIDS infection, cardiovascular and liver disease, and malignancies were major contributors to mortality

  • http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jhm.2409/abstract

Riteniamo pertanto giusto sottoporre diverse osservazioni ed un’analisi logica e scientifica delle affermazioni di Agnoletto nell’intervista del 21 novembre 2015 su tutte le menzogne e le omissioni fatte.

L’intervista inizia con la solita e oramai monotona  e scontata pantomima “L’AIDS c’è ancora. Oggi al mondo ci sono oltre 33 milioni di persone sieropositive”.

Ma Agnoletto inciampa subito: prima parla di AIDS, poi di sieropositività (ai “test HIV” su cui ritorneremo). Evidentemente non conosce la differenza o preferisce continuare a confondere le idee alla gente.

“I 2/3 dei malati vive nell’Africa subsahariana ”.

Qui la tematica diviene confusa tra l’AIDS e la malnutrizione; non si è mai visto un virus che colpisce solo una zona del pianeta, dove i problemi sono ben altri. Inoltre non è molto plausibile pensare che gli africani facciano più sesso degli altri abitanti del pianeta. Inoltre negli ultimi 20 anni, la popolazione nel Sud Africa si è duplicata e l’OMS dichiara che “The urban population growth, in absolute numbers, is concentrated in the less developed regions of the world“.

Strane discrepanze non crede  Agnoletto?

  • (fonti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22303636 ; http://www.who.int/gho/urban_health/situation_trends/urban_population_growth_text/en/).

Inoltre Agnoletto non fa minimo cenno a tubercolosi, malaria, lebbra, parassitosi etc. che sono cause note e documentate di “positività” al “test Hiv” .

  • (fonte: Kashala O, Marlink R, Ilunga M, et al. Infection with human immunodeficiency virus type 1 (HIV-1) and human T cell lymphotropic viruses among leprosy patients and contacts: correlation between HIV-1 cross-reactivity and antibodies to lipoarabinomannan. Infect. Dis. 1994; 169:296-304).

Inoltre dimentica anche di dire che, sempre secondo l’OMS, la popolazione mondiale supera ormai i 7 miliardi di persone: http://www.worldometers.info/world-population/.

Bene, quando scoppiò “l’epidemia di AIDS” eravamo circa 3 miliardi in meno. Imbarazzante.

Oltre a questo,è bene ricordare che in Africa è possibile fare “diagnosi” di AIDS SENZA SOMMINISTRARE “TEST HIV” ma usando solo i “Criteri di Bangui”, criteri aspecifici come perdita di peso, dissenteria e febbre (esatto, come avere un’influenza).

Ognuno studia statistica e fa epidemiologia a modo suo evidentemente.

In arrivo il copione firmato “Bad Pharma”

Le “terapie” e la tragedia che gli Africani non possono accedere ai farmaci anti-HIV.. Farmaci che, come dimostrato con i fogli illustrativi degli stessi e con studi scientifici pubblicati, non curano e non prevengono nulla, ma uccidono.

Insufficienza epatica, infarto e immunodeficienza. Sono gli effetti collaterali comuni di tali farmaci.

E che effetto potrebbero mai fare tali veleni soprattutto su un africano che magari già di suo ha un sistema immunitario devastato dalla malnutrizione?

Agnoletto, Lei pur essendo medico è quindi convinto che somministrare antiretrovirali a soggetti immunocompromessi e denutriti sia positivo, utile e necessario?

Non ci preoccupiamo quindi di dargli cibo e acqua e di curare le malattie reali e realmente curabili, ma di dargli i farmaci “anti-virus-che-non-esiste”, quei farmaci che Lei stesso definisce la panacea contro tutti i mali?

La medicina e la logica: queste sconosciute.

Continuando a spulciare nell’intervista, notiamo che ad un certo punto,Agnoletto afferma che in Italia bisogna “investire sulla prevenzione perché tutti i sieropositivi SOTTO TERAPIA vivono a lungo e quindi possono infettare più persone”.

Sorvolando sulla totale assenza di logica di tale affermazione, quasi incomprensibile, in Africa invece per lui servono le terapie e non la prevenzione quindi. Viene anche da chiedersi perché alla gente viene detto che le terapie “riducono la carica virale e di conseguenza la possibilità di infettare il prossimo” visto che nei fogli illustrativi dei farmaci, come vedremo, è scritto che non ci sono prove al riguardo. Coerente e chiarissimo, non c’è che dire. Agnoletto sa chi scrive i fogli illustrativi di farmaci e test? Pare di no.

Questione “Vaccino”.  Abbiamo aspettato poco più di trent’anni.

LE CONTRADDIZIONI DELL’IGNORANZA.

Agnoletto dimentica di dire che il vaccino serve a creare anticorpi. Ma che la “diagnosi” di Hiv viene proprio confermata tramite la presunta l’individuazione di anticorpi.

Quindi se mai esistesse un vaccino, un “vero sieropositivo” sarebbe indistinguibile da un “falso sieropositivo vaccinato”. E sorvoliamo sul fatto che tali test scrivono a chiare lettere che NON SONO IN GRADO DI STABILIRE LA PRESENZA/ASSENZA DEGLI ANTICORPI HIV NEL SANGUE UMANO.

Conclusioni

Affermazioni inesatte e confuse sentite fino alla nausea e ripetute come un mantra. Agnoletto se la prende con le stesse istituzioni che mantengono la sua LILA da decenni?

Conferma una tesi per poi smentirla poco dopo.

Dice una cosa e afferma poco dopo il contrario. E la carovana delle menzogne va avanti. Verso il burrone.

Né sì né no. Né pro né contro. Senza arte né parte.

Infine, ci complimentiamo ancora con Agnoletto; deve essere un vero onore per lui aver scelto e ottenuto proprio Robert Gallo come autore della prefazione del suo libro.

Già, un privilegio raro, avere Robert Gallo, uno “scienziato” più simpatico che colto, colui che ha falsificato i suoi articoli scientifici pubblicati su Science nel 1983 depennando la frase in cui il co-autore Matthew Gonda ammetteva “non c’è nessun virus che causi l’AIDS”.

Sì, Gallo, che in un processo in Australia nel 2007 ha ammesso che “L’HIV NON CAUSA L’AIDS”.

COERENZA,QUESTA SCONOSCIUTA.

Ma niente di cui stupirsi, lo ha affermato  anche il Nobel Montagnier ed è stato pubblicato da ricercatori eccelsi in tutto il mondo.

Ma avere la prefazione di un criminale, per puntare il dito contro altri suoi simili (ricordiamo che Barbara Ensoli fu allieva di Gallo e il libro di Agnoletto, anche se nell’intervista non fa nomi, è proprio contro la Ensoli), non è una mossa di cui una persona corretta e seria, come Agnoletto ama auto-presentarsi (con pessimi risultati) andrebbe certo fiera. Partners in crime?

Ed eccole come sempre qui, ogni anno sotto il 1 dicembre.

Ecco le galline dorate che schiamazzano nel loro pollaio, le une contro le altre, perché il malloppo pantagruelico di soldini e soldoni tra mazzette e massoni ormai é agli sgoccioli e la colpa a qualcuno bisogna pur darla. Presenti esclusi, ça va sans dire. Ma è difficile trovare il capro espiatorio, perché il colpevole (così come l’invisibile, introvabile, infotografabile “virus Hiv”) non si trova da nessuna parte. E’ sempre colpa di qualcun altro. I cani si mordono la coda, le oche le piume.

Tutti impegnati a puntare il ditino, ad impartire lezioni di moralità ed etica al clan di bugiardi di cui han fatto e continuano a far parte.

Lo stesso Agnletto è troppo impegnato anche per parlare di Montagnier, le cui ammissioni e anche prestigiosi articoli scientifici ormai molti conoscono.

“Possiamo prendere l’Hiv tutte le volte che vogliamo, tanto un buon sistema immunitario ERADICHERA’ IL VIRUS HIV IN POCHE SETTIMANE. Sto dicendo cose ben diverse da quelle che siete abituati a sentire, non è vero?”.

Già, lo ha detto Montagnier ad un giovane, brillante e stupito giornalista, “lo psicologo canadese Brent Leung, nella sua celebre intervista in “House of Numbers”.

Un’intervista e delle parole che sulla comunità (anti)scientifica di cui anche Agnoletto si vanta di far parte quando gli conviene, è suonata come il più spaventoso degli anatemi. Eh sì, Montagnier non ha retto e ha confessato tutto. Già il vecchio Luc, il più grande esperto mondiale di “Hiv” ha vuotato il sacco. Come deve ridersela Sigmund Freud.

Ma dobbiamo dirlo, Luc ci provò già nel lontano 1985 a far capire che ci si trovava sulla scena di un film horror (tanto ben diretto quanto mal realizzato) quando dimostrò su Annals of Internal Medicine che da “sieropositivi” si torna “sieronegativi”. Almeno Luc, goffo e sorridente, è stato coerente. Ha pubblicato, detto e ripetuto la verità,omessa da tutti.

Di questo Agnoletto non ha tempo di parlare, troppo preso dal salvare la sua LILA che ormai chiude le sedi perché ci sono pochi soldini da spartire. Colpa delle istituzioni dice Agnoletto. Certo, e magari anche della Magistratura che sa tutta la verità su questo scandalo.

Insomma, Agnoletto ha perso una buona occasione per fare un’ennesima pessima figura. Ma una vera verità l’ha dipinta discretamente: lui, Gallo, Ensoli, Aiuti altro non sono che una bella famigliola che si assecondava finchè serviva, finchè i miliardi volavano come le penne di un’oca scotennata. Una famigliola che, finito il malloppo, si accusa, insulta, denuncia, prende e riprende e offende. Come in un oratorio. Una famigliola da telenovela che si autodistrugge.

La fine della menzogna del secolo, quindi, creata e perpetuata dai media e da questi personaggi che dicono di avere solo a cuore il bene del prossimo, che fondano associazioni “senza scopo di lucro” ma con profumati sospetti di conti bancari alle Cayman, avrà come artefici loro stessi.

In attesa che il sipario dorato cali per sempre, che le galline smettano di schiamazzare e che la loro carovana dorata si imbrunisca e svanisca noi ci teniamo pronti a goderci la scena.

 

 

 

 

 

 

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La diffusione delle malattie e i soggetti vaccinati; fonti e studi a confronto

La diffusione delle malattie e i soggetti vaccinati.

I funzionari della sanità pubblica conoscono il vero: i soggetti vaccinati di recente sono “causa” di diffusione delle malattie.

ULTIMAMENTE I MEDIA E I GIORNALI HANNO INIZIATO UNA VERA E PROPRIA CACCIA ALLE STREGHE AFFERMANDO CHE IL CALO DELLE VACCINAZIONI E I NON VACCINATI, SIANO RESPONSABILI DELLA DIFFUSIONE DI PATOLOGIE PER LE QUALI TANTO SI E’ LOTTATO PER L’ERADICAZIONE.

QUESTA NOTIZIA TRADOTTA E RIPORTATA DAL GLOBE NEWSWIRE (Washington) DOVREBBE FORSE FARCI RIFLETTERE; A VOI LA SCELTA.

 

Aggiornamento fonti Giugno 2015

Epidemia di varicella in una popolazione prescolare altamente vaccinata.

  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26072038

 

media lavaggio di testa

I medici e funzionari della sanità pubblica sono a conoscenza del fatto che i soggetti recentemente vaccinati possano diffondere le patologie per le quali vengono sottoposti a vaccinazione, e che il contatto con chi è immunocompromesso può esser particolarmente pericoloso. Ad esempio, la guida ai pazienti “Johns Hopkins” avverte di “evitare il contatto con i bambini che vengono vaccinati di recente» e di «domandare ad amici e parenti che sono malati, o che recentemente si sono sottoposti a vaccinazione con virus vivi e/o attenuati (come la varicella, il morbillo, la rosolia, l’influenza, la poliomielite o il vaiolo) di evitare d’andare in visita”. 

Una dichiarazione sul sito web dell’ospedale St. Jude mette in guardia informando  inoltre i genitori di evitare qualsiasi visita ai bambini sottoposti a trattamenti per il cancro da parte di chiunque sia stato sottoposto a vaccinazione antipolio o antivaiolosa nelle quattro settimane antecedenti, a vaccinazione antinfluenzale nella settimana antecedente, ed a chiunque abbia manifestato eruzioni cutanee dopo la vaccinazione contro la varicella o MPR (morbillo, parotite, rosolia).  2

“La comunità di sanità pubblica sta incolpando bambini non vaccinati per l’epidemia di morbillo a Disneyland, ma l’insorgenza della malattia potrebbe semplicemente essersi verificata a causa del contatto con un soggetto vaccinato recentemente,” dice Sally Fallon Morell, presidente della Weston A. Price Foundation.

La Fondazione promuove una dieta sana, stile di vita salutare e la libertà di scelta medica per i genitori ei loro figli.

  • “Le evidenze e le prove  indicano che gli individui recentemente vaccinati debbano essere messi in quarantena in modo da proteggere chi è loro intorno.”

Evidenze scientifiche dimostrano che gli individui vaccinati con vaccini a virus vivi o attenuati, quali MPR (morbillo, parotite e rosolia), rotavirus, varicella, herpes zoster e influenza possono diffondere il virus per molte settimane o mesi dopo e infettare alla stessa maniera individui vaccinati la cui copertura immunitaria sta terminando e quelli non vaccinati. 3,4 , 5,6,7,8,9,10.11.12

Entrambi i soggetti vaccinati possono essere portatori asintomatici delle patologie; indipendentemente dallo stato vaccinale è stato un fallimento sia l’immunizzazione che la protezione per altri tipi di soggetti. Esatto,questo è un vero fallimento.

Il fallimento vaccinale è più diffuso di quanto si crede: l’immunità indotta dal vaccino non è permanente e recenti epidemie di malattie come la pertosse, la parotite ed il morbillo si sono verificati nelle popolazioni completamente vaccinate. 16,17

Coloro che si sottopongono abitualmente al vaccino antinfluenzale diventano più suscettibili alle infezioni future.18,19

Gli adulti possono contrarre la poliomielite dai bambini che vengono vaccinati. Un padre da Staten Island finì su una sedia a rotelle dopo aver contratto la polio cambiando il pannolino di sua figlia. Ha ricevuto un indennizzo economico pari a 22,5 milioni di dollari nel 2009.20,21

«Il fallimento vaccinale e la negazione nel riconoscere che i vaccini a virus vivi e/o attenuati possano diffondere la malattia, hanno portato ad un aumento dei focolai di malattie infettive in soggetti sia vaccinati che non» afferma Leslie Manookian, produttore di The Greater Good.

«I CDC debbono istruire i medici che somministrano le vaccinazioni ad informare i pazienti circa i rischi per gli altri da parte di coloro recentemente vaccinati» (Consenso Informato).

Secondo la fondazione Weston A. Price Foundation “Weston A. Price”, la migliore protezione contro le malattie infettive è un sistema immunitario sano, sostenuto da un’adeguato supporto di vitamine A e C.

  • I bambini ben nutriti hanno recuperi rapidi dalle malattie infettive e raramente si verificano complicazioni

Il numero di decessi per morbillo è sceso da 7575 nel 1920 (dai 10.000 all’anno costanti dal 1910) a una media di 432 ogni anno nel 1958-1962,22
Il vaccino è stato introdotto nel 1963. Tra il 2005 e il 2014, non ci sono stati decessi morbillo negli Stati Uniti mentre sono presenti nel Vaers le segnalazioni inerenti a 108 decessi in seguito alla vaccinazione MPR. 23


ALLEGATI

pinocvchio


ALLEGATI ALLE FONTI PRECEDENTI,VERRANNO FORNITI ALCUNI ASTRATTI TRADOTTI

  • FONTE http://cid.oxfordjournals.org/

Epidemia di morbillo tra le persone vaccinate; New York 2011

Metodi. Sono stati studiati i casi sospetti ed esposti durante un’epidemia di morbillo a New York City nel 2011. I casi sono stati confermati dalla rilevazione di dati specifici (IgM e / o RNA). I test per il morbillo IgG, avidità delle IgG, misurazione di titoli anticorpali neutralizzanti, e genotipizzazione, sono stati eseguiti per caratterizzarne i casi.

Risultati. Il caso indice era stato vaccinato con due dosi. Su 88 contatti, quattro casi secondari furono confermati aver contratto il morbillo (avevano entrambi ricevuto due dosi di vaccino contenente morbillo/ anticorpi positivi IgG). Tutti i casi in laboratorio,in seguito,hanno avuto la conferma di infezione da morbillo e con valori degli anticorpi IgG tali da caratterizzarne una risposta immunitaria secondaria.

Conclusioni. Questo è il primo rapporto di trasmissione del morbillo da un individuo vaccinato due volte. Questa epidemia sottolinea la necessità di approfondire  tramite indagini di laboratorio i casi di morbillo indipendentemente dallo stato vaccinale.


test


Rilevamento (RNA) del virus del morbillo in campioni di urina di soggetti vaccinati.

FONTE  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/

Astratto

Tramite le analisi dei campioni di urina (utilizzando test come la  trascrittasi inversa “PCR”  la quale stata valutata come un test rapido per identificare i soggetti con infezione da virus del morbillo). Per lo studio, sono stati utilizzati campioni di urina ogni giorno da bambini di 15 mesi e da adulti vaccinati. Nel complesso, l’RNA del virus del morbillo è stato individuato in 10 dei 12 bambini durante il periodo di campionamento di 2 settimane. In alcuni casi, l’RNA del virus del morbillo è stato individuato sin dal 1 ° giorno o più tardi 14 giorni dopo la vaccinazione. Inoltre,il  virus è stato anche rilevato nei campioni di urina di tutti e quattro i giovani adulti tra 1 e 13 giorni dopo la vaccinazione. Questo test permetterà studi continui della trasmissione del virus del morbillo e, si spera, fornirà un rapido mezzo per identificarne l’infezione, specialmente nei casi lievi o asintomatici.

PMID:
7494055
[PubMed – indexed for MEDLINE]


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Gardasil: il vaccino temuto e controverso

  • GARDASIL,IL VACCINO CONTROVERSO E TEMUTO.
  • LA RAPIDA APPROVAZIONE DELL’FDA .
  • GARDASIL 9 APPROVATO SENZA CONSULTARE IL VRBPAC.
  • GLI ELEMENTI CONTENUTI? RADDOPPIATI

Protegge davvero dal tanto temuto HPV? Ci sono danni da reazione avversa?Quali sono i dati reali? Cosa riporta il foglietto illustrativo?

Vaccino-anti-hpv-in-Italia-copertura-sotto-al-70_h_partb

 

Aggiornamento Fonti Petizioni

 

Petizione SPAGNOLA

  • http://inicio.aavp.es/

Petizione INGLESE

  • http://petitions.moveon.org/sign/end-hpv-vaccine-approval

Petizione FRANCESE

  • http://petition.ipsn.eu/papillomavirus/?utm_source=VIDEO&utm_medium=Newsletter-gratuite&utm_campaign=201409-29-HPV_VdT

Aggiornamento Luglio 2015

Gli aggiornamenti successivi saranno presenti a fine articolo.

DATI VAERS

LE VITTIME AUMENTANO
  • http://sanevax.org/vaers-report/
Description Total
Disabled 1,317
Deaths 228
Did Not Recover 7,729
Abnormal Pap Smear 597
Cervical Dysplasia 265
Cervical Cancer 102
Life Threatening 686
Emergency Room 12,470
Hospitalized 4,017
Extended Hospital Stay 268
Serious 5,433
Total Adverse Events 39,038

Effetti collaterali CORRELATI al vaccino quadrivalente del papilloma umano, Gardasil

AGGIORNAMENTO FONTI MAGGIO 2015

  • Uno studio presentato al meeting annuale dell’ American Association for Cancer Research 2015 ha dimostrato che le donne che erano state vaccinate contro l’HPV avevano un rischio più elevato di sviluppare ceppi non contenuti nel vaccino.

Circa il 60% delle oltre 600 donne di età compresa tra i 20 ei 26 anni che erano state sottoposte al vaccino Gardasil per proteggere contro uno dei quattro ceppi HPV tra 6, 11, 16, e 18 è risultata essere più a rischio per lo sviluppo di un’infezione causata da altri ceppi del virus HPV.

  • http://naturalsociety.com/new-study-hpv-vaccine-increases-…/
  • http://www.abstractsonline.com/plan/ViewAbstract.aspx…

Postural Tachycardia Syndrome (POTS)

Un nuovo studio,pubblicato su PubMed il 14 aprile 2015, collega il vaccino HPV alla sindrome di “POTS” (sindrome di tachicardia posturale ortostatica) è stato appena pubblicato sulla molto pro-vaccino rivista Vaccine .

  • fonte dello studio di seguito
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25882168

UN ASTRATTO 

“Orthostatic intolerance and postural tachycardia syndrome as suspected adverse effects of vaccination against human papilloma virus”

RISULTATI:

35 donne vi hanno partecipato. Venticinque avevano un alto livello di attività fisica prima della vaccinazione.Il siero Bilirubina era al di sotto del limite di rilevazione più basso in 17 pazienti. Ventuno delle pazienti rientravano nella diagnosi di POTS (60%, 95% CI 43-77%). Tutte le pazienti hanno riportato intolleranza ortostatica, 94% nausea, 82% cefalea cronica, 82% stanchezza, disfunzioni cognitive 77%, 72% segmentale distonia, 68% dolore neuropatico.

CONCLUSIONI:

In una popolazione di cui per i sintomi di intolleranza ortostatica e altri sintomi compatibili con disfunzione autonomica iniziati tutti  (stretta associazione temporale) dopo la vaccinazione quadrivalente contro l’HPV, abbiamo identificato una prevalenza del 60% di POTS.

Ulteriori lavori e studi dovrebbero essere eseguiti urgentemente, per chiarire la possibilità di un nesso di causalità tra il vaccino e le anomalie circolatorie e per stabilire le opzioni di trattamento mirato per i pazienti colpiti.

Il Cardiologo Jack Wolfson e le sue affermazioni in merito alla vicenda.La correlazione tra la vaccinazione HPV e questa serie di problematiche non è un caso afferma.

Noi continueremo a fornire fonti in merito sperando nel buon senso di tutti i governi poichè questa è una vera e propria emergenza GLOBALE.

Riferimento

Orthostatic intolerance and postural tachycardia syndrome as suspected adverse effects of vaccination against human papilloma virus. – Brinth LS, Pors K, Theibel AC, Mehlsen J. –  Vaccine. 2015 Apr 13


ARTICOLO CORRELATO

Cardiologist Comments: New study linking HPV vaccines to POTS

http://sanevax.org/cardiologist-comments-new-study-linking-hpv-vaccines-to-pots/


 

  • ” Studi di casi precedentemente pubblicati hanno dimostrato un legame tra i vaccini HPV e  una “insufficienza ovarica primaria,” o la menopausa precoce.
  • Il dottor Deirdre Little, è stata la prima ad affermare la verità di questi dati allarmanti sul vaccino HPV il quale causa menopausa precoce (una delle sue pazienti è andata in menopausa a 16 anni,questo nel 2012).
  • Il Dr. ha da poco pubblicato un documento nel British Medical Journal avvertendo che la menopausa precoce di un individuo sano avente 16 anni, può essere collegato alla vaccinazione Gardasil.


 UN ALTRO VIDEO CON FONTE DI RIFERIMENTO


“Sono state derubati della loro femminilità”

 

Il Cardiologo Jack Wolfson ci dà il suo punto di vista su questo nuovo studio.

Il Vaccino HPV è collegato a svenimenti ed altre patologie e reazioni gravi

VITTIME? UN CASO IN DANIMARCA

Giovedi, 26 Marzo 2015, TV2 una delle stazioni televisive nazionali della Danimarca ha trasmesso un documentario sui vaccini HPV dal titolo,  The Vaccinated Girls – Sick and Betrayed. 

La trasmissione si è concentrata sulla vita e la condizione di 3 ragazze che purtroppo hanno ricevuto dei gravi danni  dopo essere state vaccinate contro l’HPV con Gardasil.

L’unica cosa che hanno in comune con migliaia di altre ragazze in tutto il mondo è che erano in buona salute prima di arrivare il vaccino – ora, sono gravemente malate.

  • Fonte
  • http://sanevax.org/hpv-vaccines-a-danish-documentary/

Durante il documentario, due medici danesi del Frederiksberg Hospital hanno dichiarato di non aver mai visto nulla di simile  durante tutta la loro carriera. Entrambi avevano inviato corrispondenza al servizio sanitario e medici danese per quattro volte nel corso dell’ultimo anno per avvertirli di possibili eventi avversi dopo iniezioni di vaccini HPV.

La Dr. Louise Brinth del Frederiksberg Hospital ha personalmente esaminato circa 80 ragazze che sospetta possano essere affette da effetti avversi delle vaccinazioni HPV. Ella afferma:

“Soffrono tutte di vertigini e quindi la stragrande maggioranza di loro ha forti mal di testa – mal di testa spesso cronici.  Hanno dolori addominali e nausea.  Hanno movimenti muscolari strani che non possono controllare.  E sono molto stanche .E’ una situazione anomala che dovrebbe essere esaminata da alcune solide  ricerche “

Il Direttore danese della Salute, Henrik G. Jenson concorda ma ha dichiarato:

“Sì, vi è situazione anomala,  ma prima di parlare di correlazione dovremo aspettare. Quando vediamo queste situazioni, vi è una base per cercare alcune ulteriori spiegazioni, e approfondire questi casi. Il vaccino è stato approvato dalla European Medicines Agency (EMA), e che è, essi sono quelli che fanno la valutazione della sicurezza.”

TV2 (prima del documentario) ha chiesto al servizio sanitario ed ai medici danesi di fornire la piena divulgazione di tutti i documenti relativi al programma di vaccinazione contro l’HPV in Danimarca.

  • Purtroppo, il direttore Henrik G. Jenson ed il suo staff hanno ‘dimenticato’ di fornire al team di notizie le informazioni che riguardano i quattro avvertimenti del servizio sanitario e medici danesi che aveva ricevuto da medici professionisti nel loro paese.

Guarda il documentario danese con sottotitoli in inglese



Questo documentario ha avuto un impatto enorme

Una pagina di Facebook chiusa, istituita per sospette vittime di reazioni avverse al Gardasil in Danimarca ha riferito di aver avuto 398 membri prima che il documentario è stato trasmesso. Dopo appena due settimane l’adesione era salita a 938. Dal momento che ogni persona che invia la richiesta di adesione viene contattata personalmente dagli amministratori del gruppo per la verifica, ci sono altre 40 persone attualmente in attesa di essere ammesse.

Le autorità sanitarie danesi, stanno facendo sforzi per rispondere in modo adeguato alla crisi che stanno affrontando sulla scia del loro programma di vaccinazione HPV. 

La Danimarca è divisa in cinque regioni sanitarie. Essi hanno stabilito un unico punto di ingresso in ciascuna di queste regioni di accettare ed esaminare chiunque fosse sospettato di avere una reazione negativa al Gardasil. Finora non vi è alcun protocollo ufficiale stabilito per l’analisi e il trattamento degli ammessi.

Le autorità sanitarie danesi si rendono conto che gli effetti collaterali sono estremamente gravi e vogliono andare avanti con la ricerca. Purtroppo, ci vorranno mesi (se non anni) per scoprire esattamente che cosa è accaduto a queste ragazze .

Se il programma di vaccinazione contro l’HPV potrà essere fermato, la ricerca continuerà a procedere?

I responsabili del servizio sanitario ed i medici danesi sono disposti a rischiare 2500 reazioni avverse gravi per 100.000 destinatari dei vaccini Gardasil descritti nelle ultime informazioni prescrittive del pacchetto di Merck per cercare di evitare 12.1 casi di cancro del collo dell’utero ogni 100.000?

  • Gardasil è stato introdotto in Danimarca nel 2009.
  • Nel 2008, la donna più giovane morta di cancro cervicale in Danimarca aveva 30 anni. Tre anni dopo l’introduzione del Gardasil (nel 2012), la più giovane donna a morta a causa di cancro al collo dell’utero aveva solo 20 anni,ovvero 10 anni in meno.La mortalità sta aumentando,le reazioni avverse anche,questi sono dati di fatto. 


Considerate questo grafico dalla Danimarca

 

Morti Danimarca cancro cervicale

 

Perché i morti per cancro cervicale crescono così rapidamente dopo l’introduzione del Gardasil? Non è forse questo un potenziale segnale di sicurezza che ha bisogno di indagini?

Uno degli studi Merck -presentato prima della commercializzazione ed approvazione da parte della FDA- ha indicato che coloro che erano stati precedentemente esposti ad alcuni tipi di HPV coperti dal vaccino, prima della vaccinazione possono avere un 44,6% maggiore probabilità di ricevere una diagnosi con lesioni pre-cancerose.

  • Può l’aumento del tasso di decessi per cancro cervicale essere un’indicazione corretta di questo studio?
  • Questo è un problema globale.

I vaccini sono un intervento medico utilizzato nella popolazione sana. Il principio di precauzione si deve applicare. Si ha solo buon senso di sospendere temporaneamente i programmi di vaccinazione HPV fino a quando tutti i problemi di sicurezza e di efficacia saranno stati risolti.

  • E’ ora che la lista concernente le denunce dei vari governi come India,Francia,Giappone,Spagna ed altri,cresca.

 


La natura “obsoleta” del Gardasil

Una recente pubblicazione (FONTE DI SEGUITO) ha denunciato la natura obsoleta di questo vaccino come Gardasil e Cervarix.

Human papillomavirus (HPV) vaccine policy and evidence-based medicine: Are they at odds?

  • https://autismoevaccini.files.wordpress.com/2012/09/annals-of-medicine-hpv-vaccine.pdf
  • GARDASIL 9   Il Nuovo vaccino in cui tutto “raddoppia”;10 dicembre 2014: La FDA ha approvato l’uso di una nuova e migliorata (come asseriscono) versione del Gardasil, che sarà commercializzata come Gardasil 9.
  • Secondo la FDA (clicca qui per leggere la lettera di approvazione) , questa azione è stata presa senza consultare VRBPAC (Comitato consultivo che esamina i vaccini e la loro composizione biologica), che è responsabile per la revisione e la valutazione dei dati concernenti la sicurezza, l’efficacia, e l’uso appropriato di vaccini e prodotti biologici correlati. La lettera di approvazione della FDA, firmato da Marion Gruber, Direttore dell’Ufficio di vaccini Ricerca e Review CBER, afferma il motivo per aggirare il consiglio di scrittura VRBPAC:
  • http://sanevax.org/fda-approved-gardasil-9-malfeasance-or-stupidity/
  • La tabella seguente riporta gli ingredienti del Gardasil e Gardasil 9 ,comparandoli. Tutte le differenze sono evidenziate.

 

Gardasil Ingredient Gardasil 9
225 mcg AAHS (aluminum adjuvant) 500 mcg
9.56 mcg Sodium Chloride 9.56 mcg
.78 mcg L-Histidine .78 mcg
50 mcg Polysorbate 80 50 mcg
35 mcg Sodium Borate 35 mcg
<7 mcg Yeast Protein <7 mcg
20 mcg HPV 6 L1 protein 30 mcg
40 mcg HPV 11 L1 protein 40 mcg
40 mcg HPV 16 L1 protein 60 mcg
20 mcg HPV 18 L1 protein 40 mcg
HPV 31 L1 protein 20 mcg
HPV 33 L1 protein 20 mcg
HPV 45 L1 protein 20 mcg
HPV 52 L1 protein 20 mcg
HPV 58 L1 protein 20 mcg

Date un’occhiata alla prima linea nel grafico a sinistra. L’alluminio è una neurotossina. Una rapida ricerca di PubMed per la tossicità umana alluminio’ ritorna con un parametro  di 1.652 nei peer-reviewed e negli articoli scientifici che hanno trattato l’argomento.

  • Perché Merck avrebbe deciso di immettere più del doppio della quantità di coadiuvante alluminio nel nuovo Gardasil 9?
  • Sicuramente i membri del CBER sono consapevoli che ci sono potenziali rischi per la salute derivanti dall’esposizione alluminio.
  • Perché Merck ha aumentato la quantità della proteina HPV L1, già contenuta nella prima versione di Gardasil
  • Ci sono dei potenziali rischi per la salute connessi con l’aumento della quantità totale di antigene (proteina HPV L1) da 120 mcg nel Gardasil a 270 mcg nel Gardasil 9?
  • TANTE LE DOMANDE

Non sembra esserci alcuna traccia pubblica della riunione CBER, questo comporta alla più assoluta ignoranza in merito all’argomento il quale non sarà trattato dai medici; quegli stessi medici che convinceranno nella profilassi vaccinale senza capire un minimo su tutto ciò.

Per la prima volta, la Merck ha rivelato che potrebbe  crescere il tasso degli eventi avversi gravi dopo l’uso di Gardasil,ancora di più utilizzando il Gardasil 9.

SERIOUS ADVERSE EVENTS

Number receiving shot Type of vaccine Percentage Serious AE’s Number of Serious AE’s
13,236 Gardasil 9 2.3% 305
7,378 Gardasil 2.5% 185

Malattie autoimmuni.

CONFRONTI E PARAGONI TRA I DUE VACCINI

Una malattia autoimmune si verifica quando il sistema immunitario attacca il corpo, distruggendone i tessuti . Ci sono più di 80 tipi di malattie autoimmuni. Molte delle persone affette da malattie autoimmuni sistemiche dopo la vaccinazione HPV ,hanno avuto una conversione mediante diagnosi,di disturbi o di malattie psicosomatiche.

Di seguito sono riportati i tassi di “nuove patologie potenzialmente indicativo di malattie autoimmuni” vissute durante Gardasil 9 studi clinici di Merck.

 

Number receiving shot Type of vaccine Autoimmune Disorders Number
13,234 Gardasil 9 2.4% 321
7,378 Gardasil 3.3% 240

Secondo il foglietto illustrativo del  Gardasil 9, 1.028  sono le donne vaccinate  Gardasil 9 e rimaste incinta nel corso degli studi clinici insieme a 991 donne che erano state invece vaccinate con Gardasil. Nel complesso, il 14,1% delle donne vaccinate con  Gardasil 9 ,ha avuto risultati negativi mentre il 17,0% delle donne vaccinate con Gardasil,ha subito la stessa sorte.

Un totale di 313 donne hanno perso i loro bambini per aborto spontaneo o per morte fetale o addirittura ha dato alla luce  in ritardo a bambini con anomalie congenite.

Questa popolazione è stato ulteriormente suddivisa in coloro che sono rimaste incinta entro 30 giorni dalla iniezione e di quelle che sono rimaste incinta più di 30 giorni dopo l’iniezione. I grafici riportati di seguito.

OUTCOME WHEN INJECTED WITHIN 30 DAYS OF PREGNANCY ONSET

Number of pregnancies Type of vaccine % abortion/stillborn Lost Babies
62 Gardasil 9 27.4% 17
55 Gardasil 12.7% 7

 

OUTCOME WHEN INJECTED MORE THAN 30 DAYS BEFORE PREGNANCY ONSET

Number of pregnancies Type of vaccine % abortion/stillborn Lost Babies
960 Gardasil 9 10.9% 105
933 Gardasil 14.6% 136

Fonte di seguito

http://sanevax.org/fda-approved-gardasil-9-malfeasance-or-stupidity/


AGGIORNAMENTI APRILE 2015

La Dr. Tomljenovic ( Vancouver, 2015.) “Inutile vaccinare per L’HPV” 

  • http://sanevax.org/hpv-vaccine-safety-and-efficacy…/

Dati i molteplici dubbi e le reali preoccupazioni che riguardano il tanto discusso vaccino “GARDASIL” molti sono gli Stati che si interrogano sulla sua efficacia e dannosità.

Di seguito troverete informazioni dettagliate per un quadro quanto più completo possibile sull’argomento; la nascita di questo vaccino come pure le molteplici testimonianze,aggiornamenti di dati VAERS,documentazioni in merito ai reali conflitti d’interesse della Ditta SANOFI; cercheremo di capire la motivazione della frettolosa approvazione della FDA;daremo uno sguardo approfondito sul sistema “passivo o inattivo” della farmacovigilanza.

Leggeremo sulle cause intentate dalle vittime e sui conflitti d’interesse nella ricerca (biomedica e pratica clinica) e sicurezza del GARDASIL .

Daremo uno sguardo approfondito al FOGLIETTO ILLUSTRATIVO con foto in merito e tutte le riflessioni ed osservazioni del caso.

(Di seguito troverete tutte le FONTI UFFICIALI e i link e correlati a cui potrete accedere per visualizzare e scaricare la documentazione)


Gardasil,è stato progettato per prevenire il cancro del collo dell’utero è stato venduto da Sanofi Pasteur MSD a partire dal 2006, ma le vendite sono crollate negli ultimi tempi.

Il 31° di marzo 2014, 420 medici hanno lanciato una petizione chiedendo a livello parlamentare che venga fatta luce sull’efficacia del vaccino in questione.


Cause intentate dalle vittime


All’inizio di aprile, l’europarlamentare Michèle Rivasi ha chiesto una moratoria sul Gardasil e l’avvio di una ricerca indipendente e trasparente sulla questione (leggi qui ).

Perfino Marisol Touraine, ministro della Sanità francese,è stata invitata a “smettere di somministrare questo vaccino”.


Ad oggi, oltre trenta le cause depositate contro la Sanofi-Pasteur MSD, ai  laboratori e ANSMAgence Nationale du Médicament ), all’agenzia del farmaco nazionale francese, attraverso l’unità di salute del TGI di Parigi ( Tribunal de Grande Instance ) , per “lesioni involontarie” (leggi qui ).

Le prime accuse penali contro questo vaccino sono state depositate il 22 ° di novembre 2013 da Marie-Océane Bourguignon che ha contratto encefalomielite acuta disseminata attribuita dai giudici ad una iniezione di Gardasil.


Conflitti di interesse

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Alcuni esperti europei e francesi che hanno dato il loro consenso per l’autorizzazione della vaccinazione Gardasil, sono finanziariamente legati alla Sanofi e Merck.  

  • AMMISSIONE DI COLPEVOLEZZA SUL CONFLITTO DI INTERESSI RIGUARDO AL VACCINO HPV

La rapida approvazione della FDA riguardo il vaccino Gardasil.

Fino all’approvazione della FDA nel 2006, la Merck è stata pesantemente criticata per le sue strategie di marketing eccessivamente aggressive, attraverso campagne di lobbying finalizzate a promuovere il Gardasil come vaccino obbligatorio.


Successivamente, sono sorti i dubbi e domande  sulla partecipazione dei produttori di vaccini alle politiche di salute pubblica, nonostante i loro conflitti di interesse così evidenti. Alcuni dei loro slogan della campagna pubblicitaria, come ad esempio “uccide il cancro cervicale” e “vostra figlia potrebbe diventare una vita in meno colpita da cancro cervicale,” sembravano progettati per promuovere la paura piuttosto che decisioni basate sulle evidenze sui benefici del vaccino.


Anche se, i conflitti di interesse non significano necessariamente che il prodotto stesso è difettoso, le rivendicazioni di marketing devono essere attentamente esaminate alla luce dei dati scientifici di fatto. Attualmente la vaccinazione Gardasil è fortemente raccomandata dagli Stati Uniti e da altre autorità sanitarie, mentre le preoccupazioni della popolazione, circa la sua sicurezza e l’efficacia,sembrano essere in aumento. Questa discrepanza porta ad alcune importanti questioni che devono essere risolte. L’attuale revisione esamina i temi chiave di questo dibattito alla luce delle attualmente disponibili evidenze della ricerca.


I conflitti di interesse nella ricerca sulla sicurezza del vaccino.


I Produttori di vaccini, i funzionari della sanità e le riviste mediche possono avere ragioni finanziarie e burocratiche per non voler riconoscere i rischi dei vaccini. Al contrario,altri,possono avere motivi legislativi e finanziari per sponsorizzare la ricerca che trova i rischi di questo vaccino. Utilizzando il dibattito vaccino-autismo come esempio, questo articolo descrive i conflitti di interesse di ciascuno,delineando lo stato attuale della ricerca sulla sicurezza del vaccino, e suggerisce i rimedi per affrontare il conflitto di interesse (COI).

CONFLITTI D’INTERESSE NELLA RICERCA BIOMEDICA E NELLA PRATICA CLINICA

Approvato nella Seduta Plenaria dell’8 Giugno 2006

  • Presidenza del Consiglio dei Ministri COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA   CONFLITTI D’INTERESSI NELLA RICERCA BIOMEDICA E NELLA PRATICA CLINICA Approvato nella Seduta Plenaria dell’8 Giugno 2006 (PDF)

Recentemente sono state descritte alcune delle situazioni che si vengono frequentemente a creare, nelle quali l’obiettività della ricerca e quella dell’informazione scientifica che viene data ai medici, può venir messa in pericolo:


  • 1)  l’industria spesso non fornisce ai medici un’informazione neutrale e completa, ma un’informazione già indirizzata, creata nei propri uffici;
  • 2)  i farmaci prodotti sono spesso duplicati di altri farmaci già esistenti (i cosiddetti farmaci me-too) che non presentano vantaggi rispetto a questi ultimi e che vengono venduti a un prezzo superiore.

L’industria promuove solitamente i medicamenti più recenti e costosi e a tal fine a volte elargisce ai medici vari tipi di “doni” che inducono nei sanitari un atteggiamento incline all’iperprescrizione o alla prescrizione dei farmaci più costosi; 


  • 3)  l’industria controlla e indirizza la ricerca attraverso i finanziamenti che elargisce all’Università;
  • 4) l’industria a volte interrompe ricerche non favorevoli o ne impedisce la pubblicazione. In altri casi distorce una ricerca in corso, sostituendo gli obiettivi (end points) primari con obiettivi surrogati; 
  • 5) i dati bruti delle sperimentazioni clinico-farmacologiche rimangono spesso nelle mani dell’industria e non vengono mai messi a disposizione dei ricercatori che li hanno prodotti. A questi ultimi i dati vengono forniti soltanto quando sono stati rielaborati dagli uffici statistici delle aziende;
  • 6) l’industria, in quanto “proprietaria dei risultati”, non pubblica i risultati negativi;
  • 7) le riviste scientifiche non pubblicano articoli con dati negativi perché di scarso interesse scientifico o commerciale;
  •  8) l’industria condiziona, attraverso la pubblicità, le maggiori riviste mediche, i cui referees spesso hanno rapporti di dipendenza economica dalle aziende;
  • 9) i medici che redigono le rassegne o le linee-guida sovente non sono davvero indipendenti dalle industrie;
  • 10) anche le pubbliche amministrazioni  spesso non sono indipendenti dalle industrie.Questi comportamenti scorretti -peraltro non estensibili a tutte le industrie- non escludono che un regime di libero mercato correttamente inteso e regolato abbia avuto e possa avere un ruolo centrale nel progresso della ricerca biomedica e nello sviluppo delle tecnologie ad essa relative. Essi però possono creare condizioni di conflitto d’interesse nell’ambito dei ricercatori biomedici  e dei clinici nei confronti delle aziende con le quali vengono in contatto.

Dichiarazione del Dr. Thomas Jefferson, Responsabile degli studi sui vaccini della COCHRANE ( la maggiore Agenzia di Revisione degli Studi Scientifici al mondo ):

“Prima di iniziare qualsiasi intervento ( TV o giornalistico o in qualsiasi riunione divulgativa ) ciascuno dovrebbe dichiarare la propria posizione riguardo a possibili CONFLITTI di INTERESSI, ed eventualmente dire se lavora o meno per AZIENDE FARMACEUTICHE:  altro è il parere LIBERO, OGGETTIVO e SPASSIONATO di chi NON riceve fondi, finanziamenti, rimborsi o donazioni da esse.


Come più volte detto quindi, Il Vaccino contro l’HPV  è ora oggetto di diverse denunce penali, una recente petizione per una missione parlamentare e un  appello per una moratoria. 

  • Ricordiamo che il “Gardasil è un vaccino quadrivalente,ricombinante non infettante,adiuvato e preparato da particelle simili al virus (VLPs) dalla proteina caspidica maggiore (L1) dell’HPV tipi 6,11,16 e 18 altamente purificate.”

Esso è indicato dai 9 anni, per la prevenzione delle lesioni genitali precancerose del collo dell’utero, della vulva e della vagina ; per ridurre e combattere il cancro della cervice provocato dal Papillomavirus Umano, e per la prevenzione dei condilomi genitali (condilomi acuminati) causati da tipi di HPV specifici (6, 11).


In Francia, il Consiglio superiore della sanità pubblica (HCSP) raccomanda la vaccinazione delle ragazze tra gli 11 e i 14 anni. Si raccomanda inoltre di effettuare la vaccinazione entro i 20 anni, poichè è più efficace. I Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC) raccomandano la vaccinazione anche per i ragazzi della stessa età,per frenare la trasmissione sessuale del virus, “responsabile di altri tipi di cancro” (tra cui il cancro del anale e alcuni tipi di cancro della testa e del collo).


Gardasil e Cervarix


Farmacovigilanza: “Niente da segnalare”

Ci sono sempre stati gli effetti collaterali con i vaccini, come qualsiasi altro farmaco. Nel caso del vaccino contro il cancro della cervice dell’utero, “sono lievi e transitori con una predominanza di dolore al sito di iniezione,” perciò,nessun motivo per allarmarsi così.

Questo è certamente ciò che emerge dal monitoraggio internazionale della farmacovigilanza, elenco degli effetti collaterali derivanti dalla commercializzazione di un farmaco.

Si,naturalmente, ” è stato segnalato qualche isteria epidemica come vertigini e sincope.” Ma «potremmo evitare questi eventi negli adolescenti per i primi 15 minuti di osservazione dopo la vaccinazione e incoraggiarli a rimanere idratati . ”

Le ragazze che arrivano in ospedale riportando malattie autoimmuni o finendo su una sedia a rotelle? morti? Pura coincidenza …

Questo vaccino è strettamente monitorato,come mai? Per tre ragioni: a causa del potenziale rischio di malattie autoimmuni, a causa di dati insufficienti,e a causa della mancanza di dati sulla sicurezza della vaccinazione a lungo termine.

Ma i rapporti periodici della salute sono rassicuranti: “I risultati delle analisi intermedie (novembre 2011) mostrano che l’impatto del tasso di malattie autoimmuni osservate in soggetti vaccinati con un vaccino HPV, non sono significativamente diversi da quelli osservati nei non vaccinati  “. Conclusione: nulla, nulla da segnalare.  Affermazioni sul Gardasil dalle case produttrici.

In un articolo  francese, il Dr Bernard Guerin Masgenêt, ginecologo presso l’ospedale di maternità Gustave Dron a Tourcoing (Francia) ha dichiarato nel 2008,   :

«Non sarebbe la prima volta che le società scientifiche di Ginecologia, o di altre specialità, diano supporto scientifico ai laboratori farmaceutici. Indipendenza, interessi finanziari o di altro tipo non fanno ancora parte della nostra cultura medica! Nel mio caso,il  Gardasil mi è stato “presentato” e spiegato, da un professore di ginecologia, accompagnato da un rappresentante del laboratorio … Tutti i prescrittori sono sotto una pressione significativa da parte dell’industria farmaceutica, la quale dirige gran parte della formazione post-laurea dei medici attraverso fondi. “


Le Varie Segnalazione di eventi avversi

  • “Nel caso del vaccino contro il cancro della cervice dell’utero, sono convinto che ci sia una forte sottostima che riporta il numero di casi di effetti collaterali” , assicura il Dr. Philippe De Chazournes.

Il medico è presidente e fondatore dell’Associazione Med’Océan, che lavora da quasi 15 anni per l’indipendenza e la qualità delle informazioni mediche  . ” Spesso è quasi impossibile fare il collegamento tra il tempo di iniezione e le reazioni avverse, che di tanto in tanto si verificano dopo diversi mesi. “

Tra l’1% e  il 10% delle reazioni avverse sono riportate dal sistema di farmacovigilanza negli Stati Uniti. Uno studio francese, condotto tra il 1994 e il 1996 su anafilassi perioperatoria, ha stimato che solo il 13% dei casi sono stati segnalati al sistema di farmacovigilanza . Per avere una visione realistica degli effetti collaterali ,si  dovrebbero quindi, riportare tutti i dati di segnalazione.

Ufficialmente, la Francia, secondo l’Agenzia nazionale per i medicinali, ha avuto 435 casi di eventi avversi gravi tra cui 135 malattie autoimmuni;15 casi di SM sono stati riportati dalla rete di farmacovigilanza nazionale, con più di 5 milioni di dosi di vaccino Gardasil (tra il 2006 e il maggio 2013).

Il tasso di denuncia (tutti gli effetti compresi) è quindi solo 38 per 100 000 dosi di vaccino, e il tasso dei gravi effetti avversi è di 8 per 100 000 dosi di vaccino. Ma questa cifra è veramente affidabile? Niente è sicuro se ascoltate le testimonianze dei pazienti. Nella maggior parte dei casi, i loro medici non li ascoltano, non prendono sul serio i loro sentimenti e quindi non si preoccupano di effettuare una denuncia alle autorità sanitarie. ( fine articolo sono riportate le fonti delle testimonianze).


Un potenziale e lampante tossicità

Tra i gravi effetti indesiderati dopo la vaccinazione con Gardasil e Cervarix, molte sono le malattie autoimmuni classificate: artralgia / artrite / artropatia, tiroidite autoimmune, malattia celiaca e la malattia infiammatoria intestinale, diabete mellito, eritema nodoso, sclerosi multipla, infiammazioni renali, porpora trombocitopenica immune, psoriasi, fenomeno di Raynaud, artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, e tante altre.

Inoltre sono stati segnalati casi di disturbi dell’equilibrio, udito, vista, pancreatite, encefalite, o trombosi venosa, talvolta fatali. 

Tra i gravi casi segnalati, sono riportati anche danni alla funzione riproduttiva.

Il British Medical Journal (BMJ) ha pubblicato il caso di una giovane australiana di 16 anni in perfetta salute,danneggiata a seguito del vaccino Gardasil,riporta il sito Citizen Initiative . Prima del menarca, questa ragazza è andata in uno stato di piena menopausa, le ovaie in fase di ultimazione per funzionare. “I genitori di Deidre, Teresa Harvey e Rodrick Greenville Ward, hanno direttamente richiamato l’attenzione sul fatto che,la ragazza era stata completamente esaminata.

La tossicità del vaccino; i coadiuvanti HPV 


Alluminio idrossido (o fosfato amorfo o idrossifosfato solfato) Funzione:. coadiuvante immunità Promemoria: il massimo standard per l’acqua potabile è di 100 microgrammi per litro.Una iniezione di Gardasil contiene 225 Cervarix 500 microgrammi, che si trovano nel corpo senza aver attraversato le barriere naturali (ad esempio la digestione). Coinvolto nella malattia di Alzheimer, Parkinson nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e altre degenerazione neurologica. Secondo Hugh Fudenberg immunogénéticien Herman, specialista autismo, un individuo che ha ricevuto 5 consecutivi vaccini contro l’influenza 10 volte più probabilità di avere il morbo di Alzheimer che non vaccinati. Il professor Gherardi (Bordeaux) attribuito anche al di alluminio vaccino “myofasciitis macrofagi.” I suoi studi forniscono una base scientifica per la denuncia dei pazienti nel gennaio 2013 contro Sanofi Pasteur. La denuncia comporta la presenza di alluminio nel vaccino REVAXIS ®, che ha sostituito l’obbligo DTP in precedenza senza alluminio!). Per saperne di più circa i pericoli di alluminio, è tutto nello studio del Dr. Jean Pilette (1.700 riferimenti scientifici) www.alis-france.com/download/alu_vaccins.pdf
Squalene (ASO3) Funzione: Questo non è un adiuvante in sé, ma migliora la risposta immunitaria. Sebbene squalene è una sostanza naturale del corpo, l’iniezione provoca la creazione di anticorpi contro lo squalene. Gli stessi anticorpi sono stati trovati nei portatori della sindrome della guerra del Golfo, con alcuni lotti vaccinati contro l’antrace vaccino contenente squalene (“Gli anticorpi anti-squalene nei destinatari del vaccino contro l’antrace” in E Xperimental e patologia molecolare 2002 Agosto; .. 73 ​​(1) :19-27 Questa sindrome è caratterizzata da problemi renali e respiratori, cancro, disturbi del sistema nervoso, la leucemia, eruzioni cutanee Lo squalene è stato utilizzato nel contestatissimo vaccino contro l’influenza A.
L-istidina   Funzione: come squalene, migliora la risposta immunitaria. L-istidina è un precursore di istamina che scatena una risposta infiammatoria nelle reazioni allergiche. Questo è un amminoacido chiamato “essenziale”. Fa parte degli oli usati (come squalene) come adiuvanti di indurre la malattia autoimmune in animali da esperimento in modo che possano essere studiati per eventuale trattamento di questi iniezione troubles.L L- istidina potrebbe causare una malattia autoimmune in cui la L-istidina viene attaccato dal sistema immunitario, con conseguente scarsità, causando molti disturbi 21 .
Polisorbato 80 Funzione: emulsionanti (presenti anche in gelati o cosmetici). Polisorbato 80 è noto per provocare shock allergico, ma anche distorsioni e follicoli ovarici degenerative, cambiamenti ormonali, cambiamenti nella dell’utero e della vagina nei ratti. Si tratta di un topo di sterilizzazione … Un elenco di studi sulla tossicità di questo emulsionante è disponibile in questo articolo: “polisorbato 80 e infertilità: un emulsionante che possono danneggiare la funzione riproduttiva” (polisorbato 80 cause di infertilità, un emulsionante che può danneggiare la salute riproduttiva) in inglese sul www.whale.to / vaccino / polysorbate.html
Borato di sodio  Funzione: antisettico. Dal 6 novembre 2008, sali di boro sono classificati dalla normativa europea come tossici.Imballaggio prodotti, tra cui devono recare un logo per questo scopo teschio e ossa incrociate con le seguenti due indicazioni: R60 (può ridurre la fertilità) e R61 (rischio per la gravidanza di danni ai bambini). Questo è uno dei principali componenti del veleno per topi … Un tale conservante nei vaccini contro le infezioni della cervice è particolarmente preoccupante alla luce degli studi pre-clinici per l’immissione sul mercato :. Cinque donne sono rimaste incinte 30 giorni dopo la vaccinazione erano bambini anormali, come riportato nel parere del comitato tecnico per la vaccinazione vaccinazione contro il papillomavirus umano 22

Morti negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, la polemica sul Gardasil è  molto forte. Alimentata da blog, testimonianze sui forum, associazioni in difesa delle vittime. Informatori seguono da vicino gli ultimi dati VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System), il registro di farmacovigilanza.

Sono davvero inquietanti, soprattutto quando si sa che sono probabilmente meno del 10% della realtà riporta le cifre “ufficiali” .

DATI VAERS SUI DANNI DA HPV 

Disabili 1.284
MORTI 220 
Problemi senza ricovero 7.624
Pap test anormale 595
Displasia cervicale 262
Cancro del collo dell’utero 100
In pericolo di vita 680
Accesso al Pronto Soccorso 12.305
Ricovero in Ospedale 3.945
Soggiorno Ospedaliero Esteso 264
Grave 5.360
Eventi avversi 38.217
Fonte http://sanevax.org/vaers-report/


 

fda

Verità scientifica: l’autorizzazione dubbia

Informatori ,molti medici, e siti come Citizen Initiative Pharmacritique , hanno ricercato molto sull’argomento. Tutti ricordano,le affermazioni del  dottor Philippe De Chazournes,sulla inefficacia della prevenzione del cancro della cervice dell’utero dalla vaccinazione HPV.

A proposito di Gardasil,ecco l’ analisi critica e indipendente, di molti medici,basandosi su dati scientifici:


  1. L’efficacia del vaccino contro il cancro della cervice dell’utero non è provata oltre i 5 anni. Anche le autorità sanitarie riconoscono.
  2. Il vaccino non protegge contro tutti i tumori della cervice, ma solo contro due ceppi di HPV.L’affermazione che il vaccino potrebbe prevenire il 70% dei tumori è del tutto sbagliato. Questa è una percentuale ridicola rispetto alle prestazioni di rischio (quasi il 100%), soprattutto se si considera il costo della vaccinazione (prestazioni medico-economica): ci vogliono circa 400 € per i tre iniezioni, a scapito di sicurezza sociale e reciproca. “Questo è il più costoso nella storia della vaccinazione vaccino”, dice il Dott. Jean-Pierre Spinosa, ginecologo a Losanna. La valutazione medico-economica è stata effettuata sulla base del rendimento del 70%.

  1. Gli Studi di laboratorio indugiano troppo sulle prime lesioni cervicali, spesso benigne, che possono regredire naturalmente, molto prima della fase di un eventuale cancro. Quando si guarda da vicino i tassi delle lesioni cervicali precancerose,evince che sono più numerose nel gruppo vaccinato.
  2. Le Lesioni cervicali nelle giovani donne che hanno già ricevuto le dosi del vaccino sono superiori del 63% tra i vaccinati; alla fine, il vaccino provoca più danni con i virus 6, 11, 16 e 18 nel gruppo vaccino.
  3. Altri ceppi di HPV possono prendere il posto del cancro dopo la vaccinazione contro i ceppi vaccinali. Così, nel gruppo di soggetti vaccinati, ci sono 43% di CIN 3 di lesioni causate da altri ceppi di HPV rispetto al gruppo non vaccinato. Si parla di trasferimento della malattia.
  4. La sicurezza del vaccino nel lungo termine è completamente sconosciuta.
  5. Il Placebo utilizzato per valutare la tossicità dei vaccini non è placebo, perché contiene gli adiuvanti dei vaccini (alluminio). Quando si sa che l’alluminio è appunto coinvolto nei gravi effetti avversi, questi placebo non forniscono alcuna base per il confronto.
  6. I Laboratori alla fine effettuano studi “sabotati” ; la vaccinazione segue riferimenti di protocollo.

Infine, il vaccino HPV non avrebbe mai dovuto arrivare sul mercato. 

“Non perché sono potenzialmente dannosi (anche se è il caso), ma soprattutto a causa del maggior rischio di lesioni pre- cancro (CIN 2/3). Se questi vaccini non meritavano di autorizzazione sul mercato (AMM), è perché hanno fallito nella Fase III per dimostrare la loro efficacia nella prevenzione di tutte le CIN 2/3. E’ qui che c’è il profitto”.

Con questa affermazione partiremo esaminando il FOGLIETTO ILLUSTRATIVO (di seguito riportata la fonte ufficiale).

 

COSA VIENE RIPORTATO NEL FOGLIETTO ILLUSTRATIVO?

Il nostro medico esegue correttamente il “Consenso Informato” su tale vaccinazione?

hpv-vaccine-please


(Per ingrandire le immagini successive basta cliccare sopra)

  • http://www.fda.gov/downloads/BiologicsBloodVaccines/Vaccines/ApprovedProducts/UCM111263.pdf
  • http://www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR_-_Product_Information/human/000703/WC500021142.pdf

In entrambi i bugiardini (FDA ed EMA),viene chiaramente affermato che la vaccinazione NON protegge tutti i soggetti vaccinati.

“Come con qualsiasi altro vaccino,la vaccinazione con GARDASIL,potrebbe NON assicurare la protezione di tutti i soggetti vaccinati”.

Gardasil è indicato solamente per uso profilattico e NON ha effetto sulle infezioni attive o accertate patologie cliniche da HPV.

  • NESSUN VACCINO è efficace al 100% e GARDASIL NON protegge contro ogni tipo di HPV né contro infezioni preesistenti”. (5.1)

 

1FOTO GARDASIL

 

***OSSERVAZIONI***

Un buon sistema immunitario è di regola sufficiente NON a prevenire i contagi infettivi MA ad eradicare l’infezione; questo è dimostrato dal fatto che circa il 98% degli HPV positivi guariscono da soli entro due anni.

Lo SCREENING diagnostico di norma consiste nell’individuazione di quelle che sono volgarmente chiamate “CRESTE DI GALLO” rimosse successivamente tramite crioterapia o laser.

I TEST ANTICORPALI sono utili ma NON sono affidabili al 100%.

Stessa cosa riguarda la PCR  la quale, NON E’ UN TEST DIAGNOSTICO (di seguito affronteremo l’argomento dettagliatamente).


 

2 foto hpv

 

“L’HPV infetta soltanto l’uomo , ma Gli studi Sugli animali con papillomavirus analoghi suggeriscono Che l’Efficacia dei Vaccini L1 VLP sia Mediata Dallo Sviluppo di Una risposta immune di tipo umorale”

 

***OSSERVAZIONI***

L’esistenza di virus tipo Papilloma negli animali NON E’ STATO DIMOSTRATO.

Se il meccanismo di produzione è sempre mediato dall’immunità umorale degli anticorpi perché si parla di “suggerimento” (suggest)?

Non è sicuro? Quali sono questi studi effettuati sugli animali?

Viene ammesso inoltre,che il meccanismo di immunizzazione sia “sconosciuto”.

Ma non viene da sempre affermato che “l’uomo produce anticorpi contro gli antigeni del vaccino”? ***


***Gli antigeni costituiscono l’insieme delle molecole estranee al corpo che permettono la produzione degli anticorpi. Sotto questo termine generico sono raggruppati elementi organici e chimici diversi per misura e dimensione (batteri, virus, cellule, pollini, proteine varie…).

Fabbricati dai linfociti B, gli anticorpi sono proteine la cui funzione è quella di agganciarsi agli antigeni per marcarli, per permettere così alle cellule del sistema immunitario specializzate nell’eliminazione di questi antigeni di identificarli prima di distruggerli.

“Per ogni anticorpo il suo antigene” era una regola data per certa fino a quando ci si rese conto che gli anticorpi potevano spesso mancare il bersaglio e marcare degli antigeni ai quali non erano destinati. Lo stesso anticorpo può dunque marcare diversi tipi di antigene, ma lo stesso antigene può a sua volta essere marcato da diverse varietà di anticorpi. Questa viene chiamata “reazione incrociata”.
Tutta l’immunologia si basa su questi concetti di antigene e anticorpo.
Il problema maggiore è che queste due parole hanno delle definizioni reciproche: non si può definire un antigene senza parlare di anticorpo e viceversa. Il problema dell’immunologia è quindi proprio quello di basarsi su due termini che si definiscono reciprocamente.


 

3 foto

 

  • Se non è stata valutata la CANCEROGENICITA’ del Gardasil,non è escluso che questo vaccino possa esser causa di cancro.
  • Tuttavia viene utilizzato per “prevenire” il cancro al collo dell’utero e non solo.

Escludendo il vaccino come causa di cancro,come si potrà attribuire tale cancro ad HPV e non al vaccino?


 

4FOTOGARDASIL

 

Ricordiamo che..

  • L’HPV infetta SOLTANTO l’uomo,tuttavia gli studi SUGLI animali suggeriscono che l’efficacia dei vaccini L1 VLP sia mediata dallo sviluppo di una risposta immune di tipo umorale.

Riportato dal foglietto illustrativo:

“Si stima che l’HPV 16 e 18 siano responsabili di circa il 70% dei cancri del collo dell’utero e del 75/80% dei cancri anali; dell’80% degli adenocarcinoma in situ (AIS); del 45/70% delle neoplasie intraepiteliali di alto grado del collo dell’utero (CIN 2 e CIN 3); del 25% delle neoplasie intraepiteliali di basso grado del collo dell’utero (CIN 1). L’espressione “lesioni genitali precancerose” (4.1) identifica la neoplasia intraepiteliale di alto grado del collo dell’utero (CIN 2 e CIN 3)”.

TRALASCIANDO I DATI quello che importa capire è cosa siano i CIN.

I CIN sono una sorta di stadiazione del Papilloma; CIN 1 di basso grado (displasia lieve),CIN 2 e CIN 3 di alto grado.


 

***OSSERVAZIONI***

Le cosiddette lesioni di basso grado,come quelle da HPV o CIN 1 (displasia lieve che interessa solo lo strato basale dell’epitelio) regrediscono spesso spontaneamente entro due anni e RARAMENTE portano al cancro.

Ciò avviene quando la lesione o neoplasia,supera la membrana basale che separa l’epitelio dal connettivo circostante e diventa invasivo.

Come precedentemente scritto,la maggior parte delle infezioni da HPV RESTA ASINTOMATICA e REGREDISCE SPONTANEAMENTE.

In riferimento al primo astratto ci sarebbe da chiedere perché quel o-26 anni.

Inoltre è bene chiarire il concetto sulla PCR ossia REAZIONE A CATENA DELLA POLIMERASI.

Essa non è uno strumento diagnostico poiché troppo aspecifico.

  • La PCR amplifica delle sequenze genetiche (decise tra l’altro dall’operatore sanitario) che non si possono identificare,quindi tali studi SONO NULLI.

Nemmeno via legale la PCR è ammessa come prova di nessun tipo di infezione poiché è risaputo essere uno strumento di ricerca scientifica e non diagnostico (quando si necessita avere molte copie di acido nucleico su cui lavorare questa tecnica è fondamentale ad esempio).

Questo è stato affermato da Kery Mullis,BIOCHIMICO e vincitore del premio Nobel per l’invenzione della PCR NEL 1993.

La tecnica consente l’amplificazione  di frammenti di DNA. La PCR è una tecnica fondamentale in biochimica e nella biologia molecolare, con innumerevoli applicazioni in diversi campi,tuttavia NON E’ UNO STRUMENTO DIAGNOSTICO.

 

 kary mullis

Kary Mullis

ANDANDO AVANTI NELLA LETTURA DEL BUGIARDINO,PRENDIAMO UN’ALTRA FONTE UFFICIALE DL NATIONAL CANCER INSTITUTE (USA)

  • http://www.cancer.gov/cancertopics/causes-prevention/risk/infectious-agents/hpv-vaccine-fact-sheet

 

  • paragrafo 1 :” About 6 million new genital HPV infections occur each year in the United States. Most HPV infections occur without any symptoms and go away without any treatment over the course of a few years”

TRADUZIONE :” Circa 6 milioni di nuove infezioni da HPV genitale si verificano ogni anno negli Stati Uniti . La maggior parte delle infezioni da HPV avvengono senza sintomi e regrediscono senza alcun trattamento nel corso di pochi anni”

  • paragrafo 3 :” “For those who are sexually active, a long-term, mutually monogamous relationship with an uninfected partner is the strategy most likely to prevent HPV infection (4). However, it is difficult to determine whether a partner who has been sexually active in the past is currently infected.”

 Traduzione :” Per coloro che sono sessualmente attive , a lungo termine , il rapporto monogamo con il partner non infetto è la strategia più probabile per prevenire l’infezione da HPV ( 4) . Tuttavia , è difficile stabilire se un partner che è stato sessualmente attivo in passato sia attualmente infetto.”

 

*****OSSERVAZIONI*****

Si sostiene la monogamia ma comunque AFFERMANO CHE E’ DIFFICILE DETERMINARE SE IL PARTNER CHE E’ STATO SESSUALMENTE ATTIVO IN PASSATO SIA ATTUALMENTE

  • paragrafo 4 (conflitti d’interesse) :”The Cervarix vaccine is produced by GlaxoSmithKline (GSK). It is called a bivalent vaccine because it targets two HPV types: 16 and 18. This vaccine is also given in three doses over a 6-month period. The FDA has approved Cervarix for use in females ages 9 to 25 for the prevention of cervical cancer caused by HPV types 16 and 18.”

TRADUZIONE:” ” Il vaccino Cervarix è prodotto da GlaxoSmithKline ( GSK ). E’ un vaccino bivalente perché comprende solo due tipi di HPV,il 16 e 18. Questo vaccino è anche dato in tre dosi nel corso di un periodo di 6 mesi. L’FDA ha approvato l’utilizzo del  Cervarix  in donne di età compresa tra 9-25 anni per la prevenzione del cancro del collo dell’utero causate da tipi di HPV 16 e 18.

 

***OSSERVAZIONI******

Solito dilemma..le neoplasie vanno in base ai compleanni?Continuando a leggere vediamo come i termini usati siano sempre gli stessi ovvero “might” quindi “potrebbe”. E “can cause”…alla faccia delle certezze scientifiche. Sulla base di un’ipotesi (della quale manca bibliografia, consigliano di vaccinare tutti. Ammettono che è un terno al lotto anzi peggio dicendo che il vaccino non previene tutto e non immunizza tutti. Perchè farlo allora?

 

  • paragrafo 5 :” “The HPV vaccines work like other immunizations that guard against viral infections. The investigators hypothesized that the unique surface components of HPV might create an antibody response that is capable of protecting the body against infection, and that these components could be used to form the basis of a vaccine.” 

TRADUZIONE:” ” I vaccini HPV funzionano come le altre vaccinazioni che proteggono contro le infezioni virali . I ricercatori hanno ipotizzato che i componenti di superficie unici di HPV possono creare una risposta anticorpale che sia in grado di proteggere il corpo contro le infezioni , e che questi componenti potrebbero essere utilizzati per formare la base di un vaccino . ”

 

***OSSERVAZIONI*********

 “I ricercatori hanno ipotizzato ? La scienza si basa su delle ipotesi?”

 

  • paragrafo 6 :“Both Gardasil and Cervarix are designed to be given to people in three doses over a 6-month period. However, a recent study showed that women who received only two doses of Cervarix had just as much protection from persistent HPV 16/18 infection as women who received three doses, and the protection was observed through 4 years of follow up (12). Even one dose provided protection; however, these findings need to be evaluated with more research to determine whether fewer than three doses of the vaccine will provide adequate duration of protection. Nonetheless, this information may be helpful for public health officials who administer vaccination programs among groups of people unlikely to complete the three-dose regimen.”

 TRADUZIONE: “Sia Gardasil che Cervarix sono progettati per essere somministrati in tre dosi nell’arco di un periodo di 6 mesi . Tuttavia, un recente studio ha dimostrato che le donne che hanno ricevuto solo due dosi di Cervarix hanno avuto altrettanta protezione da infezioni da  HPV persistente del tipo 16/18, confronto alle  donne che hanno ricevuto le tre dosi , e la protezione è stata osservata attraverso 4 anni di follow- up ( 12 ). Tuttavia , questi risultati devono essere valutati con più ricerca in merito,questo  per determinare e capire se sono necessarie anche meno delle tre dosi consigliate per fornire un’adeguata durata della protezione . Tuttavia , queste informazioni possono essere utili per i funzionari della sanità pubblica che gestiscono i programmi di vaccinazione tra i gruppi di persone incapaci di completare il regime con tre dosi . ”

 

***OSSERVAZIONI***

UNO STUDIO SU QUANTE DOSI VANNO SOMMINISTRATE, VA FATTO PRIMA! COME SI PUO’ DECIDERE DI EFFETTUARE 3 DOSI IN SEI MESI QUANDO DEVONO EFFETTUARE GLI STUDI IN PROPOSITO”?

 

  • Paragrafo 8 ?

In tutto il paragrafo 8 sulla sicurezza del vaccino, NON C’E’ UN SINGOLO STUDIO CITATO

 

  • Paragrafo 9 :“The FDA has approved Gardasil for use in females and males ages 9 to 26 and Cervarix for use in females ages 9 to 25”

Traduzione: ” L’ FDA ha approvato Gardasil per l’utilizzo in donne e uomini età compresa fra 9-26 anni  e Cervarix per l’uso per le donne di età compresa tra  9-25 anni di età ”

 

****OSSERVAZIONI****

Potremmo sapere in base a quali studi e perchè?

 

  • paragrafo 10: “Although Gardasil and Cervarix have been found to be generally safe when given to people who are already infected with HPV, the vaccines do not treat infection and they provide maximum benefit if a person receives them before he or she is sexually active”

TRADUZIONE: “Anche se Gardasil e Cervarix sono considerati sicuri nella loro somministrazione in persone che  già infettate con HPV , i vaccini non trattano l’infezione e forniscono il massimo beneficio se una persona che li riceve prima di lui o lei è sessualmente attiva “

 

***OSSERVAZIONI*****

Ammettono che in assenza di sintomi e segni clinici non c’è modo di sapere se una persona sia  infetta. E nel dubbio, appunto, si consiglia nella vaccinazione di massa non facendo distinzione tra infetti e non.

  1. una tecnica basata sul DNA non può dare informazioni, se l’infezione è recente o meno, visto che il dna del virus viene integrato nella cellula ospite a vita (in teoria). Ma prima hanno parlato di anticorpi, usati per preparare il vaccino. Della titolazione anticorpale IGG o IGM, nemmeno un cenno.

  • paragrafo 11: “ACIP recommends that women who have abnormal Pap test results, which may indicate HPV infection, should still receive HPV vaccination if they are in the appropriate age group”

TRADUZIONE: “ACIP raccomanda che le donne con risultati di test Pap anomali, che potrebbero indicare l’infezione da HPV , dovranno ricevere la vaccinazione HPV se sono nel gruppo di età adeguata ”

 

***OSSERVAZIONI*****

  1. Un PAP test può essere fuori norma per mille motivi. SI indaga la causa quindi, visto che come dicono loro stessi “un pap test anormale “MAY indicate….”
  2. “if the are in the appropriate age group”….stesso problema di prima: le donne fuori età quindi sono immuni?  possono morire?  non sono infettive? NON SI SA…

 


 

Ecco il foglietto  illustrativo di Cervarix

  • 125259-330 PI Approved Final Draft.pdf

 

PREVENZIONE  PREVACCINALE!

 

  • Quanti medici fanno quanto viene detto qui PRIMA di fare il vaccino? Nessuno.
  • CHE STUDI HANNO FATTO PER SPIEGARE L’AVVENIMENTO POST-VACCINALE? NESSUNO.

 

5.3

 

6.1

 

***DANNI/DISTURBI AUTOIMMUNI***

 NUOVI (nella storia clinica del paziente) disturbi autoimmuni

 

disturbi autoimmuni

 

(Vedi. tabella 4)

Affermano che non è possibile stabilire la reazione causale tra vaccino ed evento avverso: Sarebbe banalissimo da fare. Perchè non lo fanno quindi?

 

6.2

Se il vaccino sia potenzialmente cancerogeno, non si sa,e non sono stati condotti studi.

Se non si può escludere ciò, è quindi impossibile affermare il contrario.

 

13

TORNIAMO ALL’ IMMUNITA’.

LA PROTEZIONE COME L’EFFICACIA NON E’ STATA DETERMINATA

 

14 

 


SOS ai genitori: riflettete prima di vaccinare contro il Papillomavirus le vostre figlie; la parola al Dottor Roberto Gava

RIPORTATO DA FONTE A SEGUITO

Già da un po’ di tempo molti genitori stanno ricevendo l’invito da parte dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica di portare le loro figlie di 11-12 anni a vaccinarsi contro il Papillomavirus (HPV).

Molti genitori accettano perché viene detto loro che questa vaccinazione è sicura ed efficace nel proteggere dal tumore del collo dell’utero.
La realtà invece è molto diversa, ma nessuno la fa conoscere, perché le ASL, che per legge dovrebbero dare una informazione completa, corretta ed esauriente, si limitano a presentare solo una parte della medaglia dimenticando totalmente le incognite, i dubbi e le reazioni avverse di questo vaccino che lasciano la Comunità scientifica sempre più perplessa e con più interrogativi che certezze.

Anzi, di certo c’è solo che non abbiamo alcuna dimostrazione che questo vaccino sia efficace nelle donne, perché le supposizioni della sua capacità protettiva verso il tumore del collo dell’utero è solo una estrapolazione di pochi dati desunti da pochissimi studi clinici ancora incompiuti. Inoltre, ancora più certo è che l’efficacia sulle dodicenni non è nient’altro che l’estrapolazione dei dati desunti da pochi studi condotti su donne adulte.

Per fare il punto su questo argomento, il Dr. Serravalle ed io abbiamo scritto un libretto informativo affinché i genitori siano consapevoli di quello che stanno facendo alle loro figlie. Qui non posso certamente riassumere tutto il libro, ma vorrei dare alcuni messaggi significativi per far riflettere chi è interessato direttamente o indirettamente a questo argomento.

Secondo i principi della Farmacologia, un farmaco come il vaccino anti-HPV non avrebbe mai dovuto essere commercializzato, almeno fintanto che non saranno disponibili dati concreti sul suo reale rapporto rischio/beneficio e quindi non prima di altri 15 anni. Oggi però anche i farmacologi assistono, attoniti, ad un totale sovvertimento delle regole che hanno da sempre regolamentato la commercializzazione dei farmaci e che erano state codificate per proteggere il paziente da effetti indesiderati inattesi e limitare gli abusi.

Queste regole oggi non esistono più, perché sono state soppiantate dalle leggi economiche e dagli interessi delle grandilobby farmaceutiche. La Medicina non è più una Missione e neppure un Servizio verso colui che soffre, ma solo un lavoro sottoposto, come tutti gli altri lavori, solo a leggi di mercato dove l’obiettivo ultimo non è il bene dell’altro ma il conseguimento dei guadagni personali…..

  • http://www.informasalus.it/it/articoli/sos-genitori-papilloma.php

 


AGGIORNAMENTO FONTI APRILE 2015

GARDASIL E LA POLEMICA IN COLOMBIA

ASTRATTO

HPV vaccines: Colombian Controversy Continues

On February 16, 2015, Colombia enacted a new law (1751 of 2015) which establishes human health as an autonomous fundamental right. As a fundamental right, it means services promoting health, disease prevention, diagnosis, treatment, recovery, rehabilitation and palliative care should be ensured under the responsibility of State to all people without distinction of any kind. What this means for Colombian survivors of HPV vaccinations remains to be seen…

 

  • http://edgytruth.com/wp-content/uploads/2015/04/hpv.pdf

 

ALLEGATI E ARTICOLI CORRELATI

 

Per leggere le fonti originali cliccare i seguenti link riportati di seguito

  • http://www.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf
  • http://sanevax.org/sanofi-new-gardasil-advertising-campaign/
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23061593
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22375842

 

AGGIORNAMENTO FONTI GIUGNO 2015

 

Norma Erickson, presidente di SaneVax Inc. Fondata nel 2010,rilascia le seguenti dichiarazioni:

“Sorprendentemente, il vaccino contro l’HPV è raccomandato da molti governi come prevenzione del  cancro cervicale. Eppure non vi è alcuna prova che l’HPV sia in alcun modo collegato a tale cancro. Allo stesso tempo, proprio gli studi della società farmaceutica indicano che il 2,5% delle donne che ricevono il suddetto vaccino  avrà una o più reazioni avverse”.

  • http://sanevax.org/the-most-dangerous-vaccine/

 

Human Papillomavirus in Infants: Transmission, Prevalence, and Persistence

  • http://sanevax.org/human-papillomavirus-in-infants-transmission-prevalence-and-persistence/

The Most Dangerous Vaccine

  • http://sanevax.org/the-most-dangerous-vaccine/

PUB MED SI PRONUNCIA SULLA PERICOLOSITÀ DEGLI ADIUVANTI PRESENTI NEI VACCINI HPV PAPILLOMA VIRUS SU TRE RAGAZZE COLOMBIANE INVITA A MONITORARE LA POPOLAZIONE VACCINATA.

Sindrome autoimmune auto-infiammatoria (Asia) indotta da adiuvanti dopo la vaccinazione HPV papillomavirus umano quadrivalente nelle ragazze colombiane: un invito alla medicina personalizzata.

Questo studio riguarda 3 pazienti con sindrome autoimmune auto-infiammatoria indotta da adiuvanti (Asia) dopo il vaccino quadrivalente papillomavirus umano vaccino (HPV). Tutti le pazienti erano donne. La diagnosi consisteva in HLA-B27 entesite correlata rispettivamente artrite, artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico,. I nostri risultati evidenziano il rischio di sviluppare ASIA dopo la vaccinazione HPV e possono servire ad aumentare la consapevolezza di tale complicazione. I fattori che sono predittivi di sviluppare malattie autoimmuni devono essere esaminati a livello di popolazione, al fine di stabilire le misure di prevenzione nei soggetti a rischio, per i quali l’assistenza sanitaria deve essere personalizzata.

  •  http://sanevax.org/autoimmuneauto-inflammatory-syndrome-induced-by-adjuvants-asia-after-quadrivalent-human-papillomavirus-vaccination-in-colombians-a-call-for-personalised-medicine/

 

Autoimmune/auto-inflammatory syndrome induced by adjuvants (ASIA) after quadrivalent human papillomavirus vaccination in Colombians: a call for personalised medicine.

  • http://www.researchgate.net/publication/276210737_Autoimmuneauto-inflammatory_syndrome_induced_by_adjuvants_%28ASIA%29_after_quadrivalent_human_papillomavirus_vaccination_in_Colombians_a_call_for_personalised_medicine

HPV: aggiornamenti dal Centro e Sud America; un altro decesso avvenuto nel maggio 2015.

Lesioni HPV vaccini e decessi Ora segnalati dal Centro e Sud America

Karen-Gardasil-Colombia

HPV Vaccini: aggiornamenti dal Centro e Sud America

 

Colombia e le proteste

Marching della Giustizia dopo la vaccinazione HPV

  • http://vaccineimpact.com/2015/hpv-vaccine-injuries-and-deaths-now-being-reported-from-central-and-south-america/

    Un’altra testimonianza.
    Traduzione di un astratto di seguito.
    Vittima della vaccinazione contro il Papillomavirus umano (CERVARIX) è Katie Green.
    Katie aveva 15 anni quandoricevette la vaccinazione CERVARIX.
    Dopo la seconda dose,il suo braccio iniziò a gonfiarsi notevolmente.Successivamente a questo la ragazzina fu colta da vertigini, nausea e malessere generale .
    La stessa ha dovuto abbandonare il suo sport preferito perchè impossibile anche stare in piedi dal forte malessere.
    Il Ricercatore Dr Manuel Martinez-Lavin ha parlato chiaramente della correlazione con la fibromialgia – che causa dolori diffusi ; questa condizione chiamata sindrome della tachicardia posturale (POTS), sembra essere correlata alla suddetta vaccinazione. POTS è una malattia del sistema nervoso; i sintomi includono svenimenti, vertigini, incapacità di concentrazione e stanchezza. La condizione può essere a lungo termine o addirittura permanente.

  • http://www.dailymail.co.uk/health/article-3106372/Just-safe-cervical-cancer-jab-families-say-daughters-suffered-devastating-effects-HPV-vaccine-experts-worried-too.html
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HIV e la frode scientifica del nostro secolo

 DOCUMENTI GOVERNATIVI UFFICIALI

Reportage e documenti aggiornati anno 2015

hiv

Prima di procedere nella lettura consigliamo la visione dei seguenti documentari.

PER INFORMAZIONI E APPROFONDIMENTI :
 
Intervista al Dottor Pisani (in due parti):
 
-https://www.youtube.com/watch?v=WLuyxIx2Tfk
-https://www.youtube.com/watch?v=hCNgBJP1oXw-
 
-“House of Numbers Epidemiologia e Aids”
– https://www.youtube.com/watch?v=BwgmzbnckII
 
-“HIV-AIDS 2014: Ricercatore smaschera e rende pubblica la truffa dell’HIV”
– https://www.youtube.com/watch?v=hHcm3KUcM8o
 
-“L’Altro lato dell’Aids”
– https://www.youtube.com/watch?v=PBYmlXGxI94
 
-“The Emperor’s New Virus?”
-https://www.youtube.com/watch?v=PQFxratWh7E
 
-“La scienza del panico”
– https://www.youtube.com/watch?v=0fu-qy4X-WI
 
– HIV INFORMA: Intervento Prof. Marco Ruggiero
– https://www.youtube.com/watch?v=2VCeQyaV3Bw
 
-Daniele Mandrioli “DOES HIV CAUSE AIDS?”.
– https://www.youtube.com/watch?v=kzeD8Bbu-zk

Il 23 aprile 1984 il Dr. ROBERT GALLO affermò in una conferenza stampa con l’allora segretaria del Ministero della Salute statunitense MARGARET HECKLER che:

“la PROBABILE causa dell’AIDS era stata individuata, un virus chiamato HTLV-3 (oggi chiamato HIV); contiamo di avere un vaccino pronto entro 2 anni”.

Tale conferenza stampa venne effettuata prima che Gallo sottoponesse la sua ricerca e i suoi esperimenti alla comunità scientifica per poterne verificare la validità. 24 ore dopo il primo “test” ipoteticamente destinato all’individuazione degli anticorpi del “virus” nel sangue umano era già stato brevettato ed era pronto per essere venduto in tutto il mondo.

I documenti ufficiali che “provano” questa “scoperta” sono riportati nelle due pagine seguenti.


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Il giorno 26 marzo 1984 il dr. MATTHEW GONDA (che venne incaricato da Gallo e assistenti di fotografare il “virus” al microscopio elettronico al fine di verificarne l’effettiva esistenza tramite il protocollo standard microbiologico per poter così inviare le immagini alla rivista Science per la sua pubblicazione) scrive a Gallo e alla sua équipe che:

“…le particelle osservate sono solo FRAMMENTI DI UNA CELLULA DEGENERATA” e che “…NON CREDO AFFATTO CHE LE PARTICELLE FOTOGRAFATE SIANO IL VIRUS HTLV-3 (HIV)”.

Il collaboratore di Gallo, il Dr. MIKA POPOVIC scrisse nella sua ricerca (si veda il documento originale nella pagina seguente) che:

“nonostante intensi sforzi nella ricerca, l’agente patogeno causa dell’aids non è stato ancora identificato”.

Gallo, come si può notare nella bozza originale pronta per la pubblicazione su Science, depennò tale frase e la sostituì con una che affermava il contrario. E spedì il suo articolo alla rivista Science che lo pubblicò il 4 maggio del 1984..

(cliccare sulle immagini per ingrandirle e renderle visibili)

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Nel 2008, 37 scienziati inviarono una lettera a Science chiedendo che l’articolo del 1984 di Gallo venisse immediatamente ritirato poiché le prove di come fosse stato volutamente contraffatto erano tali da renderlo inaccettabile dal punto di vista scientifico e morale. Tale lettera è ancora in attesa di risposta.

Lo stesso governo USA avviò vari procedimenti disciplinari contro GALLO con l’accusa di frode scientifica, come dimostrato dai documenti seguenti.

 DOCUMENTI UFFICIALI: ROBERT GALLO DENUNCIATO PER FRODE SCIENTIFICA DALL’ OFFICE FOR RESEARCH INTEGRITY, ACADEMY OF SCIENCE E INSTITUTE OF MEDICINE.

 

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UNA LISTA DI PATOLOGIE DA SEMPRE ESISTITE PER CONTRAFFARE LE STATISTICHE,QUESTA E’ LA « MEDICINA POLITICA » DEL CDC

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In 5 anni le patologie indicatrici di « AIDS » passano misteriosamente da 12 a 25:

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E nel 1992 il CDC inserisce ancora altri 4 « nuovi indicatori di AIDS », raddoppiando così immediatamente i casi di « AIDS » negli USA. Dal 1992 è quindi possibile essere in perfetto stato di salute ma allo stesso tempo avere l’AIDS se si risulta « positivi » al « test HIV » e se le cellule T sono sotto un certo « cut-off » stabilito in modo arbitrario. La tubercolosi polmonare venne aggiunta alla lista: se un soggetto presenta una tubercolosi ma è « sieronegativo » ha quindi la tubercolosi; se ha la tubercolosi ma è « sieropositivo » ha l’AIDS. Il CDC aggiunse inoltre il cancro della cervice uterina per incrementare le statistiche dei soggetti di sesso femminile affette da « AIDS » visto che il 90% dei soggetti continuava ad essere solo ed esclusivamente di sesso maschile, cosa ovviamente incompatibile con qualunque tipo di infezione virale. Infine, aggiungendo anche la conta delle cellule T, il 61% di tutti i nuovi casi di « AIDS » era costituito da soggetti sani senza alcun tipo di patologia.

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Cenni Storici

Una « scoperta » scientifica annunciata in conferenza stampa, senza nessuna pubblicazione peer-reviewed; un articolo falsificato, un protocollo di isolamento e purificazione virale mai rispettato e un test brevettato in 24 ore. La nascita di un’epidemia mediatica.

Lo stesso giorno della conferenza stampa, Gallo depositò il brevetto per il procedimento del test oggi conosciuto come “test per l’Aids” e, il giorno successivo, The New York Times tramutò la teoria di Gallo in una certezza, pubblicando notizie sensazionali sul “virus che causa l’Aids”.Annunciando ai media la propria ipotesi senza produrre dei dati concreti, Gallo violò una regola fondamentale del procedimento scientifico. Innanzitutto, i ricercatori sono tenuti a far pubblicare su un giornale medico o scientifico l’evidenza di un’ipotesi, documentando le ricerche o gli esperimenti condotti per formularla.

Quindi, alcuni esperti esaminano e discutono l’ipotesi,tentando poi di ripetere gli esperimenti originari per confermare o smentire i risultati iniziali. Ogni nuova ipotesi, prima di venir considerata una teoria plausibile, deve reggere all’esame minuzioso di specialisti in quello stesso ambito ed essere verificata tramite esperimenti ad esito favorevole.Nel caso dell’Hiv, Gallo annunciò pubblicamente un’ipotesi non confermata e i media riportarono questa sua opinione come fosse un fatto accertato, incitando i funzionari del governo ad impegnarsi in un nuovo piano d’azione per la salute pubblica basato sull’idea, non comprovata,dell’esistenza di un virus dell’Aids.

La più importante delle regole standard per l’isolamento di un retrovirus in colture cellulari umane prevede la liberazione del materiale cellulare ottenuto nella coltura da tutte “le impurità”, a eccezione delle particelle retrovirali sospette, frutto della gemmazione dalle membrane dopo la stimolazione della coltura cellulare (budding). Queste particelle, presunti retrovirus, devono essere separate dal liquido cellulare tramite centrifugazione ad altissima velocità e quindi catturate in una soluzione di glucosio. Basandosi su ricerche sperimentali, era ben noto che in questa procedura i retrovirus si raccolgono nella soluzione di glucosio ad una certa profondità in forma di gradiente di densità. La tecnologia di laboratorio prevede una misura di 1,16 gm/ml.

Molecole, frammenti di cellule, particelle virali e non virali del liquido cellulare centrifugato di diverse colture si raccolgono in questo gradiente di densità, in quanto i componenti si distribuiscono nella soluzione di glucosio non in base al peso molecolare ma secondo la densità dei componenti. Per garantire quindi che le presunte particelle virali siano raccolte in corrispondenza del gradiente di densità di 1,16 gm/ml, è necessario applicare una procedura di purificazione e di concentrazione, visto che solamente la raccolta delle particelle in corrispondenza del gradiente di densità consente di verificare se il diametro e il volume di queste particelle corrispondono effettivamente alle particelle retrovirali sospette, osservate al microscopio elettronico in fase di gemmazione dalla membrana cellulare (purificazione).

Le colture cellulari contengono numerose particelle non virali, con forma, aspetto e struttura tali da non permetterne la distinzione con ragionevole certezza dai veri retrovirus; perciò, dopo l’effettivo isolamento tramite purificazione, il contenuto delle particelle deve essere preparato biochimicamente. Con una procedura di routine della biologia molecolare, le proteine del guscio delle particelle, compresa la proteina enzimatica caratteristica dei retrovirus e gli acidi nucleici all’interno del guscio delle particelle, devono essere identificati con precisione.

Se le proteine e gli acidi nucleici nelle particelle isolate e purificate presentano una struttura identica e se gli acidi nucleici in queste particelle formano molecole di RNA invece del DNA, solo così c’è qualche probabilità che si tratti di particelle retrovirali delle cellule umane. Una prova certa dell’esistenza di un retrovirus nelle cellule umane è possibile solo se le molecole RNA in queste particelle costruiscono dei geni contenenti le istruzioni codificate per la biosintesi delle proteine contenute nelle particelle stesse, e se queste proteine possono effettivamente essere sintetizzate in maniera identica. Una volta disponibili queste certezze, non è ancora certo che queste particelle retrovirali appartengano a virus esogeni, trasmettibili e infettivi. Infatti si potrebbe trattare anche di retrovirus endogeni, identificati in una grande varietà nel genoma di numerosi tipi di cellule umane, e che non sono affatto infettivi.

Per una differenziazione fra retrovirus esogeni ed endogeni nelle cellule umane, i retrovirus effettivamente isolati e caratterizzati biochimicamente devono essere trasmessi a colture cellulari umane, presentare nuovamente la gemmazione dalle cellule, essere nuovamente isolati e purificati, deve essere confermato l’isolamento tramite fotografie al microscopio elettronico, deve essere dimostrata l’identità biochimica delle proteine e degli acidi nucleici e l’RNA delle particelle deve essere un genoma codificato per la sintesi proteica specifica delle particelle retrovirali.

Verso la metà del 1983, l’ipotesi irrazionale della “letale epidemia sessuale dell’Aids” era già stata programmata nella psicologia di massa, sulla base di qualche centinaio di casi dal 1978 fra gli omosessuali passivi con prolungata inalazione di nitriti e anni di abuso di antibiotici. In stretta cooperazione fra specialisti di laboratorio della ricerca oncologica retrovirale, le autorità sanitarie statali e i mass media, nel 1983 era già stato deciso che la malattia dell’Aids dovesse essere la conseguenza di un nuovo “agente patogeno” e di una “letale epidemia trasmessa con il sesso e il sangue”. Si trattava solamente di decidere a chi la “mano invisibile del mercato” avrebbe concessola commercializzazione a livello mondiale dei kit diagnostici.

La squadra di Gallo con ogni evidenza doveva guadagnare tempo per individuare il trucco di laboratorio decisivo che permettesse di isolare una quantità sufficiente di “Hiv” per produrre le “proteine Hiv” in numero sufficiente per i test di massa. La “produzione di Hiv” in provetta non era sufficiente a questo scopo. La richiesta di brevetto di Montagnier per un “test antiHiv” venne rifiutata negli Stati Uniti; la richiesta di brevetto dell’Istituto Nazionale del Cancro degli USA per il « test hiv » di Gallo venne approvata in tempi record, prima ancora che lo stesso Gallo avesse pubblicato una sola riga sull’“isolamento dell’Hiv” e sullo sviluppo di un “test antiHiv” sulla base delle proteine dell’“Hiv” da lui isolato. Solo dopo anni di contenzioso giuridico fra gli Stati Uniti e la Francia, i diritti di brevetto per il “test anti Hiv” furono riconosciuti a Gallo e Montagnier in occasione di un vertice fra l’allora presidente Reagan e l’allora sindaco di Parigi Chirac; in un gesto apparentemente nobile, questi diritti vennero conferiti alla Fondazione mondiale anti Aids di cui Montagnier divenne presidente.

In realtà questa assurda controversia permetteva di distogliere l’attenzione dal problema vero: e cioè il fatto che né Gallo, né Montagnier avevano mai “isolato” un retrovirus umano e l’origine retrovirale delle proteine del “test Hiv” non era mai stata dimostrata. Per l’opinione pubblica mondiale, il fatto che due specialisti di famosi istituti di ricerca come l’Istituto Pasteur e l’Istituto Nazionale del Cancro degli USA combattessero per il riconoscimento degli onori della scoperta,doveva per forza significare che il “nemico numero uno dell’umanità” (presidente Reagan 1984)esisteva realmente e quindi doveva essere la causa della “più tremenda epidemia del XX secolo”(Gallo 1991) e il “test dell’Aids” doveva proteggere la popolazione mondiale da questa “epidemia di massa letale” .

Ma nel periodo dal 1983 al 1997, le immagini al microscopio elettronico dei componenti proteici del gradiente di densità non sono mai state pubblicate né da Montagnier e Gallo né da alcun altro retrovirologo. Le prime immagini al microscopio elettronico del gradiente di densità in fase di “isolamento dell’Hiv” sono state pubblicate da due gruppi di ricerca nel marzo 1997, vale a dire 14 anni dopo la prima pubblicazione del presunto “isolamento dell’Hiv” a cura di Gallo e Montagnier (Bess 1997, Gluschankof 1997).

A detta di uno dei pionieri della microscopia elettronica per il controllo dell’isolamento retrovirale in cellule di mammiferi, il professore di medicina De Harven, queste immagini al microscopio elettronico presentano “risultati disastrosi” (De Harven 1998a). Le prime immagini al microscopio elettronico, a comprova del materiale cellulare del gradiente di densità dopo “l’isolamento dell’Hiv” da cellule umane, mostrano “praticamente solo del materiale citologico” delle cellule umane nella coltura (Papadopulos-Eleopulos 1998a).

Quindi, 14 anni dopo il presunto “primo isolamento dell’Hiv” e 13 anni dopo l’applicazione del “test Hiv” viene messo in evidenza che i retrovirologi e oncologi Montagnier e Gallo avevano semplicemente simulato “l’isolamento dell’Hiv” e che le proteine alla base degli antigeni per il “test Hiv” non sono altro che proteine residuali e di scarto delle colture cellulari umane. Il risultato di “sieropositività” perciò non significa altro che la reazione di un livello di anticorpi naturale, seppure aumentato, nel siero dei probandi .

HIV e IDROCORTISONE: UNA ENNESIMA PROVA DELLE FALSIFICAZIONI DI ROBERT GALLO

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A comprova delle sue pratiche di falsificazione, Gallo ha lasciato una traccia del delitto.

Nel 1984, il gruppo di Gallo aveva utilizzato linfociti T helper di omosessuali affetti da AID e AIDS “per la documentazione, per l’isolamento e la produzione continua di retrovirus citopatici”, nonché per la produzione del “test anti HIV” [Popovic 1984, Gallo 1984, Schupbach 1984, Sarngadharan 1984].

A questi lavori di laboratorio avevano partecipato anche collaboratori esterni.

Due di questi collaboratori erano a servizio della Litton Bionetics, Kensington MD, USA. Nel 1987 questi riferirono sui metodi con cui il gruppo di Gallo aveva trattato i lingociti T helper di omosessuali affetti da AID e AIDS. Essi comunicarono tra l’altro: “La stimolazione in vitro poteva essere raggiunta tramite mitogeni o cellule aggiunte (antigeni allogeni).

Certe manipolazioni delle condizioni colturali miglioravano il risultato, ad esempio la coltivazione di cellule dei pazienti insieme a globuli bianchi periferici, stimolati con mitogeni e provenienti da donatori non infetti. Anche l’isolamento del retrovirus delle cellule coltivate fu notevolmente facilitato tramite l’aggiunta di IDROCORTISONE nella coltura [Sarngadharan 1987].

Le affermazioni degli scienziati che avevano partecipato all’ “isolamento dell’HIV” nel laboratorio di Gallo, confermano “l’isolamento HIV” simulato e l’uso di proteine liberate dalle cellule umane coltivate come antigeni proteici per il “test antiHIV”:

1-L’idrocostisone è un glucocorticoide.

2-I glucocorticoidi inibiscono la proliferazione e la replica dei linfociti T helper umani. In tutte le condizioni fisiologiche, fisiopatologiche, psicologiche e psicopatologiche di stress, essi provocano un’immunosoppressione efficace [Gabrielsen 1967, Machinodan 1970].

3-I retrovirus esistenti nei linfociti T helper possono riprodursi solo se gli enzimi per la duplicazione e la divisione della sequenza di DNA dei linfociti T helper, e cioè le DNA polimerasi, sono presenti e attive [Levine 1991].

4-I glucocorticoidi inibiscono la sintesi e l’attività delle DNA polimerasi dei linfociti T helper [Gillis 1979, 1979b].

5-I glucocorticoidi inibiscono l’espressione genetica dell’enzima NO sintasi per la produzione dell’NO citotossico a livello di trascrizione genetica e di traduzione dei trascritti RNA nella biosintesi proteica [Kunz 1996].

6-I glucocorticoidi favoriscono la sintesi di enzimi di riparazione e di processi di riparazione nei linfociti T helper [Brattstad 1996, Lincoln 1997].

7-La conditio sine qua non, vale a dire la condizione indispensabile per la produzione dell’ “HIV” nei linfociti T helper, è la stimolazione con la citochina di tipo 1 IL-2 [Gallo 1984, Montagnier 1985] e mitogeni. I glucocorticoidi bloccano l’azione dell’IL-2 e dei mitogeni [Gillis 1979°, 1979b].

8-La produzione di citochine di tipo 1 nell’organismo umano è soggetta a un ritmo giorno/notte. Quando, durante le ore notturne e mattutine, il livello di glucocorticoidi (cortisolo) nel siero è più basso, la produzine di citochine infiammatorie di tipi 1 è massima [Petrovsky 1998].

9-I glucocorticoidi sono usati clinicamente per il trattamento di iperattività da citochine di tipi 1 in numerose patologie infiammatorie e autoimmunologiche, leucemie e tumori, ma anche nei pazienti organo trapiantati, per impedire il rigetto [Cupps 1982].

 

  •  L’enunciato: “L’ISOLAMENTO DELL HIV DALLE CELLULE COLTIVATE FU NOTEVOLMENTE FACILITATO DALL’AGGIUNTA ALLA COLTURA DI IDROCORTISONE“ [Sarngadharan 1987] E’ OBIETTIVAMENTE ABERRANTE.
  • Tutti gli specialisti concordano nell’affermare che LE CONDIZIONI IRRINUNCIABILI PER LA COLTIVAZIONE DEI RETROVIRUS DI LINFOCITI T HELPER UMANI VENGONO BLOCCATE DAL GLUCOCORTICOIDE IDROCORTISONE.

Nella sua pubblicazione originale del 1984, Gallo ha taciuto la manipolazione delle colture dei linfociti T helper di malati di AID e AIDS con l’idrocortisone per l’ “isolamento dell’HIV” [Gallo 1984].

Occorre perciò ribadire che l’affermazione secondo cui i retrovirus nei linfociti T helper umani si replichino più facilmente con l’aggiunta di idrocortisone, rappresenta una contraddizione logica.

L’aver taciuto l’aggiunta di idrocortisone e il rifiutare ogni chiarimento in merito, dimostra che Gallo ha sistematicamente soppresso tutte le prove che avrebbero potuto contraddire la sua affermazione dell’ “isolamento dell’HIV” e smascherare gli antigeni proteici utilizzati per il “test HIV” come proteine cellulari umane (cosa ammessa da Montagnier). La conclusione è ovvia: nei confronti della comunità scientifica e dell’opinione pubblica mondiale, Gallo ha spacciato i prodotti della contro regolazione biologicamente programmata dei linfociti T helper umani, esposti a stress ossidanti e nitrosativi, per “retrovirus HIV” e “test anti HIV”.

I TEST PER EFFETTUARE LA “DIAGNOSI” DI HIV SONO 3:

 

  • Il primo è chiamato test Elisa, definito test anticorpale di diagnosi di routine; se questo test risulta positivo, è obbligatorio effettuare un secondo test Elisa al paziente che, nel caso di un secondo risultato positivo, implica l’utilizzo di un altro test detto “di conferma” chiamato Western Blot.
  • Il Western Blot è costituito da 10 bande antigeniche che si ritengono specifiche del virus HIV. Ma in ogni paese del mondo il numero di bande necessarie alla conferma della positività del test è diverso. Si può essere positivi in Svizzera, dover le bande richieste sono 2, e negativi in Australia, dove le bande richieste sono 4. In Africa la diagnosi di AIDS viene effettuata senza l’uso dei test, ma in base ai cosiddetti principi di Bangui, indicatori clinici aspecifici di infezione come febbre, dissenteria, perdita di peso. Questo in un paese in cui la malnutrizione e la mancanza di acqua potabile creano un numero di malattie note alla scienza da secoli e che nulla hanno a che fare con un virus. Inoltre, a rigor di logica, se le 10 proteine attribuite ad Hiv fossero specifiche di un unico e definito retrovirus esogeno bisognerebbe sempre averle tutte e 10.
  • Un terzo tipo di test genetico, chiamato PCR (Reazione a catena della Polimerasi), viene utilizzato per confermare e monitorare l’intensità dell’infezione Hiv in base al presunto numero di copie di virus per millilitro di sangue. Tale tecnica, inventata da Kary Mullis negli anni 90, e per la quale Mullis ottenne il premio Nobel nel 1993, è parte della screening diagnostico e prognostico delle infezioni da HIV; in base a questo test si decide quando, quanti e quali farmaci somministrare a vita al paziente. Ma lo stesso Mullis ha affermato che la sua tecnica “non è in grado di identificare virus” perché è una metodica di amplificazione aspecifica (Mullis stesso affermò “La PCR amplifica anche l’acqua”) di piccoli frammenti di codice genetico. I seguenti sono i foglietti illustrativi che accompagnano tutti i “test Hiv” ad oggi esistenti; il primo il tanto sponsorizzato “test hiv sulla saliva”. Ma è sempre stato detto che l’Hiv NON si trasmette con baci, starnuti etc…
  • Questo è il test “ORAQUICK” che afferma “SI PENSA CHE L’HIV CAUSI L’AIDS” “EFFETTUARE UN TEST SUGLI ANTICORPI E’ UN AIUTO ACCURATO NELLA DIAGNOSI DI HIV”):

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  • Foglio illustrativo del Test Elisa per ANTICORPI HIV.

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  • Foglio illustrativo del « test di conferma » Western Blot:

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“SUMMARY AND EXPLANATION OF THE TEST”HIV-1 Western Blot Kit
Epitope, Inc. Product Number 72827
PN201-3039 Revision #8

A sample that is reactive in both the EIA screening test and the Western blot is presumed to be positive for antibody to HIV-1, indicating infection with this virus except in situations of passively acquired antibody or experimental vaccination.”

“LIMITATIONS OF THE PROCEDURE”

  1. The assay must be performed in strict accordance with these instructions to obtain accurate, reproducible results.
  2. Although a Positive result may indicate infection with the HIV-1 virus, a diagnosis of Acquired Immunodeficiency Syndrome (AIDS) can be made only if an individual meets the case definition of AIDS established by the Centers for Disease Control. A repeat test on an independent sample should be considered to control for sample mix-up or operator error, and to verify a positive test result.
  3. Individuals with HIV-1 infection may present incomplete patterns due to the natural history of AIDS or other immunodeficiency states, e.g.:
  4. AIDS patients may lose antibody reactions to p24 & p31;
  5. Infants born to HIV-1 infected mothers, but who are uninfected, may display incomplete patterns as passively acquired maternal antibodies begin to disappear ;
  6. Individuals who have recently seroconverted may display incomplete band patterns;
  7. Infected patients with malignancies and individuals receiving immunosuppressive drugs may fail to develop a Positive result;
  8. Individuals infected with HTLV-I/II or HIV-2, may exhibit incomplete cross-reactivity;
  9. Individuals may develop incomplete patterns that reflect the composition of experimental HIV sub-unit vaccines that they may have received.
  1. Since reactivity of any degree with any of the virus-specific proteins identified on the strip is possible evidence of antibodies to HIV-1, all samples interpreted as Indeterminate should be repeated using the original specimen. In addition, it is recommended that samples interpreted as Indeterminate be retested after six months, using a fresh specimen.
  2. Do not use this kit as the sole basis of diagnosis of HIV-1 infection. 7. A Negative result does not exclude the possibility of HIV-1 infection. Antibody testing should not be used in lieu of donor self-exclusion by blood collection establishments.”

Sensitivity and Specificity

Sensitivity and specificity of the HIV-1 Western Blot Kit was determined in comparative studies with a previously licenced HIV-1 Western blot using EIA repeatedly reactive samples from high AIDS risk and low risk populations respectively.”*

“INTERFERING FACTORS AND SUBSTANCES

Testing was performed on specimens from individuals with clinical conditions unrelated to HIV-1 which might result in a reactivity with proteins present. Samples studied included 25 from persons with auto immune diseases, 12 with elevated gammaglobulins, 110 with viral infections unrelated to HIV-1 and 38 other conditions. The viral infections included samples positive in clinical tests for Cytomegalovirus (12), Infectious mononucleosis (10), Epstein-Barr virus (3), Rubells (12), Varcella-Zoster (3), Herpes Simplex (12), HBsAg (7), and HTLV-1 (39). Although bands were occasionally present at viral locations, none of the strips could be interpreted as positive.”**

COMMENTARY:

* Although the Western Blot is supposed to be a “more specific” test to confirm the results of the EIA (ELISA), the specificity and sensitivity are assumed by the same indirect means. No gold standard was applied, such as isolating HIV-1 from fresh patient plasma, in any of these studies. These studies confuse specificity with a high reproducibility of EIA by Western Blot.

UNA DIAGNOSI CHE CAMBIA DA PAESE A PAESE?

 

Come si può notare dall’immagine qui sotto, in ogni Paese i criteri richiesti per una diagnosi di “sieropositività confermata” dal test Western Blot sono differenti. Se si è positivi in un Paese in cui le bande richieste sono 2, basta recarsi in  un altro Paese in cui le bande richieste sono maggiori e si diventa automaticamente sieronegativi. In Inghilterra questo test non è adottato in quanto ritenuto del tutto inaffidabile. Infine: se le 10 proteine attribuite al genoma di Hiv fossero uniche e specifiche, perché non è sufficiente UNA SOLA PROTEINA PER CONFERMARE LA SIEROPOSITIVITA’? O perché NON SONO NECESSARIE TUTTE E 10?

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  • Foglio illustrativo test PCR “carica virale”

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The AMPLICOR HIV-1 MONITOR test is an in vivo nucleic acid amplification test for the quantification of Human Immunodeficiency Virus Type 1 (HIV-1) in human plasma. The test is intended for use in conjunction with clinical presentation and other laboratory markers as an indicator of disease prognosis.

The test has been used as an aid in assessing viral response to antiretroviral treatment as measured by changes in plasma HIV-1 RNA levels. The clinical significance of changes in HIV RNA measurements has not been fully established although several large studies that will more fully determine the role of comparative HIV RNA measurements in patient management are now in progress. HIV-1 RNA levels as measured by PCR were used as one of the surrogate markers in the accelerated approval process for the protease inhibitor drugs INVIRASE, CRIXIVAN and NORVIR, and for the reverse transcriptase inhibitor drug EPIVIR. The utility of plasma HIV-1 RNA in surrogate endpoint determinations has not been fully established.

The AMPLICOR HIV-1 MONITOR Test is not intended to be used as a screening test for HIV or as a diagnostic test to confirm the presence of HIV infection.

 

Come si può notare, gli stessi produttori del test Elisa, alla voce “sensibilità e specificità del test” affermano:

“AD OGGI NON ESISTE UNO STANDARD RICONOSCIUTO PER STABILIRE LA PRESENZA O L’ASSENZA DI ANTICORPI HIV-1 E HIV-2 NEL SANGUE UMANO”.

Ma tale test viene usato per affermare che nel sangue analizzato del paziente gli anticorpi sono presenti.

Nel foglio illustrativo del test Western Blot, chiamato “test di conferma” perché appunto dovrebbe confermare un’infezione rivelatasi al primo test Elisa, si legge che:

“UN CAMPIONE DI SANGUE RISULTATO POSITIVO SIA AL TEST ELISA CHE AL TEST WESTERN BLOT SI PRESUME  INFETTO DA HIV-1” e ancora:

 

“SEBBENE UN RISULTATO POSITIVO (ricordiamo che la sua positività cambia da paese a paese…) POTREBBE INDICARE INFEZIONE DA HIV-1, LA DIAGNOSI DI AIDS PUO’ ESSERE EFFETTUATA SOLO SE L’INDIVIDUO RISPECCHIA I CRITERI DIAGNOSTICI STABILITI DAL CDC (CENTER FOR DISEASES CONTROL)”  e inoltre al punto 6 viene affermato:

NON USARE IL WESTERN BLOT COME UNICO TEST DI CONFERMA DI DIAGNOSI DI POSITIVITA’ AL VIRUS HIV-1”.

  • Ma questo viene chiamato e usato come test di conferma

Passando alla terza metodica diagnostica, la PCR (Reazione a catena della Polimerasi), ecco cosa riporta il foglio illustrativo del test:

“QUESTA TECNICA NON DEVE ESSERE USATA COME TEST DI SCREENING PER IL VIRUS HIV O COME STRUMENTO DIAGNOSTICO PER CONFERMARE LA PRESENZA DEL VIRUS

 

Ma, invece, proprio con questa metodica decide il destino di un paziente visto che sulla base di questi risultati i medici decidono quando iniziare a prescrivere le terapie farmacologiche a base di chemioterapici che andranno assunti quotidianamente per tutta la vita, sui pazienti definiti sieropositivi sulla base di test che non diagnosticano nulla. Terapie farmacologiche basate su farmaci tossici e mortali (chiamati farmaci antiretrovirali-ARV) nei cui bugiardini, consultabili liberamente sul sito della FDA (Food and Drugs Administration) viene affermato che “non curano e non prevengono né l’infezione da Hiv né l’insorgenza dell’Aids” e che alcuni effetti collaterali degli stessi sono indistinguibili dalle manifestazioni cliniche di Aids (si veda l’immagine nella pagina seguente,, esemplificativa alcuni dei tanti farmaci ARV, fotografata direttamente dal sito americano www.fda.gov):

 

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  Azt label

 

L’etichetta del farmaco AZT, che anni fa veniva usato in monoterapia e attualmente si somministra alle donne  gravide e ai neonati per evitare di “trasmettere il virus” al nascituro (l’eventuale rifiuto di tale protocollo porta alla perdita della patria potesta’); inoltre tale veleno (venduto ancora in Italia con il nome di “Retrovir”) si usa ancora in combinazione con altri farmaci: -PERICOLO DI MORTE- “Tossico per inalazione, in contatto con la pelle e se deglutito”

Un esempio di uno dei farmaci più usati per “curare” l’Hiv, chiamato ATRIPLA: ecco lo screenshot del suo foglio illustrativo (SI NOTI TRA GLI EFFETTI COLLATERALI COMUNI LA NEUTROPENIA, CHE SIGNIFICA IMMUNODEFICIENZA, CHE SIGNIFICA AIDS) :

 

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Dalla rivista The Lancet, agosto 2006, uno studio sull’inefficacia e tossicità dei farmaci anti-hiv:

“IL RISCHIO DI MORIRE DI AIDS E’ AUMENTATO DA QUANDO SI USANO I FARMACI ANTI-HIV”

anti retrovirus

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“QUESTO FARMACO NON CURA E NON PREVIENE L’INFEZIONE DA HIV E NON NE IMPEDISCE LA TRASMISSIONE. QUESTO FARMACO PUO’ CAUSARE, CON I SUOI EFFETTI COLLATERALI, SINTOMI INDISTINGUIBILI DALLA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA (EFFETTI COLLATERALI COMUNI: LEUCOPENIA=AIDS)”.

 

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Milioni di vittime nel mondo sono quindi morte a causa dei farmaci che dovevano curarle.

Françoise Barrè-Sinoussi ha preso il Premio Nobel per la Medicina insieme a Luc Montagnier per la presunta scoperta del virus HIV; ma la prima ha affermato nel documentario “The Emperor’s New Virus?” che: “Purificare il virus era fondamentale per poter preparare i test per trovare gli anticorpi dell’hiv perché volevamo che i test diagnostici fossero quanto più precisi possibile. Infatti se si usa una preparazione di virus che non è purificata ovviamente identificherai anticorpi di ogni tipo…”

Però Luc Montagnier che ha condiviso con lei il Nobel ha onestamente sostenuto che…

 

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Luc Montagnier: “LO RIPETO, NOI NON ABBIAMO PURIFICATO IL VIRUS”

 

Esistono circa 70 condizioni mediche riconosciute che possono portare alla positività dei test hiv, che non vengono MAI comunicate al paziente al momento del test. Tra queste troviamo la semplice influenza e il vaccino antinfluenzale stesso (nel foglio illustrativo di questo viene dichiarato che può determinare positività ai test hiv), vaccinazioni di vario tipo (ad esempio i lisati batterici), il raffreddore, la gravidanza, infezioni di varia natura (citomegalovirus, mononucleosi, herpes simplex I e II), etc..

A tal proposito, si veda l’elenco seguente, compilato da Christine Johnson:

.Fattori che possono dare esito positivo al test Hiv.

 

Anticorpi anti-carboidrati
Anticorpi che si trovano in modo naturale (Naturally-occurring antibodies)
Immunità passiva: recezione di gamma globulina o immunoglobulina (come profilassi contro infezione che contiene anticorpi)
Lebbra
Tubercolosi
Micobacterium avium
Lupus eritematoso sistemico
Insufficienza renale
Emodialisi/Insufficienza renale
Terapia di alfa interferone in pazienti di emodialisi
Influenza
Vaccino contro l’influenza
Virus Herpes semplice I (labiale)
Virus Herpes semplice II (genitale)
Infezione del tratto respiratorio superiore (raffreddore o influenza)
Infezione virale recente o esposizione a vaccini virali
Gravidanza in donne multipare ( che hanno partorito molto)
Malaria
Alti livelli di complessi immuni circolanti
Ipergammaglobulinemia (alti livelli di anticorpi)
Falsi sieropositivi in altri test, incluso il test RPR (rapid plasma reagent) per la sifilide
Artrite reumatoide
Vaccino contro l’epatite B
Vaccino contro il tetano
Trapianto di organi
Trapianto renale
Anticorpi anti-linfociti
Anticorpi anti-collageni (riscontrati in omosessuali, emofiliaci, africani in tutte e due i sessi, in persone con lebbra)
Sieropositivi al fattore reumatoide, anticorpi anti-nucleari (entrambi riscontrati nella artrite reumatoide e in altri auto-anticorpi)
Malattie autoimmuni -Lupus eritematoso, scleroderma, malattia del tessuto connettivo, dermatomiositi
Infezioni virali acute, infezioni virali del DNA
Neoplasmi maligni (cancri)
Epatite alcolica/malattia epatica alcolica
Colangite sclerosante primaria
Epatite
Sangue “appiccicoso” (negli africani)
Anticorpi con un’alta affinità per il polistirene (adoperati nei kit dei test)
Trasfusioni sanguinee, trasfusioni sanguinee molteplici
Mieloma molteplice
Anticorpi HLA (contro antigeni dei leucociti di tipo I e di tipo II)
Anticorpi anti-muscoli lisci
Anticorpi anti-celle parietali
IgM (anticorpi) anti-epatite A
IgM anti-Hbc
Somministrazione di preparati di immunoglobulina umana raccolti prima di 1985
Emofilia
Disordini ematologici maligni/limfoma
Cirrosi biliare primaria
Sindrome di Stevens-Johnson
Febbre Q con epatite associata
Campioni trattati con calore (specimens)
Siero lipemico (sangue con alti livelli di grassi o lipidi)
Siero emolizzato (sangue in cui l’emoglobulina si separa dai globuli rossi)
Iperbilirubinemia
Globuline prodotte durante gammopatie policlonali (le quali si riscontrano in gruppi a rischio AIDS)
Individui sani come risultato di reazioni crociate non capite
Ribonucleoproteine umane normali
Altri retrovirus
Anticorpi anti-mitocondriali
Anticorpi anti-nucleari
Anticorpi anti-microsomiali
Anticorpi dell’antigene di leucociti delle cellule T
Proteine nel filtro di carta
Virus Epstein-Barr
Leishmaniasi viscerale
Sesso anale ricettivo

Cosa rilevano dunque questi test che si definiscono specifici per HIV, se invece danno una reazione crociata con innumerevoli tipi di anticorpi non specifici?

In un’intervista del 2009, il co-scopritore del virus HIV Luc Montagnier ha dichiarato che:

“POSSIAMO ESSERE TUTTI ESPOSTI AL VIRUS HIV SENZA ESSERNE CRONICAMENTE INFETTATI; UN SISTEMA IMMUNITARIO FUNZIONANTE DEBELLERA’ IL VIRUS IN POCHE SETTIMANE”.

Il prof. Montagnier dovrebbe spiegarci come sia possibile liberarsi “in modo” naturale da un retrovirus che per quasi 30 anni è stato definito incurabile, letale, altamente trasmissibile….

Inoltre ricordiamo che la funzione di un vaccino è creare gli anticorpi verso la malattia stessa. Se una persona risulta positiva al test per il citomegalovirus o la toxoplasmosi, ad esempio, viene dichiarata immunizzata verso tali agenti patogeni, poiché nel sangue vengono rilevati appunto gli anticorpi specifici. Nei test HIV che, come abbiamo visto i produttori stessi dichiarano non in grado di identificare gli anticorpi HIV, la positività (ovvero la presenza dei anticorpi) viene invece valutata come indicatore di infezione cronica, progressiva e mortale.

Ma se anche l’HIV fosse un retrovirus, come sostenuto da decenni, è importante sapere che nella storia della microbiologia e della virologia nessun retrovirus è mai stato né pericoloso nè letale. Il nostro patrimonio genetico contiene infatti circa novantasettemila (97000) retrovirus endogeni (ovvero innati, non acquisiti dall’esterno) naturalmente presenti nel nostro organismo e assolutamente innocui.

Le culture cellulari usate da Gallo nel 1983, a cui seguì la pubblicazione su Science dell’articolo-annuncio della scoperta del virus HIV, erano mescolate a linfociti provenienti dal sangue di cordone ombelicale, tessuto riconosciuto da tempo per la sua ricchezza in retrovirus umani. Tale articolo comprende dunque gravi errori metodologici.

15 anni più tardi vennero effettuati controlli sperimentali in laboratori francesi e statunitensi che pubblicarono un articolo nella rivista Virology (1997), in cui si dimostravano i risultati dei loro studi al microscopio elettronico sui gradienti ottenuti a partire da culture cellulari che si ritenevano infette da HIV. In entrambi gli studi, gli autori hanno riscontrato un’abbondanza di residui cellulari senza alcuna evidenza accettabile di particelle retro virali. Quasi nello stesso momento Luc Montagnier venne intervistato da Djamel Tahi e finì per ammettere che in effetti il virus HIV non era mai stato isolato nel suo laboratorio.

 

Da cosa è causata allora l’’Aids?

L’immunodeficienza è conosciuta in medicina da secoli ed è prevalentemente causata da:

  • Uso e abuso di droghe, soprattutto nitrito di amile (“Popper”); indicativa a questo proposito la seguente ordinanza del Ministro Fazio, di cui nessuno ha parlato:

Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali

ORDINANZA 19 novembre 2009

Divieto di fabbricazione, importazione, immissione sul mercato e uso di achil-nitriti alifatici, ciclici o eterociclici e loro isomeri, in quanto tali o in quanto componenti di miscele o di articoli (Poppers). (10A00117) (G.U. Serie Generale n. 8 del 12 gennaio 2010

Tenuto conto che gli alchil-nitriti sono  stati  riconosciuti come

immunosoppressori e  promotori  della  replicazione  virale  e delle cellule tumorali, nonchè l’assunzione abituale di dette sostanze e’ stata  associata  ad  aumento  di   rischio   di   infezioni virali trasmissibili per via sessuale e di sarcoma di Kaposi;

Ritenuto pertanto di dover  adottare  specifiche  disposizioni  per limitare l’uso non  regolare  di  sostanze  denominate  «poppers»  in quanto tali o in quanto componenti di miscele o articoli; Rilevato che e’ necessario e urgente mantenere, fino a  quando  non si disporra’ di una soluzione permanente,  disposizioni  cautelari  a tutela dell’incolumita’ pubblica;Visto il decreto del Presidente della  Repubblica  21  maggio  2009 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  del  28  maggio  2008,  n.  122,recante «Attribuzione del titolo di vice Ministro al  Sotto segretario di Stato presso  il  Ministero  del  lavoro,  della  salute  e  delle politiche sociali prof. Ferruccio Fazio, a norma dell’art. 10,  comma3 della legge 23 agosto 1988, n. 400»;

ORDINA:

  •  Art. 1

Campo di applicazione

  1.  E’ vietata la fabbricazione, immissione sul mercato e l’uso di

alchil-nitriti alifatici, ciclici o eterociclici e  loro  isomeri  in

quanto tali  o  in  quanto  componenti  di  miscele  o  di  articoli,

destinati a consumatori.

  •  Art. 2

Ritiro dal commercio

  1.  Le sostanze, le miscele e gli articoli di cui all’art. 1,  gia’

immessi sul mercato,  devono  essere  ritirati  dal  commercio  entro

trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente ordinanza.

  • Art. 3

Vigilanza

  1.  Le Autorita’ sanitarie di controllo e  gli  organi  di  polizia

giudiziaria e postale  sono  preposti  alla  vigilanza  sulla  esatta

osservanza della presente ordinanza.

  •  Art. 4

Disposizioni transitorie e finali

  1.  La presente ordinanza ha validita’ di 12 mesi a decorrere dalla

data di pubblicazione.

  1. La presente ordinanza entra in vigore il medesimo giorno  della

sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 19 novembre 2009

 

  • Il vice Ministro: Fazio

Registrato alla Corte dei conti il 21 dicembre 2009

Ufficio di  controllo  preventivo  sui  Ministeri  dei  servizi  alla

persona e dei beni culturali, registro n. 7, foglio n. 177.

 

  •  Patologie varie (emofilia, malaria, lebbra, tubercolosi, infezioni ricorrenti di varia natura, abuso di antibiotici e cortisonici, che sono immunosoppressori;
  •  Gli stessi farmaci anti-hiv (come dichiarato nel loro stesso foglio illustrativo); carenze alimentari, malnutrizione, assenza di acqua potabile-Africa.

 

L’AIDS e la legge.

La corte di Dortmund, il 15 Gennaio 2001, ha emesso una sentenza di condanna ad 8 mesi, con sospensione della pena, in un procedimento per corte di Dortmund(Legge § 220a StGB) contro le Autorità Sanitarie Federali Tedesche e contro il Parlamento della Repubblica Federale Tedesca. Le autorità sanitarie erano accusate di aver diffuso informazioni e foto false relative all’isolamento del virus HIV.

il Parlamento Tedesco era accusato di aver assecondato tali menzogne nonostante fosse a conoscenza dal 1994 del fatto che il virus HIV non è mai stato isolato, e che conseguentemente nessun test poteva essere approvato ed utilizzato per definire infette persone che, sane prima del test, sono poi morte dopo un trattamento con farmaci antiretrovirali.

La tesi dell’accusa, e cioè che ne Montagnier (1983) ne Gallo (1984) avevano isolato alcun virus in connessione con l’AIDS e che il Bundestag era dal 1994 a conoscenza di tale fatto, è stata provata sulla base di un documento registrato negli archivi del German Bundestag stesso col numero DS 12/8591. Dopo la sentenza i ricorrenti hanno indirizzato una lettera nella quale descrivono le motivazioni e le conclusioni del procedimento legale a:

* ONU, Office of the High Commissioner for Human Rights, Mary Robinson
* Tutti i capi di Stato e tutti i capi di Governo
* Tutte le Organizzazioni Governative

 

Un’altra notizia non riportata dai mass media, liberamente consultabile sul sito americano del CDC; ne riportiamo un estratto significativo:

On Jan 4, 2010, the US government made a very significant about face: “HHS/CDC is removing HIV infection from the definition of communicable disease of public health significance contained in 42 CFR 34.2(b) and scope of examination, 42 CFR 34.3 because HIV infection does not represent a communicable disease that is a significant threat to the general U.S. population”.

“L’HIV NON E’ UNA MALATTIA SESSUALMENTE TRASMISSIBILE DI RILEVANZA PER LA SALUTE PUBBLICA” 

(Center for Diseases Control & Hillary Clinton, 4 gennaio 2010)

 

Nessuno stato europeo considera l’aids un’emergenza epidemica, tanto è vero che anche in Italia è considerata solo epidemia di Classe III (perfino la sorveglianza epidemiologica della rosolia si trova in Classe II, quindi è considerata più rilevante).

 

Padian Study:

il più importante studio epidemiologico condotto sulla trasmissibilità dell’hiv, condotto in California, ha esaminato 175 coppie eterosessuali sessualmente attive, in cui un partner era sieropositivo e l’altro sieronegativo; le coppie sono state monitorate per un periodo di oltre 6 anni per valutare eventuali casi di siero conversione. Un quarto delle coppie ammise di non usare precauzioni durante i rapporti sessuali: non ci fu nemmeno un caso di siero conversione.

 

-Estratto della tesi di laurea in Medicina e Chirurgia del dr. Daniele MANDRIOLI,

(Università degli Studi di Bologna, Votazione 110/110 e lode, reperibile in formato video su youtube)

.Legislazioni nazionali e internazionali che si contraddicono da sole e incoerenze diagnostiche e cliniche-

 

.La diagnosi secondo la legge italiana.

 

La nostra indagine non poteva che cominciare dal sito del Ministero della Salute. Qui scopriamo che la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) viene diagnosticata in Italia secondo i criteri stabiliti dalla circolare del Ministero della Sanità n. 9 del 9 aprile 1994, integrati successivamente dai decreti interministeriali del 21 ottobre 1999 e del 7 maggio 2001. Queste disposizioni si rifanno ai criteri suggeriti dal CDC nel documento «Revised Classification System for HIV Infection and Expanded Surveillance Case Definition for AIDS Among Adolescents and Adults» del 1993.

Riportiamo ora un estratto della circolare n. 9 del 9 aprile 1994 sottolineando quelle parti che verranno poi analizzate più a fondo.

Circolare Ministero della Sanità 29 aprile 1994, n. 9

(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 13 maggio 1994)

Revisione della definizione di caso di AIDS ai fini della sorveglianza epidemiologica

Lista delle malattie infettive di AIDS:

 

– candidosi di bronchi, trachea, o polmoni;

– candidosi esofagea;

– carcinoma cervicale invasivo;

– coccidioidomicosi disseminata o extrapolmonare;

– criptococcosi extrapolmonare;

– criptosporidiosi intestinale cronica (durata un mese);

– infezione da Cytomegalovirus (con interessamento diverso o in aggiunta

a fegato, milza o l’infonodi);

– retinite da Cytomegalovirus;

– encefalopatia HIV-correlata;

– herpes simplex: ulcera cronica (durata un mese), o bronchite, polmonite,

o esofagite;

– istoplasmosi disseminata o extrapolmonare;

– isosporidiosi intestinale cronica (durata un mese);

– linfoma di Burkitt;

– linfoma immunoblastico;

– linfoma primitivo cerebrale;

– micobatteriosi da M. Avium o da M. Kansasii disseminata o extrapolmonare;

– tubercolosi polmonare;

– tubercolosi extrapolmonare;

– micobatteriosi da altre specie o da specie non identificate disseminata

o extrapolmonare;

– polmonite da Pneumocystis Carinii;

– polmonite ricorrente;

– leucoencefalopatia multifocale progressiva;

– sepsi ricorrente da salmonella;

– toxoplasmosi cerebrale;

– wasting syndrome HIV-correlata;

 

La notifica dei casi conclamati di sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) è obbligatoria in base al decreto ministeriale 28 novembre 1986 del Ministero della Sanità.

Definizione epidemiologica di caso adulto di AIDS per cui è richiesta la notifica:

  1. In assenza di risultati positivi circa l’infezione da HIV, ed in assenza di altre cause note di immunodeficienza, ognuna delle forme cliniche di seguito elencate è indicativa di AIDS se diagnosticata in modo definitivo (per la definizione di diagnosi accertata vedi le successive istruzioni della sezione 2 della scheda):

– candidosi esofagea, tracheale, bronchiale o polmonare;

– criptococcosi extrapolmonare;

– criptosporidiosi con diarrea persistente da oltre un mese;

– infezione da Cytomegalovirus polmonare o del S.N.C;

– infezione da Herpes simplex ulcerativa e persistente o bronchite o polmonite, o esofagite;

– sarcoma di Kaposi in un paziente di età superiore ai 60 anni;

– linfoma cerebrale primitivo in un paziente di età inferiore ai 60 anni;

– micobatteriosi atipica disseminata (con localizzazione diversa o in aggiunta a quella polmonare o di linfonodi ilari o cervicali);

– polmonite da Pneumocystis Carinii;

– leucoencefalite multifocale progressiva;

– toxoplasmosi cerebrale.

  1. In presenza di risultati positivi circa l’infezione con HIV indipendentemente dal riscontro con altre cause note di immunodeficienza, ognuna delle forme cliniche già riportate nel paragrafo 1, e di quelle sottoelencate, con il relativo livello di accertamento diagnostico, è indice di diagnosi di AIDS. Per la definizione di diagnosi accertata e presuntiva di ciascuna specifica patologia vedi le successive istruzioni della sezione 2 della scheda.

Malattie per le quali è richiesto l’accertamento diagnostico:

– coccidioidomicosi disseminata (con localizzazioni diverse associate a polmoni o linfonodi ilari o cervicali);

– encefalopatia da HIV, detta AIDS dementia complex;

– istoplasmosi disseminata (con localizzazioni diverse o associate in polmoni o linfonodi ilari o cervicali);

– isosporiasi con diarrea persistente da oltre un mese;

– linfoma cerebrale primitivo a qualsiasi età;

– altri linfomi non Hodgkin del fenotipo immunologico a cellule o di fonotipo immunologico sconosciuto e dei seguenti tipi istologici:

  1. a) linfoma a cellule piccole non clivate; b) sarcoma immunoplastico;

– qualsiasi infezione disseminata da Micobatteri diversi da quelli della tubercolosi;

– setticemia ricorrente da salmonella non tifoide;

– wasting syndrome;

– carcinoma cervicale invasivo.

Malattie per le quali è sufficiente una diagnosi presuntiva:

– esofagite da Candida;

– retinite da CMV con grave compromissione del virus;

– sarcoma di Kaposi;

– micobatteriosi disseminata;

– polmonite da Pneumocystis Carinii;

– tubercolosi extrapolmonare;

– polmonite ricorrente;

– tubercolosi polmonare;

– toxoplasmosi cerebrale.

SEZIONE 2

In assenza di evidenza di laboratorio per l’infezione da HIV le cause di immunodeficienza che squalificano le infezioni opportuniste come indicatori di AIDS sono:

– terapia corticosteroidea sistemica ad alte dosi o a lungo termine o altre terapie immunodepressive o citotossiche nei tre mesi prima dell’inizio della malattia opportunistica;

– qualsiasi delle seguenti malattie diagnostiche prima o entro tre mesi dopo la diagnosi di malattia opportunistica;

– leucemia linfocitica;

– mieloma multiplo;

– morbo di Hodgkin;

– linfoma non Hodgkin oppure altri tumori maligni di tessuti linforeticolari o istioetici, per esempio linfoma di Burkitt, istiocitiosi X, sarcoma

immunoblastico, micosi fungoide, sindrome di Szezary, linfoadenopatia angioimmunoblastica;

– una sindrome di immunodeficienza acquisita atipica per l’infezione da HIV come quelle in cui si rileva una ipogammaglobulinemia, o una sindrome di immunodeficienza genetica.

Altre possibili cause di immunodeficienza di per sé non squalificano la malattia opportunistica come indicatore di AIDS.

Nella circolare del 1994 non viene presa in considerazione la conta dei linfociti CD4 come parametro diagnostico di AIDS, al contrario di quanto suggerito dal CDC. Ma coi due decreti ministeriali sopra citati, il legislatore introdurrà sia la conta dei linfociti CD4, sia l’indice di Karnofsky (che valuta lo stato fisico di un malato oncologico) come parametri di «grave deficienza immunitaria» che permettono la diagnosi di AIDS nel paziente sieropositivo. Ecco un estratto dei due decreti.

Decreto 21 ottobre 1999

(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 299 del 22 dicembre 1999)

Definizione dei casi di AIDS conclamata o di grave deficienza immunitaria per i fini di cui alla legge 12 luglio 1999, n. 231

ART. 1 – Definizione di caso di AIDS

  1. La definizione di caso di AIDS conclamata ricorre, ai fini di cui all’art. 1 della legge 12 luglio 1999, n. 231, nelle situazioni indicate nella circolare del Ministero della Sanità 29 aprile 1994, n. 9, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 13 maggio 1994.

ART. 2 – Grave deficienza immunitaria

  1. La grave deficienza immunitaria ricorre, ai fini di cui all’art. 1 della legge 12 luglio 1999, n. 231, quando, anche in assenza di identificazione e segnalazione ai sensi della circolare di cui all’art. 1 del presente decreto, la persona presenti anche uno solo dei seguenti parametri:

– numero di linfociti TCD4+ pari o inferiore a 100/mmc, come valore ottenuto in almeno due esami consecutivi effettuati a distanza di quindici giorni l’uno dall’altro;

– indice di Karnofsky pari al valore di 50.

Decreto 7 maggio 2001

Definizione dei casi di AIDS conclamata o di grave deficienza immunitaria per i fini di cui alla legge 12 luglio 1999, n. 231. Modifica dell’art. 2 del decreto interministeriale 21 ottobre 1999

ART. 1 – Modificazioni all’art. 2 del decreto interministeriale 21 ottobre 1999

L’art. 2 del decreto del Ministro della Sanità di concerto con il Ministro della Giustizia del 21 ottobre 1999 citato nelle premesse è sostituito dal seguente:

ART. 2 – Grave deficienza immunitaria

  1. La grave deficienza immunitaria ricorre, ai fini di cui all’art. 1 della legge 12 luglio 1999, n. 231, quando, anche in assenza di identificazione e segnalazione ai sensi della circolare di cui all’art. 1 del presente decreto, la persona presenti anche uno solo dei seguenti parametri:
  2. a) numero di linfociti TCD4+ pari o inferiore a 200/mmc, come valore ottenuto in almeno due esami consecutivi effettuati a distanza di 15 giorni l’uno dall’altro;
  3. b) indice di Karnofsky pari o inferiore al valore di 50.

 

Discussione

È sorprendente apprendere che per legge e secondo il Center of Disease Control and Prevention (CDC), organo ufficiale americano preposto alla sorveglianza delle epidemie, si può avere AIDS in assenza di HIV. Recita infatti la legge «in assenza di risultati positivi circa l’infezione da HIV, ed in assenza di altre cause note di immunodeficienza, ognuna delle forme cliniche di seguito elencate è indicativa di AIDS se diagnosticata in modo definitivo».

Questo contraddice la famosa Dichiarazione di Durban -voluta con urgenza da Montagnier- pubblicata su Nature con 5000 firmatari, tra cui 11 premi Nobel, dove si afferma che «patients with acquired immune deficiency syndrome, regardless of where they live, are infected with HIV», cioè «i pazienti con AIDS, indipendentemente da dove vivono, sono infetti da HIV».

Allora perché è possibile fare diagnosi di AIDS in assenza di esami di laboratorio che confermino che l’individuo è sieropositivo? Infatti pazienti che sono negativi in qualsiasi test per HIV, se sviluppano un sarcoma di Kaposi a più di 60 anni sono legalmente etichettabili come pazienti con AIDS. Ricordiamoci, però, che Moritz Kaposi scoprì il sarcoma che porta il suo nome nel 1872 [98], proprio su 5 pazienti anziani. Perciò è alquanto improbabile che l’HIV ne sia la causa esclusiva, essendo comparso più di cento anni dopo.

Quindi non possiamo considerare il sarcoma di Kaposi come sintomo patognomonico di infezione da HIV. E se un sintomo non è patognomonico (cioè attribuibile solo ed esclusivamente ad HIV), e se inoltre gli esami di laboratorio escludono la presenza di HIV, fino a prova contraria la malattia sarebbe da considerarsi idiopatica (cioè di origine sconosciuta) oppure dovrebbero essere ricercate altre possibili cause.

Come osservato da Ruggiero, Galletti et al. [99], il ministero stesso elenca alcune cause di immunosoppressione (terapie corticosteroidea o citotossiche, nei tre mesi precedenti l’insorgenza della malattia opportunistica) che entrano in diagnosi differenziale con HIV. Cioè ammette che i sintomi, dovuti alle altre cause di immunodepressione elencate nella circolare, siano indistinguibili dai sintomi dovuti ad HIV. Ma inspiegabilmente la legge afferma anche che «altre possibili cause di immunodeficienza di per sé non squalificano la malattia opportunistica come indicatore di AIDS».

La legge, quindi, ignora come possibili altre cause tutte quelle condizioni patologiche o fisiologiche che possono portare a immunodepressione, solo perché non presenti nella circolare, quali: malnutrizione, stress (psicologico e fisico), abuso di droghe, farmaci, infezioni croniche, flogosi croniche, sostanze tossiche e perfino la gravidanza.

Facciamo un esempio: se una donna HIV negativa, che è incinta e allo stesso tempo abusa di droghe, sviluppa una toxoplasmosi cerebrale, può venire diagnosticato come caso di AIDS (anche se è sieronegativa).

Al contrario, un paziente HIV negativo affetto da sarcoidosi, che è in terapia con corticosteroidi ad alte dosi e sviluppa la stessa infezione, non viene diagnosticato come caso di AIDS, solo perché i corticosteroidi sono elencati nella circolare (mentre l’abuso di droghe no).

Questo non ha alcuna giustificazione dal punto di vista medico-legale poiché una toxoplasmosi cerebrale non ha come uniche cause necessarie, esclusive e sufficienti HIV e quelle elencate dalla circolare.

Bensì tutte le cause possibili, indipendentemente che siano o non siano nell’elenco.

Una toxoplasmosi cerebrale non si può quindi assolutamente considerare patognomonica di infezione di HIV, soprattutto in un e paziente sieronegativo dove non si siano escluse altre plausibili cause.

«In presenza di risultati positivi circa l’infezione con HIV indipendentemente dal riscontro con altre cause note di immunodeficienza, ognuna delle forme cliniche già riportate nel paragrafo 1, e di quelle sottoelencate, con il relativo livello di accertamento diagnostico, è indice di diagnosi di AIDS».

Si esclude cioè il ruolo di concausa di qualsiasi altro tipo di immunosoppressore, se è presente HIV, nel generare il quadro clinico. Perciò, se un paziente sieropositivo assume cortisone e chemioterapici, considerati nella medesima circolare fattori capaci di generare sintomi indistinguibili da quelli di HIV, e in seguito sviluppa una polmonite opportunista, viene necessariamente diagnosticato come malato di AIDS.

Egli non può, secondo la legge, essere considerato come un paziente sieropositivo che ha sviluppato una polmonite opportunista iatrogena (cioè causata da atto o terapia medica). Questo è totalmente irrazionale.

Dal momento che la legge ammette che entrambe possano essere cause sufficienti nel dare il medesimo sintomo, non dovrebbe poi negare a una delle due il valore di concausa quando siano entrambe presenti. Infatti, se il medesimo paziente assume alte dosi del farmaco immunodepressore, sarà più probabilmente questo a contribuire come concausa di maggior peso allo sviluppo del quadro clinico. Al contrario, se assume dosi bassissime del farmaco immunodepressore e si sviluppa comunque un quadro clinico grave, si potrebbe eventualmente considerare come preponderante il ruolo della concausa HIV. Ma in nessun caso si dovrebbero poter considerare come cause mutualmente esclusive, cioè che si escludono a vicenda, fino a prova contraria.

 

HIV: ULTERIORE LETTERATURA MEDICA

1)“In 1985, at the beginning of HIV testing, it was known that “68% to 89% of all repeatedly reactive ELISA (HIV antibody) tests [were] likely to represent false positive results.” (New England Journal of Medicine. 1985)”.

NEW ENGLAND JOURNAL O MEDICINE: “dal 68% all’89% dei test Elisa per anticorpi HIV rappresentano falsi positivi”

2) In 1992, the Lancet reported (“HIV Screening in Russia”) that for 66 true positives, there were 30,000 false positives. And in pregnant women, “there were 8,000 false positives for 6 confirmations.”

LANCET: “per 66 individui positivi al test hiv ci sono 30.000 falsi positivi”

In September 2000, the Archives of Family Medicine stated that the more women we test, the greater “the proportion of false-positive and ambiguous (indeterminate) test results.”

The tests described above are standard HIV tests, the kind promoted in the ads. Their technical name is ELISA or EIA (Enzyme-linked Immuno-sorbant Assay). They are antibody tests. The tests contain proteins that react with antibodies in your blood.

False Positives.

In the U.S., you’re tested with an ELISA first. If your blood reacts, you’ll be tested again, with another ELISA. Why is the second more accurate than the first? That’s just the protocol. If you have a reaction on the second ELISA, you’ll be confirmed with a third antibody test, called the Western Blot. But that’s here in America. In some countries, one ELISA is all you get.

It is precisely because HIV tests are antibody tests, that they produce so many false-positive results. All antibodies tend to cross-react. We produce anti-bodies all the time, in response to stress, malnutrition, illness, drug use, vaccination, foods we eat, a cut, a cold, even pregnancy. These antibodies are known to make HIV tests come up as positive.

The medical literature lists dozens of reasons for positive HIV test results: “transfusions, transplantation, or pregnancy, autoimmune disorders, malignancies, alcoholic liver disease, or for reasons that are un-clear…” (Archives of Family Medicine. Sept/Oct. 2000).

“Liver diseases, parenteral substance abuse, hemodialysis, or vaccinations for hepatitis B, rabies, or influenza…” (Archives of Internal Medicine, August, 2000).

The same is true for the confirmatory test the Western Blot. Causes of indeterminate Western Blots include: “lymphoma, multiple sclerosis, injection drug use, liver disease, or autoimmune disorders. Also, there appear to be healthy individuals with antibodies that cross-react….” (ibid).

ARCHIVES OF INTERNAL MEDICINE: “ESISTONO DOZZINE DI CAUSE CHE POSSONO RENDERE POSITIVO UN TEST HIV: VACCINAZIONI, INFLUENZA, GRAVIDANZA, TRASFUSIONI, E INOLTRE CI SONO INDIVIDUI SANI I CUI ANTICORPI REAGISCONO AL TEST HIV”.

Pregnancy is consistently listed as a cause of positive test results, even by the test manufacturers. “[False positives can be caused by] prior pregnancy, blood transfusions… and other potential nonspecific reactions.” (Vironostika HIV Test, 2003).

 

ALTRA LETTERATURA: 

  • Già nel 1985, proprio il futuro Nobel Montagnier mostrò sulla prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine che un test Hiv positivo ritorna negativo e che un conteggio di cellule T4 basso torna normale attraverso la cessazione dei rapporti anali, ciò significa che il risultato positivo del test Hiv non è dovuto a un retrovirus:

 

x5

 

http://www.annals.org/content/103/4/545.abstract

  • Articolo storico scritto del co-premio Nobel Howard Temin (per la scoperta della transcriptasi inversa) che dimostra come questo enzima NON sia specifico di una ipotetica attività retrovirale.

 

revers trasciption

 

http://mbe.oxfordjournals.org/content/2/6/455.full.pdf

  • La prestigiosa rivista Science, pubblicò un articolo storico che dimostra come il famoso “virus” hiv non uccida i linfociti T nelle colture di laboratorio.

http://www.sciencemag.org/content/229/4720/1400.abstract

  •  La prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine afferma che svariate patologie AIDS-correlate appaiono poco dopo aver iniziato la terapia antiretrovirale. Ma per molti sono farmaci “salvavita”.

http://www.annals.org/content/133/6/447.abstract

  • Il CDC (Centro di Controllo per le Malattie) affermò, prima di sfruttare l’idea infondata di un virus che “l’esposizione ad alcune sostanze tossiche e droghe (piuttosto che un agente infettivo) può condurre all’ immunodeficienza un gruppo di omosessuali maschi che condivide un particolare stile di vita”.

http://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/00001114.htm

  • Secondo questo studio, pubblicato proprio da Gallo e Gonda, il presunto virus HTLV-3/HIV si trova nella saliva. E, sebbene esistano test salivari per la rilevazione dei presunti anticorpi HIV (se ci sono anticorpi in un fluido organico, deve esserci anche il virus), da decenni viene detto che il virus non si trasmette con starnuti, colpi di tosse, etc… La foto, secondo gli autori, rappresenterebbe una micrografia elettronica del virus nella saliva.

http://www.sciencemag.org/content/226/4673/447.abstract

  • In questo articolo dell’American Journal of Reproduction and Immunology si dimostra come le presunte “proteine hiv” siano presenti nella placenta umana. Ricordiamo che nei loro esperimenti all’inizio degli anni 80 sia Gallo che Montagnier aggiunsero nelle colture cellulari in cui affermarono di aver trovato il nuovo retrovirus hiv proprio della placenta umana.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/1930645

Come infatti si può notare nella micrografia seguente, confrontando le particelle isolate da Montagnier con le particelle presenti nella placenta umana, non vi è alcuna differenza:

  • Articolo che dimostra la presenza della “carica virale” in soggetti sieronegativi.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9890848

  •  Il più grande studio mai effettuato sulla presunta trasmissione del “virus hiv” con lo scambio di siringhe infette dimostra che tra la persone che usavano gli aghi sterili distribuiti dalle associazioni di prevenzione il livello di sieroconversione era molto superiore rispetto a chi si scambiava aghi potenzialmente infetti:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9420522

  •  Articolo sull’epatotossicità dei farmaci antiretrovirali. Il collasso epatico è la prima causa di morte nei sieropositivi e non fa parte delle presunte patologie hiv-correlate:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11830344

  •  Articolo che dimostra come pazienti confermati sieropositivi siano ritornati sieronegativi:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9863108

  •  Studio pubblicato su Lancet: le donne sieropositive che allattano al seno i bambini NON trasmettono il “virus”. I bambini che bevono latte non materno…diventano sieropositivi… Ma alle donne sieropositive e ai loro nascituri viene somministrato il chemioterapico tossico AZT per “prevenire” in contagio madre-figlio.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10465172

  • Recentemente un gruppo di ricerca italiano ha dimostrato e pubblicato sulla prestigiosa rivista Blood (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22286198) che si può incontrare HIV molte volte e rimanere (o tornare) sieronegativi. Questi ricercatori, mediante sofisticate analisi molecolari hanno dimostrato che esistono soggetti i cui CD4 recano traccia (firma di miRNA) molecolare dell’incontro con HIV, ma che restano (o tornano ad essere) sieronegativi (vedi lavoro su Blood allegato). Le parole chiave sono all’inizio della discussione: In this study, we have shown that exists a miRNA signature that discriminate infected from exposed uninfected subjects. Cioè esistono soggetti con esposizioni multiple che hanno incontrato inequivocabilmente il virus (miRNA signature), definiti “exposed” ma restano (o tornano ad essere) sieronegativi, e secondo loro, “uninfected”. Questa è la dimostrazione molecolare delle parole del Prof. Montagnier “puoi incontrare HIV tutte le volte che vuoi ed il tuo sistema immunitario se ne libererà in poche settimane, se hai un buon sistema immunitario”. Il che vuol dire che prima viene l’immunodeficienza e poi l’infezione produttiva di HIV ed eventualmente la sua cronicizzazione.

Questo lavoro dimostra chiaramente che i test anticorpali non sono in grado di rilevare l’infezione da HIV in quanto puoi avere incontrato il virus (come dimostrato dalla firma molecolare), ma essere sieronegativo.

Se si entra nel dettaglio, ovviamente lo studio dimostra che l’esposizione era avvenuta molto tempo prima; cioè non è che ancora non sono diventati HIV+ e lo diventeranno tra un po’. Questo è scritto chiaramente nella discussione. Inoltre il lavoro su Blood dimostra che l’approccio con vaccini che usino proteine virali non appare molto promettente (nonostante 25 anni di ricerche e soldi pubblici spesi dall’Istituto Superiore di Sanità). Infatti nelle conclusioni scrivono chiaramente, pur usando la diplomazia necessaria:

Furthermore, the evidence that HIV-1 antigen exposure (as observed both in ex vivo and in vitro condition) causes a significant change in miRNA expression profile, is particularly intriguing because of its possible implication for understanding the inefficacy of some HIV-1 vaccine based on viral proteins as antigens.).

Cioè, danno per acquisita l’inefficacia e dicono che grazie ai loro risultati si può comprendere il perché dell’inefficacia, Questo articolo dimostra che :

1 si può essere esposti a quello che viene chiamato hiv e/o alle sue proteine specifiche e rimanere sieronegativi ;

2 I soggetti esposti all’Hiv che non diventano sieropositivi non svilupperanno dunque mai l’Aids per definizione ;

3 I test Elisa e Western Blot non sono dunque adeguati per dimostrare l’esposizione all’Hiv dato che gli autori dimostrano che ci sono individui che recano la firma molecolare di esposizioni multiple all’Hiv ma rimangono sieronegative ai test suddetti ;

4 Quindi la sieropositività non è dovuta alla sola esposizione all’Hiv; ci sono altri fattori che rendono sieropositivi ;

5 Ipotetici vaccini sono inutili, e questo spiega l’ennesima truffa e il totale fallimento con annesso spreco di miliardi di Ensoli e compagnia bella.

  • Riportiamo, infine, un estratto molto indicativo di un procedimento penale nei confronti di Robert Gallo, tenutosi in Australia nel 2007 in cui Gallo stesso ammette davanti al Giudice che L’HIV NON E’ LA CAUSA DELL’AIDS.

L’avvocato a Gallo: “Lei aveva trovato l’hiv in 48 persone su 119, cioè il 40%?”

Gallo: “Sono d’accordo”

L’avvocato: “E’ d’accordo sul fatto che l’isolamento dell’HIV soltanto dal 40% dei pazienti non costituisce la prova che l’HIV causa l’AIDS?”

Gallo: “Direi di sì, da solo, indipendentemente, un isolamento del 40% di un nuovo virus, direi che non è la causa“.

A pagina 1300 Gallo ammette il fatto di riscontrare basse percentuali di positività nei soggetti con i sintomi dell’AIDS:

Avvocato: “Per gli adulti con KS (Sarcoma di Kaposi), del 30%; per gli adulti con infezioni opportunistiche da AIDS del 47%. Lei accetta le sue cifre?”

Gallo: “Accetto le cifre”.

Nella pagina 1317 Gallo riconosce che non ha riscontrato il cosiddetto HIV nelle lesioni da KS (Sarcoma di Kaposi) e nemmeno nelle cellule T; nella pagina 1318 Gallo ammette che i test PCR di ‘carica virale’ non possono essere adoperati per dimostrare l’avvenuta infezione dovuta ad un virus.

NB: La trascrizione del processo è su: http://aras.ab.ca/articles/legal/Gallo-Transcript.pdf

L’ossessione virale e il fallimento di ROBERT GALLO:

-la questione del virus “HL23V”-.

 

Nel 1984 Gallo aveva già passato più di una decina d’anni nella ricerca dei retrovirus e del cancro. Era uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della guerra contro il cancro del Presidente Nixon. Verso la metà degli anni ’70 Gallo affermò di aver scoperto il primo retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Affermava che i suoi dati provavano l’esistenza di un retrovirus che egli chiamò HL23V. Ora, proprio come avrebbe fatto più tardi per l’Hiv, Gallo usò le reazioni agli anticorpi per ‘provare’ quali proteine nelle colture erano proteine virali. E non molto tempo dopo altri proclamarono di aver trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non avevano la leucemia. Comunque, pochi anni dopo si dimostrò che questi anticorpi capitavano in modo naturale ed erano diretti contro molte sostanze che non avevano niente a che fare con i retrovirus. Allora ci si rese conto che l’HL23V era un grosso errore. Non vi era alcun retrovirus dell’HL23V. Così i dati di Gallo diventarono motivo di imbarazzo e ora l’HL23V è scomparso. Quello che ci sembra interessante è sapere che la dimostrazione usata per affermare l’esistenza dell’HL23V è lo stesso tipo di dimostrazione data per provare l’esistenza dell’Hiv.

 

Esempio di una reale foto al microscopio elettronico che mostra l’isolamento e la purificazione virale; le piccole frecce indicano impurità, le restanti particelle sono tutte virali (virus Friend della leucemia, fotografato nel 1965 dal prof. Etienne De Harven, anatomo-patologo e microscopista elettronico). Tale procedura ufficiale di isolamento e purificazione virale non è mai stata adottata per l’Hiv.

PURIFICAZIONE

Dalla rivista Virology, 1997 – Studio condotto in maniera congiunta da gruppi di ricerca in USA, Francia e Germania, rappresenta il primo e unico tentativo di isolamento e purificazione del presunto retrovirus HIV, dalla sua presunta scoperta nel 1984: gli autori stessi ammettono di aver purificato solo delle vescicole cellulari. I due gruppi di ricerca, inoltre, hanno isolato particelle di dimensioni diverse non solo l’uno dall’altro, ma anche e soprattutto molto più grandi rispetto alle presunte particelle virali isolate da Gallo e Montagnier negli anni 80. Non fu possibile isolare e purificare alcun virus.

Questo è stato confermato anche direttamente in una video intervista da Charles Dauguet,  microscopista elettronico di Luc Montagnier:

In ultima istanza, viene da chiedersi perché il programma mondiale di lotta contro l’aids degli Stati Uniti sia gestito dal National Security Council e dalla CIA, e non sia stato invece affidato agli organismi sanitari competenti.


 

PER INFORMAZIONI E APPROFONDIMENTI CONSULTARE SU  WWW.YOUTUBE.COM:

-“House of Numbers Epidemiologia e Aids”;

-“HIV-AIDS 2014: Ricercatore smaschera e rende pubblica la truffa dell’HIV”;

-“L’Altro lato dell’Aids”;

-“The Emperor’s New Virus?”

-“La scienza del panico”;

– HIV INFORMA: Intervento Prof. Marco Ruggiero;

-Daniele Mandrioli “DOES HIV CAUSE AIDS?”.

 

PER SCARICARE DIRETTAMENTE QUESTA DOCUMENTAZIONE O PER VISIONARE TUTTE LE FOTO E GLI ARTICOLI,CLICCARE IL SEGUENTE LINK

ALLEGATI

LETTURE

Questo articolo è stato tradotto dal tedesco allo spagnolo e dallo spagnolo all’italiano da traduttori non professionisti. Scusate quindi eventuali errori di definizione di termini medici o di forma.

E’ in nostra opinione un articolo molto importante perché permette di aprire una discussione sul fatto che quello che viene presentato come distruzione del sistema immunitario da parte dell’ ”HIV”, viene qui descritto come un comportamento cellulare in condizioni di estremo stress, già studiato e conosciuto. Ne deriva che i test non solo sarebbero inutili in quanto le proteine o il DNA rilevati non avrebbero origine virale ma endogena, ma anche estremamente dannosi perché un risultato positivo aumenta enormemente due dei fattori di stress, quello psicologico e quasi sempre quello tossico, per i farmaci somministrati a volte anche come preventivi (antiretrovirali, antibiotici, sulfamidici che presi per lunghi periodi provocano danni permanenti al DNA mitocondriale)…

http://www.tig.org.za/TIGit/Haessig.htm

http://digilander.libero.it/controinfoaids/doc/patogenesi.htm

http://igienismo-igienenaturale.blogspot.it/2008/04/aids-e-se-non-fosse-un-virus.html

 

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Bambini prematuri e vaccinazioni,c’è la giusta informazione?

Danni da vaccini somministrati in bambini nati prematuri.

Dichiarazioni e documentazioni del Dott.Roberto Gava

Aggiornamenti Fonti a fine articolo.

GAVA ROBERTO


I vaccini pediatrici sono tanto più pericolosi quanto più sono numerosi e tanto più il bambino è piccolo

Oggi in Medicina non esiste più il buon senso, ma solo il comportamento finalizzato alla difesa personale.

È un’affermazione forte, ma nasce dallo stato d’animo che suscitano in me alcuni studi clinici in campo vaccinale.

Ho sempre scritto e detto che i vaccini pediatrici sono tanto più pericolosi quanto più sono numerosi e tanto più il bambino è piccolo. Ciò vale in particolare per i bambini nati prematuri.

Cosa dice la letteratura scientifica specializzata in tema vaccinale?(1):

Uno studio clinico ha confrontato gli effetti indesiderati sull’apnea e sulla bradicardia (monitoraggio continuo per 24 ore) di un programma vaccinale (vaccino antidifterico-antitetanico-antipertossico-antiemofilo B) in 98 bambini nati pretermine. La registrazione 24 ore eseguita sia prima che dopo la vaccinazione ha evidenziato solo un caso di apnea con bradicardia prima della immunizzazione e 17 casi dopo l’immunizzazione vaccinale (apnea, bradicardia o desaturazione di ossigeno) (2).

Gli Autori, invece di raccomandare di posticipare il più possibile la vaccinazione in questi bambini (all’incirca almeno dopo il 12° mese o comunque quando i parametri clinici evidenziano il raggiungimento di una normale maturazione dell’organismo in base all’età cronologica), hanno raccomandato che la funzione cardiorespiratoria in neonati pretermine nati con meno di 31 settimane di gestazione venga monitorata per almeno 48 ore dopo la vaccinazione in modo da essere pronti a fornire eventualmente un supplemento di ossigeno o la rianimazione.

Un altro studio condotto su 97 bambini pretermine ha ottenuto gli stessi risultati ed è giunto alle medesime conclusioni (3).

Anche gli Autori di uno studio inglese del 1999 sono giunti alla conclusione che i bambini prematuri che assumono il vaccino tetravalente antidifterico-antitetanico-antipertossico-antiemofilo B sono a rischio di apnea grave, perché dopo il vaccino alcuni bambini, che godevano di buona salute, hanno dovuto essere rianimati e uno ha richiesto intubazione e ventilazione assistita (4).

Uno studio del 2001 ha confermato questi dati affermando pure che i bambini che hanno registrato i danni maggiori erano quelli più giovani al tempo dell’immunizzazione (5).

Uno studio molto recente del 2007 (6), che ha ulteriormente confermato tutti questi precedenti riscontri e che è stato condotto su 239 bambini prematuri seguiti però per soli 3 giorni, ha evidenziato:
– aumento della Proteina C Reattiva (PCR; che sappiamo essere un buon indice di flogosi) nell’85% dei neonati che avevano ricevuto un vaccino multiplo e nel 70% dei neonati che hanno ricevuto un solo vaccino;
disturbi cardiorespiratori di varia gravità nel 16% dei neonati vaccinati.
Anche in questo studio gli Autori non hanno osato proporre di spostare l’età dell’inizio della vaccinazioni, ma si sono solo limitati a consigliare di monitorare i neonati almeno per le prime 48 ore dalla vaccinazione.

Credo che questi dati possano insegnarci che, al di là delle chiacchiere che vengono fatte sulla prevenzione delle malattie,nella pratica si punta più sulla diagnosi precoce che sulla vera prevenzione. A tale proposito bisogna però ricordare che la diagnosi precoce si fa su un organismo con una malattia allo stato iniziale, ma pur sempre già malato e quindi, in questo caso, non si può certamente parlare di prevenzione.
È interessante sottolineare anche che nonostante l’esistenza di studi di questo tipo, nei vari anni si sta tendendo ad abbassare sempre più l’età vaccinale. Infatti, in alcune ASL si chiamano alla vaccinazione i bambini di 2 mesi di vita e indipendentemente che siano nati a termine o siano immaturi!

Fonti e link correlati

1 – Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2010.
2 – Botham S. J. et al. Incidence of apnoea and bradycardia in preterm infants following DTP (w) and Hib immunization: a prospective study. J. Paediatr. Child. Health 33: 418; 1997.
3 – Sanchez P. J. et al. Apnoea after immunization of preterm infants. J. Pediatr. 130: 746; 1997.
4 – Archives of Disease in Childhood 81: 67; 1999.
5 – Sen S. et al. Adverse events following vaccination in premature infants. Acta Paediatr. 90: 916; 2001.
6 – Pourcyrous M et al. Primary immunization of premature infants with gestational age <35 weeks: cardiorespiratory complications and C-reactive protein responses associated with administration of single and multiple separate vaccines simultaneously. J Pediatr. 2007; 151: 167-72.

QUI RIPORTATO IL BUGIARDINO-FONTE TORRINOMEDICA

  • http://www.google.it/cse?cx=partner-pub-7325905446098535%3A1177932178&ie=UTF-8&sa=Cerca+nel+sito&q=synagis&ref=www.google.it%2Furl%3Fsa%3Dt%26rct%3Dj%26q%3D%26esrc%3Ds%26source%3Dweb%26cd%3D2%26ved%3D0CD4QFjAB%26url%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.torrinomedica.it%252F%26ei%3DZESeUse_Be3b4QSwoYCoBQ%26usg%3DAFQjCNGk7OzwU0ZypWOjKni7HierS4pvKA%26bvm%3Dbv.57155469%2Cd.bGE#gsc.tab=0&gsc.q=synagis&gsc.page=1

Come proteggere un bambino prematuro?

Somministrandogli tutti i vaccini disponibili?
vaccino bimba

In questi giorni ho ricevuto la seguente email da una Collega medico:

“Buongiorno, le scrivo come mamma di una bambina nata a 26 settimane e che ora ha 5 giorni di età corretta (quindi 3,5 mesi di vita extrauterina). Ammetto di aver accettato con poca serenità che le somministrassero il Synagis [palivizumab, un anticorpo monoclonale prodotto da tecnologia DNA nelle cellule ospiti del mieloma del topo e utilizzato per la prevenzione di gravi affezioni del tratto respiratorio inferiore provocate dal virus respiratorio sinciziale] considerando il rischio di ammalarsi di virus sinciziale a causa dell’ospedalizzazione, della sua prematurità e della relativa aggressività del virus. Pochi giorni fa (alla fine di dicembre) la bambina ha ricevuto la seconda dose, ma ora direi basta anche se la stagione a rischio prevede somministrazioni mensili del farmaco fino a marzo.

Credo, ringraziando comunque il progresso per la possibilità di far vivere creature così piccole, che l’emorragia cerebrale da farmaci antiinfiammatori per la chiusura del dotto di Botallo e la sospetta enterocolite necrotizzante da farmaci siano sufficienti per non continuare a sovrastimolare farmacologicamente un organismo in crescita e che ancora cerca un suo equilibrio. A casa abbiamo altre due bimbe che frequentano la collettività, ma perché dare per scontato che si ammalino? Alla prima visita pediatrica di follow-up rimasi inorridita dalle proposte vaccinali per tutta la famiglia e contro tutto proposte dalla Collega alla quale ho detto che non si può vivere sotto una campana di vetro e che non condivido tale approccio e che mia figlia non verrà vaccinata. Cosa pensi in merito a questi anticorpi monoclonali? Io la allatto esclusivamente al seno: ma il mio latte non contiene anticorpi?! Ho bisogno di un confronto competente. Grazie”.

Ecco la mia risposta a questo problema, premettendo ovviamente che non si possono dare risposte appropriate senza aver visitato la persona: e aver conosciuto la sua storia personale, in questo caso anche la storia della madre sia prima che durante la gravidanza e, in modo particolare, la causa che ha causato un parto anticipato.

“Carissima, stai tranquilla e sospendi con serenità sia il Synagis che ogni proposta vaccinale futura, se ovviamente ti impegnerai a curare adeguatamente la tua meravigliosa bambina che ha saputo combattere fino ad oggi con tanta energia e determinazione.
Preoccupati di tenere un clima familiare per te, la bambina e il resto della famiglia sereno, armonioso e sano da tutti i punti di vista. Dato che la allatti, cura la tua alimentazione più che puoi assumendo cibi biologici, freschi (per quanto è possibile) e non confezionati dall’industria alimentare. Mi raccomando in particolare di continuare ad allattare la tua piccola. Prendete entrambe degli integratori alimentari (specie vitamine C, D e A e multiminerali) e a lei dai anche:

Probiotici di grande importanza specialmente per l’intestino tenue del neonato: per esempio Bifiselle 1 capsula/die (da aprire e mescolare con un po’ del tuo latte o di acqua) per almeno 4 mesi (contiene: Bifidobacterium bifidum, B. breve, B. lactis/lungum, B. lactis/infantis);
Lattoferrina (molto utile nei neonati per prevenire le infezioni): per esempio BLF 100 1 bustina con acqua o latte per 3-4 mesi;
Omega-3 di grande importanza per la maturazione del suo cervello: per esempio Omega 3 Rx (Enerzona) che è olio di pesce garantito praticamente privo di mercurio e altri inquinanti marini;
– Terapia Omeopatica più personalizzata che puoi: è di estrema importanza e va scelta anche in considerazione del rimedio che avresti preso tu nell’ultimo periodo di gravidanza e in considerazione del motivo che ha causato il parto prematuro;
– se durante la gravidanza hai preso dei farmaci in quantità non occasionale e sei stata trattata durante il parte con anestetici o altri farmaci, considera di Antidotare lo Stress Farmacologico causato a tua figlia (vedi in questo caso la metodologia omeopatica di Tinus Smits);
– quanto prima fai vedere la bambina da un bravo osteopata affinché le faccia una Seduta Osteopatica con Massaggio Cranio-Sacrale e controlli che tutto l’apparato osteo-articolare, le sue connessioni con i visceri e il sistema nervoso vegetativo siano normofunzionanti (cosa che non sempre accade nei neonati, specie se venuti alla luce con parto distocico e/o prematuri).

Con questo approccio la tua bambina crescerà bene e forte e molto probabilmente non si ammalerà facilmente. In ogni caso, stai serena e tranquilla, perché ha un bisogno particolare della tua e vostra serenità, tranquillità e amore genitoriale.
Ti auguro ogni bene, e non solo per il 2014 appena iniziato”.


 Bibliografia
1) – Smits T. Autismo. 

FONTI,ARTICOLI E STUDI CORRELATI


  • http://web.archive.org/web/20130925044646/http://gaia-health.com/gaia-blog/2013-07-22/vaccines-cause-severe-cardiovascular-harm-to-preemies-study/
  • I gravi danni provocati all’apparato cardiorespiratorio dei Prematuri
  • In questo video il dottor Conte aveva mostrato studi che dimostrano che posticipando solo di alcuni mesi le vaccinazioni i rischi di asma diminuiscono 
  • http://www.youtube.com/watch?v=kUdThr1OqAg
  • http://www.youtube.com/watch?v=2Th2fpOaASs
  •  Le reazioni avverse ai vaccini – Dr. Maurizio Conte
  • http://www.youtube.com/watch?v=vfNaS52v1go

Vaccinazioni e Bimbi prematuri

  • http://www.laleva.org/eng/2014/06/should_premature_babies_be_included_in_the_one-size-fits-all_vaccination_policy.html#more

Uno studio dimostra che i vaccini danneggiano i neonati sottopeso.

Un recente studio pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics ha scoperto che i neonati sottopeso (ELBW) – vale a dire, i bambini che nascono con un peso alla nascita inferiore al kilo  hanno un significativo più alto rischio di soffrire di gravi eventi avversi o di morire dopo essere stati vaccinati.

Intitolato “eventi avversi dopo vaccinazione di routine di neonati sottopeso “, lo studio ha esaminato quasi 14.000 bambini ELBW nati a 28 settimane di gestazione “.

Ciascuno dei bambini è stato sottoposto ad almeno una vaccinazione in età compresa tra i 53 e i 110 giorni, e ricercatori della Scuola di Medicina della Duke University in North Carolina, il Greenville Hospital System in South Carolina, e il Pediatrix-Obstetrix Centro per la ricerca e l’istruzione tra in Florida ha valutato il numero di eventi avversi e dei decessi che hanno portato. Il team ha esaminato in particolare i tassi relativi alla sepsi, problemi  respiratori, intubazione, convulsioni e morte. Ecco cosa hanno trovato:

  • La vaccinazione in questi bambini ha triplicato il rischio  nelle valutazioni sepsi.
  • Lo stesso gruppo di bambini ha subito un aumento (più del doppio) del numero di giorni necessari per il supporto respiratorio dopo la vaccinazione.
  • Per quanto riguarda l’intubazione, c’è stato un aumento da 2,0 per 1.000 giorni dei pazienti prima delle vaccinazioni  di 3,6 per 1.000 giorni del paziente dopo aver ottenutole vaccinazioni, con un incremento di oltre il 55%.

LEGGERE GLI STUDI :

Adverse Events After Routine Immunization of Extremely Low-Birth-Weight Infants

  • http://archpedi.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2300376
  • http://emedicine.medscape.com/article/979717-overview
  • http://www.cdc.gov/nchs/fastats/birthweight.htm

 

  • Michelle Rowton (infermiera) ha rivelato in un’intervista presso InfoWars il 1 Maggio 2015, che  i professionisti fossro a conoscenza delle molteplici reazioni avverse insorte nei bambini prematuri e sottopeso dopo la profilassi vaccinale.

Il video dell’intervista viene riportato di seguito


 

Aggiornamento Fonti Agosto 2015

Dalla rivista Jama Pediatrics

Adverse Events After Routine Immunization of Extremely Low-Birth-Weight Infants

  • http://archpedi.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2300376
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Virus Simian 40 (SV40) e incidenza di cancro. Vaccini nel mirino

Virus Simian 40 (SV40) : un Cancro causato da questo Virus . Nel mirino i Vaccini approvati dalla FDA.

virus simian sv40

Questo articolo è stato originariamente pubblicato nella Legge Albany Journal of Science & Technology, Volume 13, Numero 3, 2003

*** PREFAZIONE***

UNO DEI NOSTRI ESPERTI RIFERISCE:

“Con il vaccino antipolio (sia Sabin che Salk) ci hanno iniettato ed infettato con il virus delle scimmie SV40, cancerogeno per l’uomo.

Quanti sono stati salvati dalla poliomielite e quanti uccisi da un cancro causato dallo stesso vaccino?
Dopo che il virus delle scimmie SV40 è stato originariamente rilevato nei vaccini antipolio Salk e Sabin, che erano stati somministrati a MILIONI DI BAMBINI IN TUTTO IL MONDO, la comunità scientifica ha trattenuto il respiro e si chiese se questi bambini sarebbero stati colpiti da cancro. In effetti, l’incidenza di cancro pediatrico è continuata a salire negli anni 1960, ’70, ’80 e ’90.  

Hanno annunciato che il virus SV40 è un cancerogeno di classe 2° per l’uomo. Tuttavia, le varie agenzie governative degli Stati Uniti, come Centers for Disease Control (CDC) e del National Cancer Institute (NCI) hanno contestato queste conclusioni.

Secondo il CDC, il “virus SV40 è stato trovato in alcuni tipi di cancro negli esseri umani, ma non è stato stabilito che SV40 provochi questi tumori.” Secondo il National Intsitutes of Health (NIH), ” NCI sta continuando a valutare il possibile legame tra l’infezione da SV40 e tumori umani “. La questione sollevata è se questa valutazione continua viene eseguita con piena integrità scientifica . Un articolo, scritto da un avvocato e pubblicato in una rivista scientifica peer reviewed, descrive come il National Cancer Institute, intenzionalmente, abbia FALSIFICATO UNO STUDIO che avrebbe dimostrato L’ASSOCIAZIONE tra il VIRUS SV40 e MESOTELIOMA (cancro al polmone) .”

 

Creazione e produzione dei vaccini antipolio

polio vaccini

Nel 1950, scienziati e medici come  Jonas Salk e Albert Sabin avevano isolato ceppi di poliovirus per fare i vaccini. [1] I ceppi del Dr. Salk verrebbero inattivati ​​con formaldeide e iniettato nei bambini. I ceppi del Dr. Sabin sarebbero stati attenuati o indeboliti trasferendo [2] i virus vivi attraverso cellule ospiti differenti e poi alimentato ai bambini per via orale.

Poiché il suo obiettivo era quello di creare un vaccino vivo attenuato, il dottor Sabin, ha dovuto isolare i ceppi di poliovirus per poi trasformarli,attraverso una miriade di cellule ospiti per raggiungere  una risposta immunitaria forte, ma al tempo stesso debole, in modo da non causare la poliomielite nel ricevente.

Vaccino antipolio orale di Sabin (OPV) è un vaccino trivalente ed è, quindi, composto da tre tipi – tipo I, II, e III.

Ad esempio, di tipo I è il seguente lignaggio:

Nel 1941, i Drs. Francesco e Mack isolarono il poliovirus Mahoney ( per altre info su questo tipo di poliovirus clicca il seguente link http://www.pnas.org/content/51/6/1080.full.pdf)

“dalle feci di tre bambini sani nel Cleveland”. [3]

Il Dr. Salk poi ha sottoposto il ceppo con vari passaggi attraverso quattordici scimmie viventi . [4] Nel 1954, il ceppo (ora chiamato Monk14 T2 ; per saperne di più sulla creazione di questo virus clicca il seguente link http://www.sv40foundation.org/How-OPV-created.html)  è stato dato ai Drs. Li e Schaeffer, i quali hanno  sottoposto il virus, a  nove e più passaggi .

 [5] Successivamente, il ceppo (ora chiamato Monk14 T11)è stato sottoposto a quindici  passaggi nelle colture del testicolo di scimmia, diciotto passaggi a cellule renali di scimmia, due passaggi attraverso la pelle delle scimmie Rhesus, e passaggi aggiuntivi  nelle colture cellulari delle scimmie  africane. [6] Questo ceppo è stato ora chiamato MS10 T43 o LS-c.

Nel 1956, il dottor Sabin ha continuato nei diversi passaggi di questo virus, attraverso sette colture di cellule di rene di scimmia verde africana. [7]  (ora si chiama LS-c, 2ab / KP 2 ) [8].  Il materiale risultante è stato chiamato Sabin originale Merck (SOM) ed è stato fornito a Lederle nel 1960 come materiale per la produzione del suo vaccino antipolio. Tipi di II e III sono stati creati in modo simile. [9]

Una volta che i loro ceppi sono stati isolati, le aziende farmaceutiche avevano bisogno di un metodo per propagare i virus per produrre le grandi quantità di vaccino necessaria per le campagne di vaccinazione su scala nazionale. Ciò ha richiesto un substrato su cui il poliovirus potrebbe essere efficacemente coltivato e raccolto. Sono state scelte le cellule renali di scimmie Rhesu, perché sono state un mezzo efficace per la crescita.[10]

Jonas Salk   albert sabin

C’era un problema, sia con l’utilizzo di queste cellule renali di scimmia, sia per la creazione di ceppi vaccinali originali e crescere il vaccino in grandi quantità. Le scimmie contengono virus delle scimmie. [11] Quando il poliovirus è stato lavorato attraverso diversi passaggi sulle scimmie o coltivati sulle cellule renali di scimmia per la produzione, i virus estranei divennero ovviamente parte del vaccino poliovirus finale. [12]

Già nel 1953, il Dr. Herald R. Cox , uno scienziato che lavorava presso Lederle Laboratories, uno dei produttori di vaccini antipolio, ha pubblicato un articolo in una rivista peer reviewed scientifica in cui affermava: “Poliomyelitis virus è stato finora coltivato solo nei tessuti di alcune specie sensibili come scimmia o i suoi  tessuti. [13] In effetti, nel 1958, una rivista scientifica ha riferito che “il tasso di isolamento di nuovi virus delle scimmie ( da cellule renali di scimmia) ha continuato senza sosta “. [14]

 Inoltre, nel 1960, la società farmaceutica Merck & Co. ha scritto alla US Surgeon General:

Il nostro personale scientifico ha sottolineato, che ci sono una serie di gravi problemi  tecnici che devono essere risolti prima di poter avviare la produzione su larga scala del vaccino poliovirus vivo. Il più importante tra questi è il problema di estranei contaminanti virus delle scimmie che può essere estremamente difficile da eliminare e che può essere difficile se non impossibile da rilevare nella fase attuale della tecnologia. [15]

La scoperta di Simian Virus 40 (SV40)


Bernice Eddy


Tra il 1959 e il 1960, Bernice Eddy, Ph.D., del National Institute of Health (NIH) ha esaminato le cellule renali di scimmia rhesus sotto un microscopio. [16] Queste erano le cellule della stessa specie di scimmie utilizzate per creare e produrre il vaccino orale antipolio.

Il Dr. Eddy ha scoperto che le cellule morirebbero senza alcuna causa apparente. Ha poi preso sospensioni del materiale cellulare da queste colture cellulari di rene e lo ha  iniettato in alcuni criceti. Ebbene,i tumori sono cresciuti nei criceti. [17] Poco dopo, gli scienziati della società farmaceutica Merck & Co. hanno scoperto quello che in seguito sarebbe stato determinato a essere lo stesso virus identificato da Eddy. [18]

Questo virus è stato chiamato Simian Virus 40 o SV40 perché era il virus delle scimmie 40 ° si trovano in cellule renali di scimmia.

Nel 1960,i Drs. Benjamin dolci e Maurice Hilleman, pubblicato i loro risultati:

I virus sono generalmente effettuati da scimmie e possono apparire come contaminanti in colture cellulari di loro tessuti, soprattutto il rene.

La scoperta di questo nuovo virus, l’agente vacuolizzante, rappresenta il rilevamento per la prima volta di un fino ad allora “non rilevabile” virus delle scimmie di culture renali di scimmia e solleva l’importante questione dell’esistenza di altri tali virus. . . . Come illustrato nella presente relazione, tutti e 3 i tipi di poliovirus vaccino vivo di Sabin, ora alimentati a milioni di persone di tutte le età, sono stati contaminati con il virus vacuolizzante. [19]

Il virus vacuolizzante era un altro nome per SV40.

Nel 1962, il Dr. Bernice Eddy ha pubblicato i suoi risultati sulla rivista prodotta dalla Federazione delle Società Americana per la Biologia Sperimentale. Ha scritto:

  • Vi è ora un impressionante elenco di virus oncogeni (che causano il cancro); L'(SV40) virus è stato iniettato in una sola volta in 13 criceti neonati e 10 topi appena nati. Neoplasie sottocutanee indistinguibili da quelle indotte da estratti di rene di scimmia rhesus sviluppati in 11 dei 13 criceti tra 156 e 380 giorni. . . . [20]

Studi successivi condotti nel 1960 hanno dimostrato che il virus SV40 abbia causato  tumori nel cervello degli animali [21][22] Un esperimento inquietante svolto in questo periodo ,ha suggerito che l’SV40 potrebbe causare tumori nell’uomo  . [23] Nel 1964, Fred Jensen e i suoi colleghi hanno preso il tessuto da pazienti che erano malati terminali di cancro. [24] hanno esposto il tessuto di SV40 e poi dopo che è stato trasformato, hanno impiantato il tessuto di nuovo nel paziente. [25] Neei loro pazienti,il tumore non è certamente regredito,anzi. [26] Ciò ha suggerito la possibilità che il virus SV40 potrebbe causare tumori nell’uomo.

Nuove disposizioni sono attuate

Nel 1960, il vaccino antipolio Salk (IPV) è stato somministrato a circa 98 milioni di bambini e adulti americani, e l’ OPV di Sabin era stato somministrato in circa 10.000 americani e milioni in URSS dove erano stati condotti gli studi clinici. [27] E ‘ stato stimato che il 10% e il 30% dei vaccini conteneva SV40 vivo. [28] L’agenzia federale responsabile della concessione di licenza e della sicurezza del Vaccino, incredibilmente,  ha non ordinato alcun richiamo dei vaccini SV40-contaminati. [30]

I vaccini contaminati hanno continuato ad essere somministrati fino al 1963 ,quando sono stati tutti utilizzati e sostituiti da (presumibilmente) vaccini  senza l’SV40 come richiesto dal nuovi regolamenti federali promulgati nel 1961. [31]

Il 25 marzo 1961, i regolamenti federali che controllavano la produzione delvaccino antipolio orale sono stati modificati. [32]

L’8 novembre 1961, dopo l’entrata delle nuove norme  in vigore, una nota  interna del Lederle Laboratories ,che dichiara: ” tre lotti di OPV che erano stati immessi in studi clinici, sono stati probabilmente contaminati con SV40£. [38] .

“La decisione da Dr . Murray per consentire al SV40 di essere presente a livello di PCB-2, è stata la scelta e il via libera alla commercializzazione di questi  lotti “. [39]

SV40-cancerogeno per l’uomo

Nel 1999, numerosi patologi, microbiologi e virologi di tutto il mondo avevano rilevato l’ SV40 in una varietà di tumori umani come i tumori cerebrali [66] , tra cui medulloblastoma, [67] i tumori ossei, [68] e mesoteliomi [69] un cancro mortale ai polmoni .

Questi erano gli stessi tipi di cancro che sono stati creati quando l’ SV40 è stato introdotto negli animali. [70] L’avvento della tecnologia Polymerase Chain Reaction (PCR), che potrebbe identificare il codice genetico dei filoni specifici di DNA, ha dimostrato con precisione che si trattava di questo virus di scimmia che veniva rilevata nei tumori umani e nessun altro.


PCR


[71] Inoltre, i tassi di questi tumori particolari erano aumentati costantemente nel corso degli ultimi decenni.[72]

Nel corso degli ultimi quaranta anni dalla sua scoperta, l’SV40 era diventato uno dei virus più studiati e meglio compresa in microbiologia. [73] E ‘stato abitualmente usato per creare tumori umani in laboratorio per testare terapie antitumorali. [74]  Inoltre, è ormai noto come questo virus abbia causato il cancro a livello molecolare. Dopo un attento studio documentato nelle pubblicazioni accademiche, l’ SV40 SV40 è stato annunciato essere cancerogeno per l’uomo di classe 2A. [75]

SV40 e la sanità pubblica

Negli ultimi anni, gli scienziati di tutto il mondo hanno fatto scoperte sorprendenti e inquietanti. Hanno trovato gli anticorpi SV40 in una percentuale significativa di persone, compresi i bambini che erano troppo giovani per ricevere il SV40 tramite i vaccini contaminati  nel 1960. [81] Essi hanno anche scoperto che i tumori con SV40 hanno meno probabilità di essere sensibili alla chemioterapia e alle radiazioni, perché l’SV40 interferisce con i geni necessari per le cellule tumorali a morire quando sono esposti a chemio o radioterapia. [82]

L’Istituto di Medicina relazione

Nel luglio 2002, la National Academy of Science Institute of Medicine (IOM) , il Comitato per la sicurezza Immunizzazione, hanno convocato uno studio sul SV40 e il cancro che culminò in un rapporto pubblicato nel mese di ottobre 2002 . Secondo il rapporto IOM “SV40 Contaminazione del Vaccino antipolio e il cancro“:

La commissione conclude che le prove biologiche siano forti,e che l’ SV40 è un trasformante [cioè, che provocano il cancro], che la prova biologica è di forza moderata,e  che l’esposizione SV40 potrebbe portare al cancro negli esseri umani in condizioni naturali.

  • Riferimenti:

     citati nel seguente link con cui accedere alla fonte

    http://www.sv40foundation.org/CPV-link.html#_edn79

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FILE e DOCUMENTO riguardante gli studi sul tema dell’ “HIV”

IN QUESTA SEZIONE POTRETE VISIONARE  DOCUMENTI SCIENTIFICI,IMMAGINI E FOTO, CHE RIPORTANO STUDI E AFFERMAZIONI DI MEDICI,RICERCATORI,PREMI NOBEL  IN MERITO AL TEMA DELL’ “HIV”.


 

 

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IMPORTANTE DOCUMENTO FRUTTO DELLO STUDIO DI MEDICI,RICERCATORI DICHIARAZIONI DI SCIENZIATI E PREMI NOBEL SUL TEMA DELL’ “HIV”

 


 

Il 23 aprile 1984 il dr. Robert Gallo affermò in una conferenza stampa con l’allora segretaria del Ministero della Salute statunitense Margaret Heckler che:
“la probabile causa dell’AIDS era stata individuata, è un virus chiamato HTLV-3 (oggi chiamato HIV); contiamo di avere un vaccino pronto entro 2 anni”.
Tale conferenza venne effettuata prima che Gallo sottoponesse la sua ricerca e i suoi esperimenti alla comunità scientifica per poterne verificare la validità. 24 ore dopo il primo “test” ipoteticamente destinato all’individuazione degli anticorpi del virus nel sangue umano era già stato brevettato ed era pronto per essere venduto in tutto il mondo.
I documenti ufficiali che “provano” questa “scoperta” sono riportati nelle due pagine seguenti….


 

    HIV documents 


 PRIMA DI ANDARE AVANTI NELL’ARGOMENTO,E’ IMPORTANTE LEGGERE QUANTO SEGUE…


 

 

«Lo stesso giorno della conferenza stampa, Gallo depositò il brevetto per il procedimento del test oggi conosciuto come “test per l’Aids” e, il giorno successivo, The New York Times tramutò la teoria di Gallo in una certezza, pubblicando notizie sensazionali sul “virus che causa l’Aids”.

Annunciando ai media la propria ipotesi senza produrre dei dati concreti, Gallo violò una regola fondamentale del procedimento scientifico. Innanzitutto, i ricercatori sono tenuti a far pubblicare  su un giornale medico o scientifico l’evidenza di un’ipotesi, documentando le ricerche o gli esperimenti condotti per formularla. Quindi, alcuni esperti esaminano e discutono l’ipotesi, tentando poi di ripetere gli esperimenti originari per confermare o smentire i risultati iniziali.


Ogni nuova ipotesi, prima di venir considerata una teoria plausibile, deve reggere all’esame minuzioso di specialisti in quello stesso ambito ed essere verificata tramite esperimenti ad esito favorevole.

Nel caso dell’Hiv, Gallo annunciò pubblicamente un’ipotesi non confermata e i media riportarono questa sua opinione come fosse un fatto accertato, incitando i funzionari del governo ad impegnarsi in un nuovo piano d’azione per la salute pubblica basato sull’idea, non comprovata,dell’esistenza di un virus dell’Aids.


 

La più importante delle regole standard per l’isolamento di un retrovirus in colture cellulari umane prevede la liberazione del materiale cellulare ottenuto nella coltura da tutte “le impurità”, a eccezione delle particelle retrovirali sospette, frutto della gemmazione dalle membrane dopo la stimolazione della coltura cellulare (budding). Queste particelle, presunti retrovirus, devono essere separate dal liquido cellulare tramite centrifugazione ad altissima velocità e quindi catturate in una soluzione di glucosio. Basandosi su ricerche sperimentali, era ben noto che in questa procedura i retrovirus si raccolgono nella soluzione di glucosio ad una certa profondità in forma di gradiente di densità. La tecnologia di laboratorio prevede una misura di 1,16 gm/ml.


 

  • Molecole, frammenti di cellule, particelle virali e non virali del liquido cellulare centrifugato di diverse colture si raccolgono in questo gradiente di densità, in quanto i componenti si distribuiscono nella soluzione di glucosio non in base al peso molecolare ma secondo la densità dei componenti. Per garantire quindi che le presunte particelle virali siano raccolte in corrispondenza del gradiente di densità di 1,16 gm/ml, è necessario applicare una procedura di purificazione e di  concentrazione, visto che solamente la raccolta delle particelle in corrispondenza del gradiente di densità consente di verificare se il diametro e il volume di queste particelle corrispondon effettivamente alle particelle retrovirali sospette, osservate al microscopio elettronico in fase di gemmazione dalla membrana cellulare (purificazione).

Le colture cellulari contengono numerose particelle non virali, con forma, aspetto e struttura tali da non permetterne la distinzione con ragionevole certezza dai veri retrovirus; perciò, dopo l’effettivo isolamento tramite purificazione, il contenuto delle particelle deve essere preparato biochimicamente. Con una procedura di routine della biologia molecolare, le proteine del guscio delle particelle, compresa la proteina enzimatica caratteristica dei retrovirus e gli acidi nucleici all’interno del guscio delle particelle, devono essere identificati con precisione.


 

Se le proteine e gli acidi nucleici nelle particelle isolate e purificate presentano una struttura identica e se gli acidi nucleici in queste particelle formano molecole di RNA invece del DNA, solo così c’è qualche probabilità che si tratti di particelle retrovirali delle cellule umane. Una prova certa dell’esistenza di un retrovirus nelle cellule umane è possibile solo se le molecole RNA in queste particelle costruiscono dei geni contenenti le istruzioni codificate per la biosintesi delle proteine contenute nelle particelle stesse, e se queste proteine possono effettivamente essere sintetizzate in maniera identica. Una volta disponibili queste certezze, non è ancora certo che   queste particelle retrovirali appartengano a virus esogeni, trasmettibili e infettivi.


Infatti si potrebbe trattare anche di retrovirus endogeni, identificati in una grande varietà nel genoma di  numerosi tipi di cellule umane, e che non sono affatto infettivi. Per una differenziazione fra retrovirus esogeni ed endogeni nelle cellule umane, i retrovirus effettivamente isolati e caratterizzati biochimicamente devono essere trasmessi a colture cellulari umane, presentare nuovamente la gemmazione dalle cellule, essere nuovamente isolati e purificati, deve essere confermato l’isolamento tramite fotografie al microscopio elettronico, deve essere dimostrata l’identità biochimica delle proteine e degli acidi nucleici e l’RNA delle particelle deve essere un genoma codificato per la sintesi proteica specifica delle particelle retro virali.


 

Verso la metà del 1983, l’ipotesi irrazionale della “letale epidemia sessuale dell’Aids” era già stata programmata nella psicologia di massa, sulla base di qualche centinaio di casi dal 1978 fra gli omosessuali passivi con prolungata inalazione di nitriti e anni di abuso di antibiotici. In stretta cooperazione fra specialisti di laboratorio della ricerca oncologica retrovirale, le autorità sanitarie statali e i mass media, nel 1983 era già stato deciso che la malattia dell’Aids dovesse essere la conseguenza di un nuovo “agente patogeno” e di una “letale epidemia trasmessa con il sesso e il sangue”.


Si trattava solamente di decidere a chi la “mano invisibile del mercato” avrebbe concesso la commercializzazione a livello mondiale dei kit diagnostici. La squadra di Gallo con ogni evidenza doveva guadagnare tempo per individuare il trucco di laboratorio decisivo che permettesse di isolare una quantità sufficiente di “Hiv” per produrre le “proteine Hiv” in numero sufficiente per i test di massa. La “produzione di Hiv” in provetta non era sufficiente a questo scopo.


  • La richiesta di brevetto di Montagnier per un “test antiHiv” venne rifiutata negli Stati Uniti; la richiesta di brevetto dell’Istituto Nazionale del Cancro degli USA per il test di Gallo venne approvata in tempi record, prima ancora che lo stesso Gallo avesse pubblicato una sola riga sull’isolamento dell’ Hiv” e sullo sviluppo di un “test antiHiv” sulla base delle proteine dell’“Hiv” da lui isolato. Solo dopo anni di contenzioso giuridico fra gli Stati Uniti e la Francia, i diritti di brevetto per il “test antiHiv” furono riconosciuti a Gallo e Montagnier in occasione di un vertice fra l’allora presidente Reagan e l’allora sindaco di Parigi Chirac; in un gesto apparentemente nobile, questi diritti vennero conferiti alla Fondazione mondiale antiAids di cui Montagnier divenne presidente.

In realtà questa assurda controversia permetteva di distogliere l’attenzione dal problema vero: e cioè il fatto che né Gallo, né Montagnier avevano mai “isolato” un retrovirus umano e l’origine retrovirale delle proteine del “test Hiv” non era mai stata dimostrata. Per l’opinione pubblica mondiale, il fatto che due specialisti di famosi istituti di ricerca come l’Istituto Pasteur e l’Istituto Nazionale del Cancro degli USA combattessero per il riconoscimento degli onori della scoperta, doveva per forza significare che il “nemico numero uno dell’umanità” (presidente Reagan 1984) esisteva realmente e quindi doveva essere la causa della “più tremenda epidemia del XX secolo” (Gallo 1991) e il “test dell’Aids” doveva proteggere la popolazione mondiale da questa “epidemia di massa letale” .


Ma nel periodo dal 1983 al 1997, le immagini al microscopio elettronico dei componenti proteici del gradiente di densità non sono mai state pubblicate né da Montagnier e Gallo né da alcun altro retrovirologo. Le prime immagini al microscopio elettronico del gradiente di densità in fase di “isolamento dell’Hiv” sono state pubblicate da due gruppi di ricerca nel marzo 1997, vale a dire 14 anni dopo la prima pubblicazione del presunto “isolamento dell’Hiv” a cura di Gallo e Montagnier (Bess 1997, Gluschankof 1997).


A detta di uno dei pionieri della microscopia elettronica per il controllo dell’isolamento retrovirale in cellule di mammiferi, il professore di medicina De Harven, queste immagini al microscopio elettronico presentano “risultati disastrosi” (De Harven 1998a). Le prime immagini al microscopio elettronico, a comprova del materiale cellulare del gradiente di densità dopo “l’isolamento dell’Hiv” da cellule umane, mostrano “praticamente solo del materiale citologico” delle cellule umane nella coltura (Papadopulos-Eleopulos 1998a). Quindi, 14 anni dopo il presunto “primo isolamento dell’Hiv” e 13 anni dopo l’applicazione del “test Hiv” viene messo in evidenza che i retrovirologi e oncologi Montagnier e Gallo avevano semplicemente simulato “l’isolamento dell’Hiv” e che le proteine alla base degli antigeni per il “test Hiv” non sono altro che proteine residuali e di scarto delle colture cellulari umane. Il risultato di “sieropositività” perciò non significa altro che la reazione di un livello di anticorpi naturale, seppure aumentato, nel siero dei probandi ».





leggete con molta attenzione IL DOCUMENTO RIPORTATO QUI,FRUTTO DI ANNI E ANNI DI STUDI DA PARTE DI RICERCATORI,SCIENZIATI,MEDICI e con la visione dei video posti in sezione “MEDICINA 360°” AVRETE UNA VISIONE COMPLETA DELL’ARGOMENTO,BUONA LETTURA…

 

LA  SIEROPOSITIVITA’  NON INDICA UN’INFEZIONE

CENNI DI VIROLOGIA 

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L’idea che un test Hiv positivo indichi un’infezione cronica, progressiva e mortale è sicuramente la più radicata nell’immaginario psichico sociale a causa dell’abile e diabolico battage mediatico perpetuato per decenni da scienziati governativi statunitensi e, sorprendentemente, da star hollywoodiane improvvisamente divenute specialiste (profumatamente pagate) in materie sanitarie.


Parafrasando Jules Romain e il suo dr. Knock:
“ogni uomo sano è un malato inconsapevole”


CENNI STORICI DI VIROLOGIA


In tutta la storia della virologia, l’isolamento di un virus e la dimostrazione di un suo legame causale con una determinata patologia furono spesso il risultato di esperimenti effettuati in laboratorio su colture cellulari. Non vennero mai effettuati degli isolamenti diretti a partire dai malati con una prova diretta della malattia e della contagiosità.
Bisogna infatti risalire alle origini della virologia più antica per trovare degli esempi di isolamento diretto, come per esempio nel caso del vaiolo.
Nel mentre vennero effettuati alcuni esempi di trasmissione tramite filtrati ultracellulari, grazie all’utilizzo di speciali filtri che permettevano chiaramente di scartare l’ipotesi secondo la quale la trasmissione di una malattia fosse dovuta a cellule o batteri, poiché le cellule viventi e i batteri sono infatti troppo voluminosi per passare attraverso i filtri. Questi esempi sono in effetti all’origine delle prime scoperte virologiche.

I metodi di filtrazione (chiamati spesso “ultrafiltrazione”) erano sufficientemente raffinati per permettere una valutazione approssimativa della dimensione delle particelle “virali” che erano gli agenti di trasmissione dell’infezione, agenti chiamati “principi filtranti”, semplicemente per sottolineare il fatto che queste particelle erano abbastanza piccole da passare attraverso i filtri utilizzati in laboratorio.
Queste indicazioni approssimative sulle dimensioni dei virus suggerivano che la maggior parte di essi misurava probabilmente 0,1 o 0,2 micron, talmente piccoli da non poter essere osservati al microscopio ottico. Bisogna quindi attendere la scoperta del microscopio elettronico, dotato di una risoluzione cento volte più elevata rispetto a quello ottico, per riuscire a visualizzare direttamente i virus e potere quindi misurare in modo preciso il loro diametro.
Ma tutto ciò non impedì a Peyton Rous di dimostrare, nel 1911 all’Istituto Rockfeller di New York, tramite semplici e dirette tecniche di ultrafiltrazione, la trasmissione per “ultrafiltrazione acellulare” di un cancro del pollo. Egli arrivò quindi a postulare, senza mai averlo visto ma con eccellenti motivazioni scientifiche, l’esistenza e il potere cancerogeno del virus che porta il suo nome.


Quarant’anni più tardi, Charlotte Friend utilizzò la stessa tecnologia di ultrafiltrazione per dimostrare l’esistenza di un altro virus che causa la leucemia in certi tipi di topi. Due anni più tardi la tecnologia del microscopio elettronico permise a Etienne de Harven di visualizzare il virus della  leucemia dei topi, il “virus Friend”.


Questa premessa è essenziale in riferimento al tema dell’Hiv, poiché sia il virus di Rous che quello di Friend sono entrambi retrovirus, esattamente come il presunto Hiv, che però è invisibile al microscopio elettronico.
Nella virologia moderna la base delle tecniche di isolamento si fonda su tecniche di colture cellulari eseguite in laboratorio; il microscopio elettronico permette in seguito di:
1) Caratterizzare la struttura e le dimensioni esatte dei virus;
2) La loro classificazione nel quadro generale della virologia.
Non sorprende quindi che presso l’Istituto Pasteur nel 1983, il presunto annuncio dell’isolamento dell’Hiv dipendeva essenzialmente da una magistrale combinazione di metodi di coltura cellulare e di microscopio elettronico.
E’ proprio a partire da colture cellulari molto complesse e iperstimolate (con aggiunta di sostanze mitogene quali l’idrocortisone la PHA, già da sole in grado di indurre la Transcriptasi inversa e il fenomeno di “budding” cellulare”) che l’équipe dell’Istituto Pasteur ha creduto di poter annunciare la scoperta di un agente virale che “potrebbe essere implicato nella causa dell’Aids”; ed è sempre a partire da queste colture cellulari, definite da Luc Montagnier stesso come delle vere “zuppe di retrovirus”, che si iniziarono a definire delle proteine che vennero poi attribuite a questo virus in modo del tutto arbitrario.


In effetti, poiché all’epoca (e nemmeno in seguito) il presunto Hiv venne mai isolato né tantomeno purificato, non esiste motivazione ragionevole per attribuirgli queste proteine trovate nelle colture cellulari utilizzate per questa pseudo-scoperta.


Esistono diversi tipi di test per la diagnosi di un’infezione virale:
-i test indiretti, che non identificano il virus ma la presenza nel corpo del paziente di anticorpi specifici prodotti dal suo sistema immunitario in reazione alla presenza del virus. Tali anticorpi vengono rilevati per mezzo delle tecniche immuno-enzimatiche (metodica ELISA/EIA), come quelle usate nella medicina di laboratorio dell’Aids sotto il nome di “test di sieropositività”;
-i test diretti, che permettono di evidenziare il virus o i suoi componenti (antigeni, genoma) tramite osservazione diretta al microscopio elettronico;
-i test basati sull’infezione di certe colture cellulari (in laboratorio).


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ANTIGENI E ANTICORPI


Gli antigeni costituiscono l’insieme delle molecole estranee al corpo che permettono la produzione degli anticorpi. Sotto questo termine generico sono raggruppati elementi organici e chimici diversi per misura e dimensione (batteri, virus, cellule, pollini, proteine varie…).
Fabbricati dai linfociti B, gli anticorpi sono proteine la cui funzione è quella di agganciarsi agli antigeni per marcarli, per permettere così alle cellule del sistema immunitario specializzate nell’eliminazione di questi antigeni di identificarli prima di distruggerli.


“Per ogni anticorpo il suo antigene” era una regola data per certa fino a quando ci si rese conto che gli anticorpi potevano spesso mancare il bersaglio e marcare degli antigeni ai quali non erano destinati. Lo stesso anticorpo può dunque marcare diversi tipi di antigene, ma lo stesso antigene può a sua volta essere marcato da diverse varietà di anticorpi. Questa viene chiamata “reazione incrociata”.
Tutta l’immunologia si basa su questi concetti di antigene e anticorpo.
Il problema maggiore è che queste due parole hanno delle definizioni reciproche: non si può definire un antigene senza parlare di anticorpo e viceversa. Il problema dell’immunologia è quindi proprio quello di basarsi su due termini che si definiscono reciprocamente.


LE PROTEINE VIRALI

Per caratterizzare un virus, i virologi di oggi utilizzano le metodiche di ingegneria genetica e biologia molecolare, inclusi i cosiddetti “marker biochimici”. Il controllo indispensabile e diretto al microscopio elettronico è sempre più trascurato.
Questi marker costituiscono, teoricamente, la “carta d’identità” molecolare del virus. Poiché i differenti gruppi di ricerca non sono mai riusciti a trovare le stesse proteine antigeniche nelle loro colture cellulari, ci sono voluti anni affinchè si trovasse uno pseudo-consenso forzato e si decidesse senza alcun evidenza scientifica che circa una decina di proteine fossero tipiche e caratteristiche dell’Hiv. La presenza di tali proteine è stata tra l’altro valutata solo ed esclusivamente nelle colture cellulari e mai direttamente nel corpo umano.


Che ne è dunque della loro presunta specificità? Basandosi sull’evidenza dei fatti, questa specificità semplicemente non esiste. Non essendo mai stato purificato l’Hiv, la natura virale delle proteine è una semplice utopia. Al contrario, alcune di queste proteine corrispondono a degli elementi che non hanno nulla a che vedere con un virus. Per esempio, la proteina chiamata p24 corrisponde al peso molecolare della miosina; la p41 a quello dell’actina. Sia l’actina che la miosina sono proteine essenziali delle cellule muscolari che si trovano naturalmente nel corpo. Nel 1990 venne inoltre pubblicato su Cancer Research uno studio in cui si dimostrava che la metà di 144 cani testati presentavano anticorpi contro uno o più degli antigeni attribuiti all’Hiv. I cani sviluppano per caso l’Aids?


L’AFFIDABILITA’ DEI TEST DIAGNOSTICI


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I test sierodiagnostici sono destinati ad individuare la presenza di anticorpi nei liquidi biologici, generalmente nel siero del sangue in cui questi anticorpi sono distribuiti.
Le tecniche utilizzate, anche se differenti, partono tutte dallo stesso principio: individuare una reazione tra gli antigeni del microbo e gli anticorpi del paziente diretti contro questi antigeni. Le persone che desiderano conoscere il proprio stato sierologico vengono sottoposte in primis ad un test di “valutazione” tra i quali l’Elisa è il più diffuso. Semplice e poco costoso, è ritenuto di eccellente sensibilità, ovvero capace di individuare con precisione la presenza di anticorpi nelle persone “infette”.
Se questo primo test è positivo, viene ripetuto una seconda volta. Se anche il secondo è positivo, verrà effettuato un altro test detto “di conferma”, generalmente di tipo Western Blot (elettroforesi su gel), che dovrebbe avere una elevata specificità, ovvero dovrebbe riuscire a individuare con precisione l’assenza di anticorpi in soggetti “non infetti”.
Prima di essere immessi sul mercato, anche questi test vengono testati. E qui si presenta il problema principale poiché questi test sono stati valutati in condizioni alquanto bizzarre, ovvero l’assenza di un gold standard:
-come abbiamo appena detto infatti, non esiste alcuna prova che le proteine antigeniche selezionate provengano da un virus chiamato Hiv;
-inoltre, il fenomeno delle reazioni crociate non permette di affermare che gli anticorpi che reagiscono siano specifici per gli antigeni presenti nel test;
-infine, gli studi realizzati dalle ditte produttrici per validare i loro test non sono scientificamente accettabili.

In effetti, per poter pretendere di annunciare la sensibilità di un “test Hiv”, questo andrebbe valutato su una popolazione quanto più vasta possibile di soggetti di cui si abbia la certezza che siano portatori del virus. Ora, essendo l’Hiv non rilevabile anche nei malati di Aids conclamati, queste prove non sono ovviamente mai state fornite.
E ancora: la ricerca della specificità si effettua a partire da una popolazione di cui si abbia certezza, con le prove alla mano, che non abbia mai incontrato il virus. Per la stessa ragione di cui sopra, tale prova non è mai stata fornita né pubblicata.
Il test Western Blot comprende 10 bande antigeniche corrispondenti alle 10 proteine ritenute specifiche e uniche dell’Hiv. Sorvolando sul fatto che il numero di bande richiesto per confermare la sieropositività varia non solo da paese a paese ma anche da un’azienda produttrice del test all’altra, bisogna chiedersi, data la presunta specificità per l’Hiv di queste 10 proteine:
1) Come mai sono necessarie almeno da due a quattro bande quando una sola (visto che tutte le 10 proteine sono spacciate come uniche e specifiche di Hiv) dovrebbe essere sufficiente per permettere di diagnosticare la presenza del virus?
2) Come mai solo due o quattro bande sono necessarie, visto che la presenza del virus dovrebbe necessariamente implicare la presenza di tutte le 10 proteine che gli vengono attribuite, e quindi la reazione di tutte le 10 bande del test?

LA “CARICA VIRALE”

Il concetto di “carica virale” è stato introdotto negli USA dal dottor David Ho, tra l’altro promotore della terapia combinata (o “cocktail”), che sperava così di fornire una spiegazione al fatto misterioso che nessuno riuscisse a trovare l’Hiv direttamente nel corpo di un paziente.
Questo bizzarro personaggio mediatico (eletto “uomo dell’anno” dalla rivista Time) propose quindi che il virus fosse in grado di rendersi “invisibile” ma che si poteva tuttavia trovarne traccia grazie alla tecnica PCR (reazione a catena della polimerasi), che è una procedura di moltiplicazione (e non
di identificazione) del DNA. Nel 1997, David Ho e i suoi collaboratori trattarono un gruppo di 20 pazienti con una biterapia che associava l’AZT con un inibitore delle proteasi. Dall’inizio della terapia, la “carica virale” di questi pazienti calò ad un livello “non rilevabile”. Questo risultato venne presentato come evidenza che tale terapia combinata fosse efficace.
Secondo gli scienziati ortodossi stessi, almeno il 99,8% delle particelle misurate dal test di carica virale non è infettivo.
E allora da dove arrivano queste particelle?
E’ evidente che, non essendo l’Hiv mai stato osservato al microscopio elettronico, la quantità di DNA/RNA rilevato nei test di carica virale proviene da numerosi detriti cellulari presenti nel sangue e non da un virus che nessuno al mondo ha mai visto. Questo spiega anche il fatto, scientificamente aberrante, che non esista un codice genetico attribuito ad Hiv che sia lo stesso non solo da un paziente all’altro, ma addirittura nello stesso paziente in momenti diversi. Questo è facilmente spiegabile poiché i detriti cellulari variano in continuazione e non hanno di conseguenza sempre lo stesso codice genetico, misurato con la tecnica PCR.
E’ scientificamente stabilito che il genoma umano contiene circa il 2% di sequenze di origine retrovirale.

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La presenza di frammenti di cromosomi cellulari nei campioni spiega dunque facilmente la presunta “carica virale”, senza che ciò abbia alcun rapporto con l’ipotetica presenza di particelle di “Hiv” nel sangue.

Se una persona fosse veramente infettata non ci sarebbe bisogno di ricorrere alla PCR per vedere il virus: sarebbe sufficiente il microscopio elettronico per osservarlo in grande quantità. Per esempio, per trovare traccia del cosiddetto Hiv nel latte materno vengono effettuati 45 cicli consecutivi di PCR, il che significa un’amplificazione di 35 milioni di volte.
Solo quando la purificazione virale è correttamente ottenuta e confermata al microscopio elettronico, è in seguito possibile isolarne a livello biochimico le molecole (proteine, enzimi, acidi nucleici) la cui natura virale è garantita dalla purificazione originale. Solo ed unicamente in questo caso l’identificazione di un “marker molecolare” virale diviene sinonimo dell’identificazione del virus stesso. Senza purificazione, tutto ciò non è scientificamente sostenibile.

Luc Montagnier ha ammesso nel 1997 di non avere mai purificato il virus, proprio nello stesso anno in cui sulla prestigiosa rivista Virology due gruppi di ricerca tentarono per la prima volta di purificare l’introvabile Hiv: anche questo primo, unico e ultimo tentativo (tra l’altro come sempre effettuato su colture cellulari e non su un paziente) fu vano. Quando a Montagnier venne chiesto quale fosse lo scopo della purificazione virale egli rispose “che la purificazione serve per essere sicuri che ci si trovi davanti un vero virus”.
Per concludere, lo stesso inventore della tecnica PCR, il Premio Nobel per la chimica Kary Mullis, ha sempre messo in guardia la comunità scientifica dall’utilizzare la sua tecnica per identificare l’Hiv.

Mullis ne parlò anche nel suo discorso durante la cerimonia di premiazione in cui gli venne assegnato il Premio: tale discorso è il primo e unico a non esser mai stato pubblicato nella storia dei Nobel…
Purificazione virale al microcopio elettronico del virus Friend della leucemia.
Virology, 1997. Il tentativo di purificazione del presunto Hiv ha portato, secondo gli autori stessi, solo all’osservazione di “vescicole cellulari“. Ovvero detriti cellulari che non hanno nulla a che fare con un virus.

L’HIV—  CENNI DI ISOLAMENTO E PURIFICAZIONE RETROVIRALE 

Quando si cerca la verità, il miglior metodo di indagine è senza dubbio quello utilizzato dagli investigatori, ovvero cercare le prove e attenersi ad esse:
1- E’ fondamentale non lasciarsi ingannare dalle apparenze, che sono spesso fuorvianti.
2– Non fidarsi delle testimonianze di persone implicate più o meno da vicino nella questione, soprattutto se ci sono interessi economici o emotivi che rendono soggettiva la valutazione di qualcosa che deve rimanere oggettivo.
3– Cercare chi trae vantaggio dal crimine.
4– Verificare gli alibi delle persone coinvolte.
5– E soprattutto controllare punto per punto la presunta veridicità dei fatti.
Come verrà mostrato in questo articolo, applicando questo metodo per andare alla ricerca del “criminale misterioso” battezzato Hiv, le sorprese non mancano certo.

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LE APPARENZE INGANNANO

La miriade di scienziati che lavorano quotidianamente sull’Hiv, così come le migliaia di articoli scientifici pubblicati sull’argomento, hanno portato la reale prova dell’esistenza del virus? La risposta è: no!
In effetti, se si dedica il tempo necessario (e ne serve davvero molto) per consultare la letteratura scientifica relativa al virus propriamente detto, si rimane sorpresi dal fatto che nessuna di queste ricerche sia mai riuscita a mettere direttamente in evidenza la presenza anche solo di una minima particella virale, e in particolar modo retrovirale, in un malato di Aids.
Tuttavia le tecniche necessarie a tal fine sono classiche e semplici e sono state messe a punto molto prima delle tecniche di biologia o di genetica molecolare. Queste tecniche comportano l’isolamento diretto a partire dal malato e l’infezione delle cellule coltivate in laboratorio che sono suscettibili di essere infettate da un particolare virus.
La concentrazione dei virus tramite centrifugazione ad alta velocità, l’eliminazione dei batteri e dei detriti cellulari tramite ultrafiltrazione, e l’osservazione diretta delle particelle virali al microscopio elettronico sono alla base della virologia classica e della dimostrazione dell’origine virale di numerose malattie.

Visti al microscopio elettronico, tutti i virus sono uno diverso dall’altro. Le loro differenti famiglie (vaiolo, herpes, influenza, polio, etc…) hanno tutte morfologie proprie e specifiche. La classificazione delle differenti famiglie di virus è infatti basata principalmente sulla morfologia delle particelle virali. Per contro, in una stessa famiglia di virus, le particelle virali hanno
dimensioni e morfologia stabile e che quindi non lascia spazio ad alcun dubbio né ad alcuna confusione. Al microscopio elettronico è impossibile confondere un virus dell’herpes con quello del vaiolo, ad esempio.
I retrovirus sono stati isolati, purificati e fotografati al microscopio elettronico con estrema facilità fina dagli anni 60. Com’è possibile, dunque, che tali prove non esistano per quanto concerne il presunto Hiv?

LA SCOPERTA DEL VIRUS

E’ un’équipe dell’Istituto Pasteur diretta da Luc Montagnier la prima ad aver annunciato la scoperta di un’attività virale, nel 1983, a partire da prelievi effettuati su un malato di Aids.
L’anno successivo, l’équipe di Robert Gallo negli USA fece un annuncio simile. Si scoprirà in seguito che Gallo aveva utilizzato un campione di colture cellulari ricevute da Luc Montagnier mesi prima. Stranamente la stessa cosa è successa a Robin Weiss, il grande specialista dell’Aids britannico, che fu obbligato ad ammettere che anche lui aveva usato un campione delle colture cellulari di Montagnier. Possiamo quindi constatare che da una parte all’altra dell’Oceano, le tre équipe più specializzate sul tema, dopo più di due anni di ricerca, non sono riuscite ad annunciare nient’altro che una vaga supposizione a partire da colture cellulari derivanti da uno stesso paziente.
Attenendosi ai dati oggettivi, nessuna di queste équipe ha mai annunciato di aver isolato un nuovo virus causa dell’Aids. Non esiste in tutta la letteratura mondiale un solo articolo che concluda che un tale retrovirus sia stato isolato e che questo sia la causa dell’Aids.

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A PROPOSITO DI DOCUMENTAZIONE


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LA TRANSCRIPTASI INVERSA


Nel 1970, Howard-Martin Temin e David Baltimore annunciarono (contemporaneamente e indipendentemente) la scoperta di un nuovo enzima: la transcriptasi inversa. Gli verrà assegnato il premio Nobel per la medicina nel 1975 per questa scoperta


Che cos’ha questo nuovo enzima di rivoluzionario? Bisogna ricordare che il nucleo delle cellule contiene un messaggio genetico dell’individuo, un doppio filamento chiamato DNA (acido desossiribonucleico). Per poter fabbricare un tipo particolare di proteina, il DNA fa una copia di una delle sue numerose sequenze tramite un enzima: la transcriptasi. Questa copia, destinata ad effettuare la trasmissione del messaggio, è chimicamente differente. E’ infatti composta di RNA (acido ribonucleico), una variante del DNA.


Il dogma scientifico iniziale riteneva che fosse possibile solo la trascrizione da DNA in RNA grazie all’azione della transcriptasi inversa. Ma tuttavia la transcriptasi inversa si rivelò capace di sintetizzare DNA a partire da un modello di RNA e questo capovolse l’ipotesi a senso unico imposta fino ad allora.
L’enzima che rendeva questo fenomeno possibile venne quindi chiamato “transcriptasi inversa”.


Senza aspettare i risultati di numerosi esperimenti di controllo che questa scoperta rivoluzionaria implicava, si iniziò a descrivere l’attività di questo enzima in alcuni campioni ipoteticamente purificati di virus associati a certi tipi di leucemia e cancro nei topi e nei polli.
Questa tipologia di virus venne ribattezzata con il nome di “retrovirus”.
Il problema principale è che Temin e Baltimore non verificarono mai la purezza dei campioni virali nei quali avevano identificato l’attività enzimatica in questione. Tuttavia, poco tempo dopo la loro pubblicazione del 1970, divenne evidente come la transcriptasi inversa fosse un fenomeno estremamente diffuso in biologia. Dal 1971 apparve chiaro che la transcriptasi inversa era comune a moltissime cellule animali e anche ai batteri.


Di conseguenza, si sarebbe reso necessario, prima di considerare tale enzima come un “marker retrovirale”, ripetere gli esperimenti di Temin e Baltimore al fine verificare il grado di purificazione nei campioni, al fine di escludere la presenza di detriti cellulari che potevano da soli spiegare la presenza di un’attività di transcriptasi inversa.
Questi controlli non sono mai stati effettuati e l’enzima è considerato da più di trent’anni come il marker principale dei retrovirus.


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LA BANDA 1.16

Due metodi sono utilizzati con successo per purificare i virus, ovvero per isolarli dal resto della preparazione. Uno è basato sull’ultrafiltrazione, l’altro sull’ultracentrifugazione.
Il primo metodo consiste nel filtrare una preparazione in filtri di porosità estremamente fine, bloccando così le particelle al di sopra di una certa dimensione.
Il secondo metodo utilizza la centrifugazione a grande velocità che permette la sedimentazione del preparato in diversi gradienti che dipendono dalla densità degli elementi che li compongono.
Così come la densità dell’acqua pura è di un grammo per millilitro (o di un kilogrammo per litro), la banda di densità di sedimentazione in una soluzione di saccarosio dei retrovirus è di 1.16 grammi per millilitro.
Il problema di questo metodo dei gradienti di densità, ampiamente utilizzato nei laboratori di ricerca, è che i retrovirus non sono i soli ad occupare questa banda di 1,16g/ml. I detriti cellulari, come quelli che vengono chiamati “microvescicole”, sedimentano allo stesso livello nello stesso gradiente.


Identificare del materiale in questo gradiente non è dunque assolutamente sufficiente per proclamare l’isolamento di un retrovirus. La necessità di controllare l’assenza di detriti cellulari tramite il microscopio elettronico è dunque una necessità assoluta, cosa che venne chiaramente sottolineata nel 1973 proprio all’Istituto Pasteur in occasione di una importante conferenza che si occupò esclusivamente dei metodi di purificazione dei retrovirus.


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L’ISOLAMENTO DEL VIRUS


Nell’articolo storico pubblicato nel 1983 da Françoise Barré-Sinoussi, Jean-Cluade Chermann, Luc Montagnier e i loro collaboratori (“Isolation of a T-lymphotropic retrovirus from a patient at risk for acquired immune deficiency syndrome [AIDS]”- Science, volume 220 del 20 maggio 1983, pagg. 868-871), in cui venne annunciato l’isolamento di un retrovirus, l’identificazione dell’attività enzimatica della transcriptasi inversa in una frazione che sedimentava a 1,16g/ml fu proprio la chiave di dimostrazione della presenza di un retrovirus. Ma ormai è ben noto che la transcriptasi inversa non è un marker specifico dei retrovirus così come è ben noto da molto tempo che le frazioni di 1,16g/ml contengono un’abbondanza di detriti cellulari che spiega da sola la presenza di tale attività enzimatica. In questo articolo storico è anche presente un’immagine eseguita con il microscopio elettronico che mostra dei retrovirus sulla superficie di un linfocita. L’immagine è stata interpretata come la prova dell’infezione delle cellule della coltura estratta originariamente da un paziente.


Ma ciò che questo articolo omette di considerare è che le colture sono state mescolate con dei linfociti provenienti da sangue di cordone ombelicale e che la placenta umana è nota da anni per essere un tessuto incredibilmente ricco di retrovirus endogeni (prodotti dalle cellule).
In breve, l’articolo considerato dal mondo intero come la referenza scientifica di base sull’isolamento dell’Hiv, ha le sue fondamenta su tre errori metodologici:

1. Non aver verificato la presenza di detriti cellulari nei campioni analizzati.
2. Avere ignorato l’attività enzimatica di questi stessi detriti cellulari.
3. Aver ignorato la presenza di retrovirus endogeni nelle cellule di origine placentare che erano state aggiunte alle colture.

Questo studio può quindi essere considerato come la dimostrazione della presenza di un retrovirus di verosimile natura endogena nella colture cellulari utilizzate, ma non può essere presentato come la prova dell’isolamento di un retrovirus proveniente da un paziente affetto da Aids.


Soltanto quindici anni più tardi (1997) vennero effettuati degli esperimenti di controllo in due laboratori, uno negli USA e l’altro in Francia. Questi due laboratori hanno pubblicato in maniera congiunta, sulla rivista Virology, i risultati dei loro studi al microscopio elettronico dei gradienti ottenuti da colture cellulari che si ritenevano produttive di Hiv.


In entrambi i casi, gli autori hanno osservato una abbondanza di detriti cellulari senza alcuna evidenza accettabile di particelle retrovirali. Il virus purificato semplicemente non è stato rilevato.
Quasi nello stesso momento, Luc Montagnier venne intervistato dal giornalista Djamel Tahi e finì con l’ammettere che in effetti il presunto Hiv non venne mai purificato nel suo laboratorio.
E’ interessante notare che l’articolo dell’Istituto Pasteur del 1973 che abbiamo citato in precedenza affermava chiaramente che una attività di transcriptasi inversa era presente nei detriti cellulari. Per quanto ciò possa sembrare incredibile, è proprio all’Istituto Pasteur che, dieci anni più tardi, nel 1983, il ruolo dei detriti cellulari sia stato ignorato, mettendo la ricerca sull’Aids su una strada errata che continua da trent’anni.


   LE FOTO DEL VIRUS


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Sulle riviste di tutto il mondo sono apparse immagini grandiose e variopinte del presunto Hiv, immagini totalmente artificiali e ritoccate al computer.
A livello psicosociale, esibire tali immagini al mondo intero, sia agli scienziati che alla gente comune, equivale ad inviare un messaggio apparentemente limpido e chiaro: l’Hiv è stato effettivamente isolato poiché è possibile vederlo al microscopio elettronico. E questa è una enorme menzogna.


Tutte queste immagini provengono da colture cellulari. Non una sola di esse proviene direttamente da un malato di Aids, nemmeno da quelli ai quali si attribuisce l’assurda etichetta di avere una “carica virale” elevata.


Tutto porta a credere che nell’articolo di Montagnier del 1983 i retrovirus endogeni del linfocita proveniente dal sangue del cordone ombelicale siano stati attivati dalle condizioni particolari della coltura. Tutte queste colture sono state iperstimolate con sostanze mitogene e stimolanti come la fitoemagglutinina (PHA), il fattore di crescita dei linfociti (TCGF), INTERLEUCHINA 2 e inoltre i corticosteroidi. Ora, tutte queste sostanze sono conosciute come attivanti dell’espressione di retrovirus endogeni presenti in ognuno di noi.



UN PROTOCOLLO NON RISPETTATO


Per poter arrogarsi il diritto di aver dimostrato l’esistenza di un retrovirus specifico bisogna assolutamente rispettare quanto segue:
1. A partire da un prelievo effettuato da un paziente, bisogna ottenere un campione purificato, ovvero ripulito da tutti gli elementi non-retrovirali. Questo campione non deve contenere quindi altro che retrovirus.


2. Analizzare il campione al fine di dimostrare da un lato la presenza di RNA (e non di DNA) e dall’altro la presenza di proteine di origine retrovirale.
3. Il campione va quindi messo in coltura per verificare il fatto che i retrovirus che esso contiene penetrino nelle cellule della coltura (ovvero che avvenga l’infezione).
4. Mettere in evidenza che le cellule infettate inizino a loro volta a produrre altri retrovirus.
5. Verificare che questi nuovi retrovirus così prodotti possiedano le stesse identiche caratteristiche (RNA e proteine) del campione di partenza.
Bene, in tutti gli articoli e le ricerche pubblicate in trent’anni, non esiste una sola équipe di ricerca che abbia lavorato su un campione purificato, il che significa che la prima e indispensabile regola del protocollo non è mai stata rispettata.


L’AIDS NON E’ UNA MALATTIA SESSUALMENTE TRASMISSIBILE – EVIDENZE SCIENTIFICHE –


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Tutte le malattie veneree (sifilide, blenoraggia, herpes genitale o anale, etc…), essendo sessualmente trasmissibili, provocano un’infezione i cui sintomi sono visibili e evidenti nel giro di qualche giorno, e ciò accade senza distinzione tra gli individui.
Per contro, il presunto retrovirus Hiv provocherebbe una reazione immunitaria (“sieroconversione”) dopo diverse settimane o mesi e colpirebbe di preferenza certe categorie di individui secondo una schema variabile anche in base alla geografia. In un’infezione classica, è possibile inoltre mettere in evidenza l’agente patogeno specifico mentre nel caso dell’Hiv, come ormai è noto, il virus è invisibile se non si ricorre ai presunti markers molecolari, totalmente inattendibili.


L’AIDS NEGLI OMOSESSUALI


I primi cinque casi di Aids vennero osservati e descritti a Los Angeles nel 1981. L’autore del primo report su questi cinque casi iniziali, Michael Gottlieb, aveva indicato chiaramente che questi cinque pazienti erano tutti omosessuali e facevano tutti uso di nitriti inalanti  (“poppers”).


Inoltre, Gottlieb sottolineò che questi cinque uomini non si erano mai incontrati e quindi la possibilità di un contagio era impossibile. Cosa ha potuto quindi far pensare a Gottlieb di trovarsi davanti ad una nuova malattia infettiva? Non esiste giustificazione logica per tale forzatura deduttiva, e la domanda rimane quindi senza risposta.


Come spiegare quindi il fatto che il dr. Gottlieb non abbia ragionato nello stesso modo e non abbia immediatamente compreso che i suoi cinque pazienti erano tutti stati esposti alle stesse droghe tossiche e di conseguenza avevano sviluppato la stessa malattia?
Un altro aspetto avrebbe inoltre dovuto far dubitare fin dall’inizio dell’ipotesi contagiosa dell’Aids: il fatto che il 95% dei casi totali di Aids riportati nei primi anni era composto da individui di sesso maschile. Nessuna domanda su questa anomalia? Avete mai visto un’epidemia influenzale colpire principalmente soggetti di sesso maschile, omosessuali e nella stessa fascia di età?


Ma queste domande nessuno se le pose, e l’ipotesi della contagiosità dell’Aids continuò a prendere piede e andava salvata a tutti i costi, anche al punto di sorvolare sul fatto che il presunto Hiv sembrava infettare solo i maschi.
La ricerca sull’Hiv divenne all’istante un business enorme in USA. Ma poiché i malati erano solo maschi omosessuali, il numero dei casi non apparve sufficiente per giustificare i finanziamenti monumentali che erano stati subito messi a disposizione degli scienziati. Come ha fatto giustamente notare la giornalista Celia Farber in un articolo del 1992, divenne urgente far terrorizzare e ingannare quanta più gente possibile (ovvero al mondo intero). Da qui nacque l’idea dell’Aids eterosessuale….


 

L’AIDS NEGLI ETEROSESSUALI


Durante l’estate del 1987 iniziò una colossale campagna di intossicazione psicologica mediatica volta a creare il panico nella popolazione eterosessuale. “Nobody is safe from Aids” era il messaggio inviato al mondo dalle autorità sanitarie statunitensi, messaggio diffuso con rara servilità da parte dei mass-media di tutto il pianeta.


Questo creo un vero assalto ai centri diagnostici per l’Hiv. I test positivi come è facile comprendere vista la loro totale inaffidabilità, cominciarono ad essere migliaia anche in persone con uno stile di vita assolutamente normale.
“Ve lo avevamo detto!”, rispondevano fiere e con superbia le autorità di sanità pubblica che avevano annunciato questo flagello capace di colpire tutto il il mondo.
Ma come aveva potuto il virus “migrare” dai gruppi a rischio e diffondersi alla popolazione generale? Semplice: per colpa degli uomini bisessuali.
Il solo modo per salvarsi da questa epidemia era l’astinenza sessuale, al massimo, l’uso del preservativo (con altre mille precauzioni).


Fino ad allora si era affermato che l’Hiv si poteva trasmettere tramite il sangue. Non venivano indicati pericoli per quanto riguarda lo sperma, la saliva, le secrezioni vaginali e il sudore.
Ma la fobia dell’infezione fu tale che la gente iniziava a guardarsi con sospetto. Tutte le persone con un test positivo diventarono degli intoccabili, esclusi dalla vita sociale, rifiutati ovunque, spesso anche dalla propria famiglia. Addirittura alcuni bambini non vennero ammessi a scuola.


Addirittura qualcuno arrivò a dire che l’Aids era una punizione divina per i peccatori. A tanto arrivò la psicosi sociale, con tratti chiaramente deliranti che rimandano ad una epidemia di follia collettiva.
Per dimostrare la non contagiosità dell’Aids, analizzeremo ora tutti i differenti vettori di contagio ipoteticamente responsabili della trasmissione della malattia.


LA TRASMISSIONE TRAMITE SPERMA

 


Se ci si attiene alla ricerca ortodossa, la dimostrazione della trasmissibilità dell’Aids tramite il liquido seminale e tutt’altro che solida. Nel 1991, uno studio pubblicato sulla rivista medica Fertility and Sterility ha dimostrato che su 28 soggetti maschi sieropositivi, solo quattro avevano traccia dell’Hiv nel loro sperma (in realtà, traccia dell’attività enzimatica non specifica attribuita ad un retrovirus). In uno studio precedente, la proporzione era di uno soggetto su dodici. Tutti gli studi effettuati non hanno mai dimostrato più di un 28-30% di campioni di sperma “contaminati” e
bisogna anche sottolineare che gli autori hanno rilevato la presenza di un virus su milioni spermatozoi.
Gli specialisti ortodossi stessi sono concordi nell’affermare che una tale quantità non è sufficiente per il contagio. Ma tuttavia si continua a far credere che lo sperma sia un vettore di contagio.


L’AIDS NEI CARCERATI E NELLE PROSTITUTE


Si è fatto credere che l’Aids fosse particolarmente diffusa nelle carceri a causa della promiscuità sessuale diffusa in questi luoghi a causa dell’assenza di sesso femminile. Ma anche in questo caso i casi di sieropositività si rilevano praticamente solo nei carcerati tossicodipendenti. Analizzando la letteratura si scopre che il tasso di sieropositività nelle carceri del sud Africa è del 2,3% ed è logico aspettarsi quindi che tale tasso sia nettamente inferiore nella popolazione generale. E, invece, le stime “ufficiali” fornite dalle organizzazioni mondiali di salute pubblica comunicano un tasso di sieropositività pari al 20% in tutta la popolazione sud-africana….


Le prostitute vennero considerate fin dall’inizio il gruppo più a rischio di esposizione alle malattie veneree e vennero da subito considerate un grave problema per la sanità pubblica. Ma, stranamente, l’Aids è praticamente introvabile in questo gruppo “a rischio”, e le prostitute sieropositive sono esclusivamente quelle che sono anche tossicodipendenti. L’Aids non ha nessuna caratteristica tipica delle malattie sessualmente trasmissibili reali che si contraggono rapidamente (in qualche giorno), senza distinzione di razza o di sesso maschile o femminile, e con una enorme presenza del microbo rilevabile con facilità nel soggetto infetto.
Gli ortodossi si guardano bene dal commentare queste evidenze e continuano a diffondere l’idea secondo la quale l’Aids si trasmetta per via eterosessuale, soprattutto a causa dei rapporti sessuali con le prostitute.


Anche in questo caso, gli studi scientifici condotti fin dall’inizio della presunta epidemia di Aids dimostrano esattamente il contrario. Uno studio condotto in New Jersey (uno degli Stati in cui si fa maggior uso di droghe) su 62 prostitute diagnosticate sieropositive ha dimostrato che 47 di esse (il 76%) erano tossicomani endovenose. Sulle restanti 15, gli autori hanno ipotizzato che queste avessero mentito riguardo all’uso di droghe e che alcune di esse avessero mostrato di recente altre infezioni sessualmente trasmissibili (causa di falsi positivi).


Un altro studio realizzato in Nevada su 535 prostitute che lavoravano nelle case chiuse non ha rilevato un solo caso di sieropositività. Per contro, nelle prigioni del Nevada venne riscontrato un tasso di sieropositività nelle prostitute detenute pari al 6%. Tutte loro erano tossicomani.
Altri studi simili sono stati condotti a Parigi: su 56 prostitute testate, nemmeno un caso di sieropositività; a Londra: nemmeno un caso di sieropositività su 50 prostitute testate in una clinica specializzata in malattie veneree; a Nuremberg: nessun caso di sieropositività sulle 339 prostitute testate; in Italia: solo le prostitute tossicomani si sono rivelate sieropositive.


LA TRASMISSIONE MADRE-FIGLIO


La scienza ortodossa afferma che il contagio madre-figlio avvenga in 3 modi: durante la vita fetale, durante il parto e tramite allattamento.
Bisogna sapere che gli anticorpi del neonato sono gli stessi della madre. Il bambino inizierà a produrre suoi anticorpi nel giro di qualche mese. E’ dunque logico che dei test anticorpali che siano risultati postivi nella madre possano produrre un risultato identico nel bambino. In assenza di alcun trattamento, il bambino ritorna naturalmente sieronegativo nella maggior parte dei casi.
Sebbene questo sia ben noto alla comunità scientifica, si continua a consigliare, o meglio ad imporre, il trattamento con antiretrovirali a dei neonati, con risultati devastanti su un bambino in fase di sviluppo.
Tutto ciò indica chiaramente che l’Aids, la cui realtà clinica rimane comunque indiscutibile, non ha alcuna caratteristica tipica delle malattie sessualmente trasmissibili e nessuna prova scientifica è mai stata fornita a sostegno di questa assurda tesi.


UNA “MARCIA INDIETRO”?


Il 4 gennaio 2010 il governo statunitense ha preso una decisione alquanto bizzarra, e ancora più bizzaro è il fatto che nessun telegiornale o rivista ne abbia fatto cenno (questa volta Sharon Stone, Bono, Elton John etc.. non erano disponibili?): l‘Hiv è stato rimosso dalle malattie sessualmente trasmissibili di interesse per la salute pubblica perchè, come ha sottoscritto Hillary Clinton “non rappresenta un rischio significativo”.
Ecco un estratto dal documento originale del CDC (Center for Deseases Control):
“HHS/CDC is removing HIV infection from the definition of communicable disease of public health significance contained in 42 CFR 34.2(b) and scope of examination, 42 CFR 34.3 because HIV infection does not represent a communicable disease that is a significant threat to the general U.S. population”.


(per chi volesse consultare il sito del CDC questo è il link:


http://www.cdc.gov/immigrantrefugeehealth/laws-regs/hiv-ban-removal/final-rule-technical-qa.html )


La più grave minaccia nella storia dell’umanità è inspiegabilmente diventata nel silenzio dei mass-media una “malattia” meno preoccupante della gonorrea, che è invece rimasta nell’elenco delle malattie sessualmente trasmissibili di interesse pubblico.
Ancora una volta, appare evidente come la psicologia del terrore (tra l’altro di bassa caratura agli occhi di uno specialista del settore) utilizzata dalle fonti governative si basi sulla iper-diffusione di notizie false al fine creare sentimenti di panico nel mondo e sul silenzio più totale riguardo alla verità scientifica e oggettiva che viene sottoscritta dopo decenni dalle stesse menti che hanno inventato questa squallida menzogna. La più grave nella storia della scienza


 

 

 

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